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21.513 · Iniziativa parlamentare · 2021-12-13

Dipartimento di giustizia e polizia

Assegnato alla commissione competente

Wortlaut

L'articolo 261bis del Codice penale svizzero è modificato come segue:

Discriminazione e incitamento all'odio

Chiunque incita pubblicamente all'odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione, per il loro orientamento sessuale o per il loro sesso,

chiunque propaga pubblicamente un'ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente tale persona o gruppo di persone,

chiunque, nel medesimo intento, organizza o incoraggia azioni di propaganda o vi partecipa,

chiunque, pubblicamente, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione, per il loro orientamento sessuale o per il loro sesso o, per le medesime ragioni, disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l'umanità,

chiunque rifiuta ad una persona o a un gruppo di persone, per la loro razza, etnia, religione, per il loro orientamento sessuale o per il loro sesso, un servizio da lui offerto e destinato al pubblico,

è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

Begründung

Nel corso del dibattito sull'estensione dell'articolo 261bis CP, scaturito dall'iniziativa parlamentare Reynard 13.407, era stato esaminato se dovessero essere inclusi anche la discriminazione e l'incitamento all'odio a causa del sesso, oltre all'orientamento sessuale. Alla fine il Parlamento vi ha rinunciato. La violenza e l'odio contro le donne sono purtroppo molto diffusi: includere il "sesso" nell'articolo 261bis CP costituirebbe un chiaro segnale che gli incitamenti alla violenza e all'odio sulla base del sesso sono altrettanto intollerabili degli appelli alla violenza per motivi razzisti, antisemiti o omofobi. L'inclusione del "sesso" è inoltre in sintonia con l'articolo 8 della Costituzione federale, il quale sancisce chiaramente che nessuno può essere discriminato a causa del sesso.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 06.12.2023

Iscrivere discriminazione di genere nel Codice penale
Gli incitamenti all'odio e alla violenza a motivo del sesso devono essere punibili e figurare nel Codice penale. È quanto prevedono sei iniziative parlamentari analoghe approvate oggi dal Consiglio nazionale con 123 voti a 65.

I testi sono stati presentati da Marti Min Li (PS/ZH), Jacqueline de Quattro (PLR/VD), Sibel Arslan (Verdi/BS), Kathrin Bertschy (PVL/BE) e dalle ex consigliere nazionali Marianne Binder-Keller (Centro/AG) e Liliane Studer (PEV/AG).

A motivare le promotrici è la diffusione della violenza contro le donne e il fatto che durante il dibattito sull'estensione dell'articolo 261bis del Codice penale all'orientamento sessuale, il Parlamento ha rinunciato a includere la discriminazione e l'incitamento all'odio basati sul sesso di una persona.

Eppure i discorsi d'odio non riguardano solo l'origine, il colore della pelle, l'orientamento sessuale o l'appartenenza religiosa, ma anche il genere, ha ricordato, a nome della commissione, Min Li. L'intolleranza in questo ambito è in aumento, ha aggiunto de Quattro, chiedendo una adeguamento legislativo "per dimostrare che superare una linea rossa comporta delle conseguenze".

La vodese ha poi ricordato che nel caso della discriminazione basata sul genere, un procedimento penale è avviato solo se viene sporta denuncia, mentre nel caso della discriminazione a sfondo razziale o religioso un fascicolo viene aperto d'ufficio.

Per Barbara Steinemann (UDC/ZH), invece, lo scopo di questo articolo del Codice penale è proteggere le minoranze e non è opportuno che tutti i comportamenti deplorevoli siano punibili ai sensi del Codice penale. "Questo articolo contro il razzismo rischia di perdere la sua efficacia", ha sostenuto invano, aggiungendo che si dovrebbero prevedere disposizioni anche per le persone disabili o obese.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 18.12.2024

CSt: iscrivere discriminazione di genere nel Codice penale
Gli incitamenti all'odio e alla violenza a motivo del sesso devono essere punibili e figurare nel Codice penale come reato a sé stante. È quanto prevedono sei iniziative parlamentari analoghe del Nazionale approvate oggi anche dagli Stati con 21 voti contro 18 e 2 astenuti.

I testi sono stati presentati dalla consigliere nazionali Marti Min Li (PS/ZH), Jacqueline de Quattro (PLR/VD), Sibel Arslan (Verdi/BS), Kathrin Bertschy (PVL/BE) e dalle ex consigliere nazionali Marianne Binder-Keller (Centro/AG) e Liliane Studer (PEV/AG).

A motivare le promotrici è la diffusione della violenza contro le donne e il fatto che durante il dibattito sull'estensione dell'articolo 261bis del Codice penale all'orientamento sessuale, il Parlamento ha rinunciato a includere la discriminazione e l'incitamento all'odio basati sul sesso di una persona.

L'odio e la violenza contro le donne sono purtroppo molto diffusi, ha sostenuto oggi la "senatrice" Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU). Gli atti di odio contro le donne sono in aumento, è il momento di inviare un segnale chiaro contro queste violenze, ha aggiunto.

Aggiungere una nuova fattispecie nell'articolo sulla discriminazione razziale non è una soluzione, ha replicato Beat Rieder (Centro/VS), secondo cui la legislazione attuale è sufficiente. Bisogna però applicarla meglio, ha sottolineato. La proposta rischia inoltre di sovraccaricare il sistema giudiziario.

"Non è un'ammissione di impotenza o di incuria rinunciare a punire atti per il solo motivo che la giustizia non riesce a esaminarli?", ha risposto Crevoisier Crelier. "La violenza inizia con le parole", ha aggiunto Maya Graf (Verdi/BL). La basilese ha citato uno striscione esposto allo stadio da tifosi dello Sciaffusa che recava "Winti Frauen figge und verhaue" (scopare e picchiare le donne di Winterthur, ndr.). "Non voglio mai più vedere cose simili", ha detto, ricordando che gli autori sono stati prosciolti dalla giustizia.

L'incarto è ora trasmesso alla competente commissione del Consiglio nazionale, che dovrà elaborare un disegno di legge.

Informazioni

Simone Peter, segretaria della commissione,

058 322 97 47,

rk.caj@parl.admin.ch

Commissione degli affari giuridici (CAG)