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Che cosa sta facendo la Svizzera per rispondere alle sofferenze delle donne e degli uomini Yazidi (Ezidi) a causa del genocidio perpetrato dall'organizzazione terroristica dello Stato islamico?

23.4205 · Interpellanza · 2023-09-28

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il 3 agosto 2014 l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico, o ISIS, lanciò un’offensiva militare su larga scala contro la regione, tradizionalmente abitata dagli Ezidi, dello Shingal, nel Nord dell’Iraq, uccidendo più di 5000 persone e rapendone o deportandone altre 7000. Il popolo degli Ezidi è stato discriminato e sistematicamente perseguitato per secoli a causa della sua religione. Sono tuttora più di 2500 le donne e le ragazze ezide tenute prigioniere dall’ISIS e date per disperse mentre 300 000 persone sono costrette a vivere nei campi per sfollati interni senza alcuna prospettiva di un ritorno sicuro nella loro regione d’origine. Mancando le risorse finanziarie, la ricerca delle persone scomparse continuerà per anni. Il 7 luglio 2023 è stata presentata una petizione – «Riconoscimento del genocidio degli Ezidi del 2014» – che ha raccolto più di 80 000 firme.

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Il Consiglio federale come giudica i crimini dell’ISIS contro gli Ezidi in Iraq avvenuti nel 2014, un vero e proprio genocidio ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio?

2. In che modo la Svizzera sostiene, a livello internazionale e sul piano politico e giuridico, il perseguimento dei crimini commessi e del genocidio affinché i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni?

3. Quali strumenti ha il Consiglio federale per appoggiare la ricerca di prove del genocidio e dell’esistenza di fosse comuni nella regione dello Shingal?

4. In che modo la Svizzera supporta le organizzazioni partner internazionali e regionali nell’indagine e nella ricerca delle donne e dei bambini rapiti e di altri loro familiari ancora dispersi?

5. Il Consiglio federale è pronto ad accogliere, tramite un programma di reinsediamento, un gruppo di donne e bambini bisognosi di protezione (sopravvissuti al genocidio) come ha già fatto, in Germania, il Baden-Württemberg?

6. In che modo la Svizzera intende continuare a sostenere, tramite l’invio di aiuti umanitari, la popolazione colpita (anche nei prossimi anni)?

7. Si impegna affinché l'Iraq rispetti i diritti fondamentali degli Ezidi e di altre minoranze e sottoscriva lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale?

Stellungnahme des Bundesrates

1, 2 e 3. Indipendentemente dalla specifiche definizioni giuridiche dei fatti, il Consiglio federale riconosce le vittime e le sofferenze degli Yazidi («Ezidi») e di altre minoranze religiose ed etniche provocate dalle atrocità commesse dall’autoproclamato Stato islamico (IS) e ha già condannato con la massima fermezza queste gravi violazioni del diritto internazionale. In conformità con la posizione generale espressa dall’Esecutivo nelle risposte ai postulati 21.3948, 22.4326 e 23.3784, non spetta al Consiglio federale giudicare determinate atrocità come «genocidi». A suo avviso non sono infatti i singoli Stati a dover decidere in merito, bensì i tribunali e le istanze internazionali investite di un apposito mandato. La Svizzera si impegna a livello internazionale per rafforzare queste istituzioni, in particolare la Corte penale internazionale, invita tutti gli Stati a ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (RS 0.312.1) e si adopera affinché anche l’Iraq vi aderisca. Nel quadro dei negoziati del settembre scorso in seno al Consiglio di sicurezza la Svizzera ha appoggiato la proroga del mandato dell’UNITAD, la squadra investigativa delle Nazioni Unite che si occupa di accertare la responsabilità dei crimini commessi dal cosiddetto Stato islamico, e ribadisce la necessità di non lasciar impuniti questi crimini. Il mandato prevede il sostegno al perseguimento penale dei responsabili e alla raccolta di prove dei crimini commessi dall’IS, compresa l’indagine sulle fosse comuni. 4. La Svizzera sostiene il lavoro del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che collabora con le autorità locali in questo ambito. 5. Il programma di reinsediamento 2022–2023 è attualmente sospeso a causa della forte pressione a cui è sottoposto il sistema d’asilo svizzero. Il programma relativo al biennio successivo (2024–2025) prevede l’ammissione di un massimo di 1600 persone. La priorità è data a chi fugge da conflitti e persecuzioni in Medio Oriente e lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Il programma sarà tuttavia attivato solo d’intesa con i Cantoni e i Comuni, se l’attuale situazione problematica per quanto riguarda l’alloggio e l’assistenza dei richiedenti l’asilo e delle altre persone con statuto di protezione S sarà migliorata. La Segreteria di Stato della migrazione sta procedendo all’identificazione dei Paesi destinatari del programma. 6. A questo proposito, il Consiglio federale fa riferimento alla sua risposta all’interpellanza 16.3734 Seydoux («Quale sostegno per le famiglie yazide?»), in cui dichiara di sostenere, senza alcuna discriminazione, tutte le vittime della crisi irachena, a prescindere dalla religione o dalla comunità di appartenenza. Dal 2014 a oggi la Svizzera ha messo a disposizione circa 110 milioni di franchi per l’aiuto umanitario e la cooperazione allo sviluppo in Iraq. Il 95 per cento di questo importo è stato destinato a partner come il CICR, l’ACNUR e il Programma alimentare mondiale, oltre che a varie ONG nazionali e internazionali, per i loro progetti umanitari. Il programma di cooperazione 2019–2024 per il Medio Oriente si concentra sul settore dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, e sulla protezione della popolazione civile. Negli anni successivi il sostegno della Svizzera si baserà sulle priorità fissate dal programma di cooperazione 2025–2028, attualmente in fase di elaborazione. 7. Oltre a rinviare alla risposta alle domande 1, 2 e 3 è necessario precisare quanto segue: in linea con le sue priorità in materia di diritti umani, la Svizzera si impegna a proteggere le minoranze e i gruppi più vulnerabili in Iraq e nell’intera regione, sia a livello bilaterale, nel contesto di regolari consultazioni politiche, sia a livello multilaterale, per esempio in seno al Consiglio di sicurezza. La Svizzera incoraggia inoltre le autorità irachene ad adottare maggiori misure per proteggere i membri delle minoranze e garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali.

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