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Seguire l'esempio austriaco e non accogliere migranti da Moria, malgrado le pressioni strumentali della solita parte politica

20.4110 · Interpellanza · 2020-09-24

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

L'incendio al centro di raccolta migranti di Moria sull'isola di Lesbo, appiccato dai migranti stessi che non volevano stare in quarantena a causa del coronavirus, ha suscitato la scontata ondata di richieste, da parte di una certa parte politica - quella che ha evidenti interessi nell'alimentare ad oltranza l'industria dell'asilo - di accogliere in Svizzera un numero "il più elevato possibile" di asilanti provenienti dall'isola greca.

Pretese in questo senso sono state avanzate sia a livello federale che cantonale che comunale (malgrado la competenza sia evidentemente federale) tramite svariati atti parlamentari fotocopia.

Il governo austriaco dal canto suo ha già annunciato che non intende accogliere migranti in arrivo da Moria: farlo equivarrebbe infatti a premiare l'immigrazione illegale - e quindi i passatori - e ad incoraggiare la distruzione di centri di raccolta ad opera di richiedenti l'asilo per farsi trasferire nell'Europa continentale. Ed infatti, dopo quanto accaduto a Moria, sull'isola di Samos sono già scoppiati incendi "sospetti".

Chiedo al Consiglio federale:

1. Il Consiglio federale ritiene che l'immigrazione clandestina e l'incendio di centri di raccolta posti al di fuori dall'Europa continentale da parte dei migranti stessi al fine di ottenere trasferimenti "verso ovest" vadano incoraggiati?

2. Allo scopo di non incoraggiare l'immigrazione illegale e di non favorire i passatori e nemmeno la distruzione dolosa di centri di raccolta, il Consiglio federale ha intenzione di non accogliere migranti in arrivo da Moria, seguendo l'esempio dell'Austria?

3. Non ritiene il Consiglio federale che l'accoglienza di migranti in arrivo dalle isole greche a seguito degli incendi dolosi appiccati ai centri di raccolta farebbe passare messaggi sbagliati e pericolosi, incoraggiando gli asilanti a mettersi in pericolo per raggiungere clandestinamente l'Europa occidentale, ciò che rischierebbe di ricreare la situazione disastrosa del "caos asilo" del 2015?

Stellungnahme des Bundesrates

La Svizzera ha reagito all'incendio divampato sull'isola di Lesbo nella notte dell'8 settembre 2020 fornendo immediatamente aiuto. Per diverse settimane l'aiuto umanitario della Confederazione ha concentrato il suo operato sull'alloggio, l'approvvigionamento, la salute e la protezione degli oltre 12 000 richiedenti l'asilo toccati. La Svizzera ha inviato a Lesbo diversi specialisti del Corpo svizzero di aiuto umanitario e materiale di soccorso. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha stanziato fino a un milione di franchi per l'aiuto umanitario al fine di rispondere alle necessità più urgenti.

L'ammissione eccezionale in Svizzera di richiedenti l'asilo e rifugiati che si trovano in Europa entra in linea di conto sostanzialmente in due situazioni: in caso di emergenza umanitaria acuta e nel quadro di un programma coordinato a livello europeo per sgravare uno Stato Dublino particolarmente sollecitato.

Dopo l'incendio, oltre 400 minorenni non accompagnati si sono trovati in una situazione umanitaria particolarmente precaria. La presidenza tedesca del Consiglio dell'UE ha avviato il coordinamento dei lavori per l'evacuazione immediata e l'accoglienza di questi minorenni. La Germania ha chiesto alla Svizzera di partecipare all'evacuazione. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha accettato di unirsi ai 15 Paesi UE partecipanti e di accogliere 20 minorenni non accompagnati.

Il DFGP prosegue inoltre il programma di ammissione di minorenni non accompagnati con legami famigliari in Svizzera avviato a inizio anno. Nel quadro di queste ammissioni la Svizzera ha finora accolto 53 bambini e adolescenti. Il programma viene portato avanti senza un tetto massimo.

Se dovesse inoltre essere messo in atto un ulteriore programma europeo di ricollocazione per sostenere la Grecia, il DFGP è disposto a esaminare una partecipazione della Svizzera. Azioni di questo tipo dovrebbero tuttavia iscriversi in una soluzione globale duratura. Soluzioni ad hoc non sono appropriate. Occorre continuare a concentrarsi su una soluzione a lungo termine per sgravare le frontiere esterne di Schengen nel quadro di una riforma durevole del sistema Dublino. La partecipazione svizzera a una ripartizione generalizzata dei migranti da Lesbo non è pertanto in discussione e non è nemmeno chiesta dalla Grecia.

Da vari anni la Svizzera sostiene la Grecia anche sul piano bilaterale. Questo sostegno mira in particolare a potenziare le strutture d'asilo e d'accoglienza e a migliorare la gestione in loco della migrazione. Dal 2015 il nostro Paese ha sostenuto con circa 8,5 milioni di franchi progetti che tra l'altro vertono sulla tutela dei minorenni non accompagnati e intende potenziare ulteriormente questo impegno. Il Parlamento ha già approvato questo modo di procedere accogliendo la mozione 20.3143 della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale "Accogliere profughi dalla Grecia e riformare l'Accordo di Dublino".

Risposta del Consiglio federale.