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21.3548 · Interpellanza · 2021-05-05

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Nel Regno del Marocco molti giornalisti e altri leader d'opinione vengono imprigionati arbitrariamente, sulla base di accuse infondate e senza che venga rispettato il loro diritto a un processo equo. Ufficialmente non ci sono prigionieri politici o per reati di opinione in Marocco: il codice della stampa riformato nel 2016 stabilisce che i giornalisti non possono essere detenuti per le loro attività professionali. Eppure l'ultimo rapporto annuale di Reporter senza frontiere (RSF) mostra che la libertà d'espressione e di stampa in Marocco è ulteriormente peggiorata (il Paese ha perso tre posizioni e si colloca ora al 136° posto su 180). Più specificamente, a seguito delle indagini e dei rapporti del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, di Amnesty International, di Human Rights Watch, di Reporter senza frontiere e di molte altre fonti credibili, sono stati espressi forti sospetti di strumentalizzazione della giustizia e di manipolazione politica. In altre parole, i processi di diritto comune sono spesso una copertura per processi politici.

1. Tenuto conto delle molteplici relazioni che intercorrono tra la Svizzera e il Marocco e del fatto che le relazioni internazionali del nostro Paese sono improntate alla promozione dei diritti umani, la Confederazione non dovrebbe usare la propria influenza per spingere le autorità marocchine a mostrare maggiore rispetto per le libertà civili e osservare il diritto a un giusto processo?

2. La Confederazione non dovrebbe, in nome del diritto umanitario (o del dovere di assistenza), usare la propria influenza per salvare la vita dei prigionieri che praticano lo sciopero della fame?

Begründung

Tra i casi documentati si possono ricordare in particolare quelli di due giornalisti. L'editorialista Soulaimane Raissouni, vincitore del Grand Prix per il giornalismo investigativo nel 2012, si è distinto per una linea editoriale critica nei confronti delle autorità marocchine. Dal 22 maggio 2020 è in detenzione preventiva con accuse molto discutibili ("oltraggio al pudore con atti violenti e sequestro di un uomo nel 2018") e secondo procedure altrettanto discutibili. Il giornalista investigativo Omar Radi è noto per le sue indagini sull'accaparramento di terre destinate a un uso collettivo, la corruzione di alti funzionari, il controllo poliziesco e le violazioni dei diritti umani. Anche Radi si trova in detenzione preventiva dal 29 luglio 2020, con dubbie accuse di indecenza, spionaggio e crimini contro la sicurezza dello Stato. In entrambi i casi i processi vengono sistematicamente rinviati e agli avvocati è negato l'accesso agli atti. L'8 o il 9 aprile 2021 i due giornalisti hanno cominciato uno sciopero della fame per chiedere, in nome della presunzione di innocenza, di essere rimessi in libertà in attesa del processo. La loro è anche una protesta contro le condizioni di detenzione a cui sono arbitrariamente sottoposti (isolamento, consegna solo parziale della posta e dei pacchi, mancanza di contatti regolari con i familiari ecc.). Omar Radi, che soffre tra l'altro del morbo di Crohn, ha perso 20 chili. Il 1° maggio, dopo 22 giorni, ha interrotto lo sciopero della fame quando un'emorragia interna ha fatto temere per la sua vita. Da parte sua, Soulaimane Raissouni continua a rifiutare il cibo e il suo stato di salute è molto preoccupante a causa delle varie malattie croniche di cui soffre. Ha perso 25 chili.

Degno di nota è anche il caso del cittadino marocchino-americano Chafik Omerani che ha iniziato uno sciopero della fame non appena è stato arrestato, al suo arrivo in Marocco, il 6 febbraio 2021. Anche lui è stato accusato, e condannato, per un delitto di opinione (critica del regime marocchino e del re tramite alcuni video su Internet).

In queste condizioni drammatiche, il ruolo che la Svizzera può svolgere nella difesa e nella promozione dei diritti umani è essenziale.

Stellungnahme des Bundesrates

Conformemente alla Strategia di politica estera 2020-2023, la Svizzera si impegna a promuovere la libertà di espressione e a tutelare i giornalisti. Sul piano multilaterale, la Svizzera sostiene le risoluzioni delle Nazioni Unite per la tutela dei giornalisti.

1. Conformemente alla Strategia MENA 2021-2024, il Consiglio federale segue la situazione dei diritti umani in Marocco e in altri Paesi della regione. Il DFAE è a conoscenza dei procedimenti giudiziari contro i giornalisti marocchini menzionati e segue con attenzione la loro situazione e i processi a loro carico. La Svizzera e il Marocco affrontano le questioni relative ai diritti umani, compresi i casi specifici, nell'ambito di un dialogo aperto e regolare. Nel mese di maggio l'Ambasciata di Svizzera in Marocco ha discusso la questione con le autorità marocchine, ricordando in particolare l'importanza della libertà di stampa.

2. In questo contesto ha anche ricordato le condizioni di salute dei due giornalisti, Omar Radi e Soulaimane Raissouni, a seguito del loro sciopero della fame. Il DFAE continuerà a monitorare la situazione dei diritti umani in Marocco, compresi i casi dei giornalisti vittime di procedimenti giudiziari, e a discutere di queste problematiche con le autorità marocchine sia a Berna che a Rabat.

Risposta del Consiglio federale.