Covid-19. Chi pagherà le spese della crisi sanitaria, sociale ed economica causate dalla pandemia?
20.3336 · Interpellanza · 2020-05-06
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Le conseguenze sanitarie e sociali della pandemia di COVID-19 non sono uguali per tutti. Riguardano soprattutto il mondo del lavoro, in particolare i settori più precari e tutti coloro che sono in prima linea, perlopiù donne. Pertanto, le misure messe in atto per combattere gli effetti sociali di questa crisi devono essere finanziate in modo solidale. È essenziale evitare un finanziamento basato sull'imposizione dei redditi da lavoro, in modo tale da risparmiare l'ampia fascia della popolazione già colpita dalla crisi e mantenere i relativi redditi.
Un aumento del tasso d'indebitamento della Svizzera non dovrebbe essere considerato un vantaggio, in un contesto in cui tutti i partner del nostro Paese, infinitamente più indebitati di noi, sono costretti ad aumentare massicciamente il loro debito pubblico, esercitando una pressione insostenibile sull'aumento del franco svizzero? Attualmente l'euro vale già solo 1.05 franchi e il dollaro americano 97 centesimi.
- L'ipotesi di prelevare un'imposta di solidarietà sui patrimoni e sulle successioni superiori a 2 milioni non sarebbe auspicabile?
-L'ipotesi di ridurre in modo significativo l'acquisto di materiale militare non è fondamentale?
- Infine, l'ipotesi di destinare una parte degli utili della BNS alla copertura di questo deficit è plausibile?
Stellungnahme des Bundesrates
Le uscite straordinarie finora decise dal Consiglio federale per arginare gli effetti della pandemia di coronavirus ammontano a circa 31 miliardi di franchi. Gli importi più consistenti riguardano il conferimento speciale a favore dell'assicurazione contro la disoccupazione (AD) per finanziare l'indennità per il lavoro ridotto (20,2 mia.) e l'indennità di perdita di guadagno causata dalla pandemia di COVID-19 (5,3 mia.) per le persone direttamente e indirettamente interessate. Beneficiano di questo conferimento i lavoratori dipendenti e indipendenti toccati dalla crisi. Con queste misure la Confederazione contribuisce in maniera sostanziale a garantire i redditi. Attualmente si constata però che non tutti i settori sfruttano pienamente le uscite approvate dal Parlamento. Si stanno delineando residui di credito in particolare nell'ambito delle indennità per lavoro ridotto e dell'indennità di perdita di guadagno in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus.
Entro la fine del 2020 le uscite straordinarie porteranno a un deficit elevato e a un aumento del debito. Di conseguenza anche il conto di ammortamento presenterà un consistente disavanzo che, conformemente alla vigente norma complementare al freno all'indebitamento (art. 17b LFD; RS 611.0), dovrebbe essere compensato entro sei anni. In casi particolari, il Parlamento può però prolungare i termini per l'ammortamento.
Una compensazione troppo affrettata del nuovo debito creerebbe un'eccessiva pressione al risparmio e metterebbe quindi a repentaglio la ripresa congiunturale. Per questo motivo, entro fine anno il Consiglio federale deciderà come intende compensare il debito dovuto al coronavirus basandosi su una visione d'insieme politico-finanziaria. A tal fine sarà necessario modificare la LFC, lasciando però invariato l'obiettivo principale del freno all'indebitamento.
Un tasso d'indebitamento della Confederazione più elevato non avrebbe un impatto significativo sui corsi di cambio. Infatti, a lungo termine questi sono influenzati maggiormente dalle differenze in ambito di competitività e politica monetaria a livello internazionale, ovvero dai diversi tassi di rincaro.
In merito alle tre domande poste dall'autrice dell'interpellanza, il Consiglio federale afferma quanto segue:
- a differenza dei Cantoni, la Confederazione non ha la facoltà di riscuotere un'imposta sulle successioni;
- il Consiglio federale si attiene ai decreti finanziari pluriennali decisi per la legislatura in corso. Si tratta di importi massimi che non devono imperativamente essere raggiunti;
- la convenzione tra il Dipartimento federale delle finanze (DFF) e la Banca nazionale svizzera (BNS) disciplina la ripartizione dell'utile della BNS tra Confederazione e Cantoni per garantirne una distribuzione possibilmente costante nonostante la volatilità degli utili e delle perdite della BNS. La relativa convenzione supplementare del 28 febbraio 2020 prevede per gli esercizi 2020 e 2021 la possibilità di un aumento della distribuzione dell'utile della BNS, ottenendo un importo complessivo di 4 miliardi.
Risposta del Consiglio federale.