23.1049 · Interrogazione · 2023-09-28
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
Nel rapporto finale sull’attuazione dell’ulteriore sviluppo dell’esercito (FF 2023 1453) il Consiglio federale ritiene che a fronte di valori di reclutamento e di partenze invariati, l’esercito non sarà in grado a lungo termine di mantenere l’effettivo reale di 140 000 militari. Due settimane più tardi, ovvero il 15 giugno 2023, durante il dibattito in Consiglio nazionale relativo alla presa d’atto del rapporto sull’apporto di personale in seno all’esercito e alla protezione civile, parte 1 (21.052) e parte 2 (22.026), il Consiglio federale ha dichiarato quanto segue: «Dall’analisi degli effettivi emerge (...) che le partenze anticipate tuttavia sono troppo elevate. Dobbiamo fare in modo che il numero delle partenze si stabilizzi a livelli più bassi, altrimenti l’effettivo previsto per la fine degli anni venti non verrà raggiunto».
Non è il numero delle partenze (anticipate) a essere determinante per l’apporto di personale, bensì il saldo tra entrate e partenze. Durante l’attuazione dell’USEs, tra il 2018 e il 2022 tale saldo è sempre stato positivio, in media l’effettivo è aumentato di 4123 militari all’anno. Se i dati relativi al reclutamento e alle partenze rimangono invariati, è lecito attendersi che l’esercito continuerà a crescere di poco più di 4000 persone all’anno. Finora il Consiglio federale non ha fornito argomentazioni/previsioni valide che permettono di affermare che in futuro il saldo tra entrate e partenze di personale diventerà negativo.
Pertanto si pongono le domande seguenti:
1. Il Consiglio federale può confermare che a essere determinante per l’apporto di personale in seno all’esercito non è il numero delle partenze (anticipate), bensì il saldo tra entrate e partenze?
2. Il Consiglio federale può confermare che gli effettivi militari continueranno ad aumentare di circa 4000 unità all’anno «a fronte di valori di reclutamento e di partenze invariati»? E che anche dopo il licenziamento anticipato di due classi d’età nel 2028 l’effettivo di «140 000 al massimo» sarà nuovamente raggiunto in tempi rapidi?
3. In questo contesto il Consiglio federale può confermare che, stando allo stato attuale delle conoscenze, l’apporto di personale in seno all’esercito è garantito a lungo termine? In caso contrario, perché? Quali sono le ipotesi previsionali che formula e che fanno sì che in futuro occorre aspettarsi che il saldo tra entrate e partenze sarà negativo?
Stellungnahme des Bundesrates
1. È vero che il bilancio degli effettivi dell’esercito risulta dal numero dei nuovi militari incorporati, dal quale viene dedotto il numero delle partenze. I problemi concernenti l’apporto di personale sono riconducibili all’elevato numero di partenze anticipate, ovvero non ordinarie, di militari che lasciano il servizio militare per motivi medici o di coscienza prima del pieno adempimento del proprio obbligo di prestare servizio militare prima, durante o dopo la scuola reclute.
2. L’effettivo reale dell’esercito non crescerà di circa 4000 persone all’anno se le partenze anticipate si manterranno sui livelli attuali. È influenzato dall’evoluzione demografica in leggero aumento per quanto riguarda i giovani uomini e dal reclutamento di donne, ma anche dalle partenze che si mantengono a livelli elevati e frenano la crescita. Fino a quando le due ulteriori classi d’età faranno parte dell’effettivo, il valore soglia dell’effettivo reale pari a 140 000 militari continuerà a essere superato. Stando alle previsioni odierne, dopo il proscioglimento di queste classi d’età però scenderà sensibilmente al di sotto del valore di 140 000. Alla luce dell’attuale situazione geopolitica, al momento attuale il Consiglio federale non ritiene opportuna una riduzione dell’effettivo reale dell’esercito. Il 1° novembre 2023 ha quindi incaricato il DDPS di sottoporgli un progetto di modifica di legge da porre in consultazione al fine di poter superare per un periodo di tempo prolungato l’effettivo massimo prestabilito e di mantenere più a lungo le due classi d’età all’interno dell’esercito. Queste classi d’età hanno già adempiuto il loro totale obbligatorio di giorni di servizio d’istruzione, ma continuano a poter essere chiamate in servizio.
3. Il Consiglio federale ha spiegato in diverse occasioni perché non è possibile mantenere l’effettivo reale in un’ottica di lungo termine (rapporto concernente l’apporto di personale in seno all’esercito e alla protezione civile, parte 1 [FF 2021 1555]; rapporto concernente l’apporto di personale in seno all’esercito e alla protezione civile, parte 2 [FF 2022 665]; rapporto del Consiglio federale secondo l’articolo 149b della legge militare [FF 2023 1453]; interpellanza 21.3343 Seiler Graf «Censimento dell’esercito 2020 fuorviante»; interpellanza 21.3745 Fivaz «Pianificazione e sviluppo degli effettivi dell'esercito»; interpellanza 21.4424 Fivaz «Pianificazione e sviluppo degli effettivi dell’esercito».). Le previsioni relative alle entrate e alle partenze vengono aggiornate costantemente e viene tenuto conto dello sviluppo demografico, della quota d’idoneità, dello sviluppo del reclutamento delle donne e del numero delle partenze dovute a ragioni mediche o di coscienza. Le previsioni dimostrano che il numero delle partenze anticipate continua a essere troppo elevato per raggiungere l’effettivo reale auspicato in un’ottica di lungo termine. Questo sviluppo diventerà visibile solo dopo che le due classi d’età supplementari saranno state prosciolte.