23.3226 · Mozione · 2023-03-16
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di adottare misure per ridurre, a medio termine, il tempo di lavoro. L'idea è di mettere a disposizione dei settori economici e delle aziende svariati modelli, tra cui in particolare la settimana lavorativa ridotta a 35 ore o a 4 giorni. Per i salari medio-bassi è opportuno puntare a una compensazione salariale completa. Le parti sociali devono essere coinvolte nelle fasi di sviluppo e attuazione.
Begründung
In Svizzera gli impiegati a tempo pieno lavorano attualmente circa 41 ore alla settimana (2017). Tuttavia, il tempo di lavoro retribuito è distribuito in modo molto disomogeneo. Secondo le valutazioni dell'Ufficio federale di statistica il 40% degli uomini e il 30% delle donne vorrebbero svolgere un lavoro retribuito con durata inferiore a quella attuale. Il 25% dei lavoratori soffre di stress e la tendenza è in aumento (dati del "Job Stress Index" di Promozione Salute Svizzera). I burnout costano alla Svizzera almeno 6 miliardi di franchi all'anno. A ciò si aggiunge l'iniqua distribuzione dell'onere per le cure e l'assistenza a domicilio non retribuiti perché svolti privatamente all'interno del nucleo familiare: il 61,3% di questi lavori continua a essere svolto dalle donne, per un controvalore di quasi 250 miliardi di franchi all'anno. Un orario di lavoro settimanale meno impegnativo fornirebbe maggior equilibrio e uguaglianza di genere sia nel comparto del lavoro retribuito sia nel rapporto tra il lavoro retribuito e quello non retribuito per le cure e i lavori domestici.
Diversi studi recenti dimostrano che i pregiudizi contro una riduzione programmata dell'orario di lavoro sono sbagliati. Il confronto tra la Svizzera e l'Islanda è particolarmente degno di nota. In Islanda la settimana di 4 giorni è stata testata per tre anni, con piena compensazione salariale, e i risultati sono estremamente positivi. La produttività dell'economia non è diminuita, anzi in alcuni casi è addirittura migliorata, mentre il gettito fiscale è rimasto stabile. Come se non bastasse gli islandesi godono di migliore salute e sono più felici. Nel frattempo l'86% della popolazione islandese ha potuto ridurre il proprio orario di lavoro. Infine gli studi dimostrano che una riduzione dell'orario di lavoro ha effetti positivi anche sul clima. Ad esempio, una settimana di 4 giorni ridurrebbe il trasporto privato e quindi le emissioni di CO2. Questo beneficio si rafforzerebbe ulteriormente se si definisse un tetto per la compensazione salariale, allo scopo di evitare i consumi di lusso. Secondo i calcoli dell'Università di Berna, questa soglia dovrebbe attestarsi a circa 150 000 franchi di reddito equivalente delle economie domestiche.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il contenuto della mozione corrisponde in gran parte alle mozioni 21.4642 Funiciello e 21.4644 Prezioso del 17 dicembre 2021, che sono identiche e non sono ancora state trattate dal Parlamento. La formulazione è un po' più aperta rispetto a quella delle mozioni citate, che chiedono al Consiglio federale di adottare misure per ridurre l'orario di lavoro a un massimo di 35 ore settimanali entro 10 anni, con una compensazione salariale completa per i lavoratori con salari medio-bassi. I problemi, tuttavia, rimangono invariati.
In Svizzera l'orario di lavoro viene determinato in base a un contratto tra lavoratore e datore di lavoro oppure attraverso i contratti collettivi ed è già in regressione: secondo la statistica sul volume del lavoro dell'Ufficio federale di statistica, in Svizzera la durata normale del lavoro settimanale dei lavoratori a tempo pieno è passata da 44,1 ore nel 1991 a 41,8 ore nel 2021. Se si tiene conto anche del crescente numero di lavoratori a tempo parziale, in media la durata normale del lavoro settimanale di tutti i dipendenti è diminuita da 35,9 ore nel 1991 a 32,7 ore nel 2021. In questo lasso di tempo i salari sono cresciuti costantemente, con l'indice dei salari reali che è aumentato del 15,9 per cento tra il 1991 e il 2021.
La politica svizzera del mercato del lavoro lascia ampio spazio alle soluzioni negoziali e alle decisioni decentralizzate all'interno del quadro legislativo. I contratti collettivi di lavoro, in cui le parti sociali disciplinano in modo vincolante le condizioni salariali e lavorative, svolgono un ruolo importante. Le preoccupazioni relative alla protezione della salute possono essere debitamente affrontate con le normative vigenti sulla durata massima del lavoro e sui periodi minimi di riposo. Ciò permette di avere buone condizioni quadro per la creazione e il mantenimento dei posti di lavoro, per un alto livello salariale e produttivo, per una forte partecipazione e integrazione nel mercato del lavoro e per un elevato benessere economico.
Il Consiglio federale ritiene che le modalità con cui premiare i lavoratori per gli aumenti generali di produttività, ad esempio sotto forma di riduzione delle ore di lavoro, salari più alti o prezzi più bassi, debbano essere negoziate tra le parti contraenti. Queste ultime, infatti, sono in grado di integrare nelle decisioni i fattori rilevanti nel rispettivo contesto (situazione aziendale, settoriale ed economica). Inoltre, il diritto del lavoro oggi consente una grande flessibilità alle parti contraenti e una grande libertà per quanto riguarda l'offerta di lavoro. Una regolamentazione come quella proposta nella mozione non è quindi necessaria e potrebbe essere inutilmente restrittiva o addirittura controproducente.
Accogliere la mozione significherebbe allontanarsi dagli elementi centrali della politica svizzera del mercato del lavoro e solleverebbe questioni fondamentali di applicabilità e di efficienza economica.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.