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23.3529 · Interpellanza · 2023-05-03

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Grazie a una bassa imposizione delle imprese e una grande apertura economica, la Svizzera si è affermata come polo commerciale per le materie prime russe. A nove anni dall'annessione della Crimea e a un anno dall'inizio della guerra di aggressione contro l'Ucraina, le indagini di un collettivo di emittenti radiofoniche e televisive ucraine, rese note da Radio Free Europe, hanno rivelato che una raffineria della città russa di Novosachtinsk riesce a vendere il proprio petrolio al colosso americano dell'energia ExxonMobile tramite un'azienda di Sciaffusa. Tutto ciò nonostante il proprietario della raffineria sia soggetto a sanzioni americane dal 2014.

Nel numero del 6 aprile 2023 il settimanale Schaffhauser AZ (SHAZ) ha dimostrato che le sanzioni sono state aggirate tramite la NewCoal Trading AG, registrata a Sciaffusa, e che oltre alla ditta stessa il maggiore beneficiario di questa manovra è Viktor Medvedcuk, amico personale di Vladimir Putin e figura-chiave nella preparazione della guerra, soggetto a sanzioni americane dal 2014. Collaborando con i colleghi ucraini, i giornalisti del SHAZ hanno scoperto ulteriori collegamenti tra gli oligarchi vicini a Putin e l'azienda di Sciaffusa.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. La SECO conferma i risultati delle indagini del SHAZ, secondo cui il petrolio russo viene venduto agli Stati Uniti tramite la NewCoal Trading AG?

2. Queste operazioni non sembrano essere soggette alle sanzioni internazionali a cui aderisce anche la Svizzera. Il regime sanzionatorio elvetico permette a un oligarca russo di utilizzare il nostro Paese per operazioni di elusione?

3. Cosa conta di fare il Consiglio federale per vietare queste operazioni?

4. Perché non esiste un obbligo di notifica per l'acquisto di petrolio dalla Russia?

5. Perché, sebbene i suoi legami con il Cremlino e il suo ruolo nell'annessione della Crimea fossero documentati già da tempo, la Svizzera non ha sanzionato Viktor Medvedcuk, come invece hanno fatto gli USA?

6. Cosa intende fare il Consiglio federale per impedire alla Russia e a Vladimir Putin di sfruttare il nostro Paese come porto sicuro per il commercio di materie prime? Quale ruolo potrebbe avere un'autorità di vigilanza sul settore delle materie prime?

7. La Svizzera è disposta a partecipare alla task force che si occupa di rintracciare

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 2.: dopo l’aggressione militare russa contro l’Ucraina il 28 febbraio 2022 il Consiglio federale ha deciso di aderire alle sanzioni dell’Unione europea (UE) contro la Russia e il 4 marzo seguente ha adottato misure contro questo Stato, misure contenute nell’ordinanza che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72). Le autorità svizzere esaminano attentamente qualsiasi sospetto di violazione delle sanzioni e continuano a perseguire e punire le infrazioni nell’ambito della legge sugli embarghi (LEmb, RS 946.231). Tuttavia, il Consiglio federale non si esprime pubblicamente sui casi specifici.

3.: per il Consiglio federale l’attuazione efficace e capillare delle sanzioni nei confronti della Russia rappresenta una priorità. Del resto, le autorità elvetiche intrattengono contatti intensi e regolari con i principali partner della Svizzera e discutono di varie questioni, tra cui l’aggiramento delle sanzioni internazionali.

4.: l’importazione verso la Svizzera di petrolio greggio originario della Federazione Russa o proveniente dalla Federazione Russa è vietata. Sono inoltre vietati gli scambi, l’intermediazione e il trasporto con o verso Stati al di fuori della Svizzera e dello SEE di petrolio greggio originario della Federazione Russa o proveniente dalla Federazione Russa il cui prezzo di acquisto supera il limite massimo fissato (price cap). Queste disposizioni sono analoghe a quelle dell’Unione europea. In aggiunta, gli Stati Uniti, l’UE e il Regno Unito hanno varato delle direttive sui requisiti per la documentazione in materia di price cap – sebbene non vincolanti dal punto di vista giuridico – mentre il nostro Paese ha deciso di non adottare ulteriori norme relative al prezzo massimo del greggio. Ad ogni modo, poiché il commercio di petrolio è fortemente interconnesso a livello mondiale, la Svizzera collabora a stretto contatto con l’UE e con altri partner.

5.: in virtù della LEmb il Consiglio federale può disporre misure coercitive per applicare le sanzioni adottate dall’ONU, dall’OSCE o dai principali partner commerciali della Svizzera (in pratica l’UE). Nel quadro dell’aggressione militare russa contro l’Ucraina la Svizzera si è associata alle sanzioni dell’UE, tant’è vero che l’elenco delle persone, delle imprese e delle organizzazioni sanzionate corrisponde a quello europeo.

6.: fattori quali la piazza finanziaria, la posizione geografica e la presenza di servizi correlati fanno sì che la Svizzera ospiti un numero considerevole di operatori attivi nel commercio delle materie prime (trader). Da quando è iniziata l’aggressione militare russa in Ucraina, la Svizzera si è allineata alle sanzioni dell’UE anche per quanto riguarda il commercio di petrolio (price cap); i trader però sembrano discostarsi da queste norme a causa della difficoltà di ottenere finanziamenti dalle banche per i loro carichi. Essendo una delle autorità di vigilanza sulle materie prime in Svizzera, il Consiglio federale ha già espresso il proprio parere nella risposta alla mozione 22.3133 del Gruppo socialista «Commercio di materie prime. Piena trasparenza per non ripetere gli errori che abbiamo pagato a caro prezzo nel settore bancario».

In particolare, ritiene che non sia necessaria un’autorità specifica dal momento che esistono già leggi e norme che disciplinano il commercio delle materie prime. Inoltre, la piattaforma interdipartimentale dedicata segue gli sviluppi in corso nel settore e dialoga regolarmente con tutti i gruppi d’interesse.

7.: la task force «Russian Elites, proxies and Oligarchs» (REPO) è stata creata il 17 marzo 2022 dal G7, dall’UE e dall’Australia sulla base di una dichiarazione ministeriale. Attualmente non ha aderito nessun altro Paese. Poiché a livello tecnico la collaborazione tra la Svizzera e i Paesi partner funziona senza problemi, in particolare nel campo dell’assistenza amministrativa e giudiziaria, il Consiglio federale ritiene che al momento il nostro Paese non abbia bisogno di aderire formalmente al gruppo di lavoro. Qualora in futuro si concretizzasse un interesse in tal senso, potrebbe rivedere la propria posizione.