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Come superare le differenze normative tra la Svizzera e l'UE nel campo della sicurezza sociale e come migliorare la situazione dei lavoratori?

22.3521 · Postulato · 2022-06-01

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a presentare in un rapporto come migliorare, a livello di diritti sociali e di protezione dei lavoratori, la situazione della forza lavoro in Svizzera e quindi anche l'integrazione nel mercato interno europeo. Il rapporto dovrà anche mostrare in particolare in che modo attuare in Svizzera la prevista direttiva dell'UE sulla parità di retribuzione tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per un lavoro equivalente attraverso la trasparenza salariale e i meccanismi d'esecuzione e quali sarebbero nel nostro Paese gli adeguamenti legislativi necessari a tal fine.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

La questione del recepimento del diritto del lavoro comunitario da parte della Svizzera è già stata affrontata nelle dichiarazioni del Consiglio federale in adempimento del postulato Nussbaumer (21.3821) "Recepimento del diritto comunitario nell'ambito della politica sociale e del mercato del lavoro" e dell'interpellanza Wermuth (21.4514) "Analizzare le differenze rispetto al diritto europeo in determinati ambiti della protezione dei lavoratori". Dopo l'interruzione dei negoziati con l'UE su un accordo quadro istituzionale, il Consiglio federale ha deciso di esaminare la possibilità di ridurre di propria iniziativa le differenze normative tra il diritto svizzero e quello dell'UE, purché ciò sia anche nell'interesse della Svizzera. La priorità è data soprattutto agli ambiti coperti dagli accordi settoriali sul mercato interno. La politica sociale e del mercato del lavoro svizzera è finalizzata a consentire al maggior numero possibile di persone in età lavorativa di poter lavorare in condizioni eque. Le attuali sfide in questi settori sono monitorate di continuo, tant'è che in caso di necessità la legislazione pertinente svizzera viene adeguata d'intesa con le parti sociali. Il sistema svizzero, radicato su un solido partenariato sociale, punta a creare un mercato del lavoro il più possibile aperto e flessibile e a garantire nel contempo una protezione sociale mirata. Questo sistema si è dimostrato valido negli anni, anche perché in caso di problemi permette di trovare soluzioni coerenti.

Per quanto riguarda la politica di sicurezza sociale, la Svizzera non ha sostanzialmente adottato la politica sociale dell'UE facente parte delle politiche orizzontali del diritto comunitario. Gli accordi settoriali non prevedono inoltre l'inclusione della Svizzera nel Pilastro europeo dei diritti sociali, per cui non esiste un'armonizzazione autonoma della legislazione sulla politica sociale. L'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) coordina i sistemi di sicurezza sociale tra la Svizzera e gli Stati membri dell'UE in base agli sviluppi del diritto comunitario pertinente. Questo diritto di coordinamento non prevede l'armonizzazione delle normative nazionali in materia di sicurezza sociale.

Gli adeguamenti necessari al diritto di coordinamento integrato nell'ALC vengono effettuati nell'ambito del Comitato misto Svizzera-UE sulla libera circolazione delle persone. Ogni volta che si procede a una revisione si esamina anche se la regolamentazione svizzera nel rispettivo settore è ancora compatibile con il diritto di coordinamento europeo.

Per quanto riguarda la parità salariale, l'Esecutivo ha già spiegato in adempimento della mozione Marti (21.3938) "Adeguamento della legge federale sulla parità dei sessi alla legislazione europea in materia di parità di trattamento" che la legislazione svizzera in materia di parità di trattamento corrisponde in ampia misura al diritto europeo, anche se in alcuni punti è meno sviluppata. La legge federale sulla parità dei sessi (LPar; RS 151.1), rivista nel 2018, prevede una valutazione dell'efficacia dell'analisi della parità salariale. In conformità con l'articolo 17b LPar, il Consiglio federale riferirà presumibilmente entro il 2025 sugli effetti delle nuove disposizioni (interpellanza Piller Carrard 21.4315). In Svizzera non esiste inoltre un obbligo generale di trasparenza salariale. L'introduzione di un tale obbligo richiederebbe una modifica della legge.

La politica sociale e del mercato del lavoro svizzera tiene già ampiamente conto dei relativi sviluppi del diritto comunitario, per cui il Consiglio federale non ritiene opportuno approfondire ulteriormente le varie differenze normative.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.