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23.4247 · Mozione · 2023-09-28

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di annullare il cambio di prassi effettuato dal 17 luglio 2023 dalla SEM per le domande d’asilo delle cittadine afghane. Il criterio determinante deve essere il Paese d’origine e non la cittadinanza.

Begründung

Il numero di domande d’asilo in Europa è di nuovo aumentato nettamente. Come prevede la tradizione umanitaria svizzera, le persone in cerca di protezione la cui vita e integrità fisica sono minacciate dovrebbero trovare protezione nel nostro Paese. È quindi ancor più importante che il riconoscimento della qualità di rifugiato si fondi sui motivi di cui all’articolo 3 capoverso 1 della legge sull’asilo (LAsi; RS 142.31).
Dal 17 luglio 2023 le donne e le ragazze afghane si qualificano in linea di massima per ottenere l’asilo. In precedenza, potevano rivendicare lo statuto di persona ammessa provvisoriamente. L’asilo poteva essere ottenuto soltanto dopo un esame individuale. Ormai, i prerequisiti necessari per beneficiare dell’asilo sono stati considerevolmente ridotti e il ricongiungimento familiare è stato reso possibile per i coniugi e i figli.
Questo cambio di prassi della SEM rischia di incentivare gli arrivi. Già oggi circa 5,2 milioni di cittadini afghani, tra cui molte donne, vivono negli Stati limitrofi dell’Afghanistan. L'Afghanistan stesso conta 40 milioni di abitanti. Fattori di attrazione come il nostro elevato tenore di vita e l’effettivo diritto di soggiorno con una protezione statale aggraveranno ulteriormente la già tesa situazione in materia d’asilo in Svizzera.
Il cambio di prassi della SEM, effettuato senza consultazione, compromette gli sforzi profusi dall’Europa per risolvere la crisi in materia d’asilo. Inoltre, rafforza la migrazione secondaria: persone che da tempo vivono in Paesi terzi raggiungono la Svizzera e vi si installano grazie allo statuto dell’asilo o dell’ammissione provvisoria, con un limitato potenziale d’integrazione e pochi incentivi a integrarsi nel mercato del lavoro. È importante sottolineare che la Svizzera è disposta ad accordare protezione a coloro che ne hanno bisogno, ma non a coloro che l’hanno già ottenuta. I richiedenti l’asilo devono quindi sapere che la loro domanda d’asilo sarà respinta se dispongono già di una protezione in un Paese terzo. L'asilo serve a proteggere la vita e non a soddisfare i desideri di rifugiati che dispongono già di una protezione di poter scegliere il loro Paese di accoglienza in funzione di criteri economici.
Inoltre, la Confederazione deve indennizzare, tramite importi forfettari globali, i Cantoni per i costi di aiuto sociale sostenuti. Ciò significa il versamento di 18 000 franchi per Afghano(a) senza attività lucrativa e per coniuge beneficiante del ricongiungimento familiare, a cui si aggiungono costi di aiuto sociale supplementari a seconda delle dimensioni della famiglia.
In sintesi, la già tesa situazione nel settore dell’asilo in Svizzera, l’incitamento alla migrazione secondaria, la minaccia di un effetto di attrazione, l’aumento ancora più marcato dei costi di aiuto sociale e dell’asilo depongono a favore di una correzione immediata da parte della SEM del cambio di prassi in materia d’asilo per le cittadine afghane.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

L’articolo 3 della legge sull’asilo (LAsi; RS 142.31) considera rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi per i motivi elencati nel capoverso 1 o hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi. Questa definizione materiale riprende in sostanza quella della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati, ratificata dalla Svizzera il 21 gennaio 1955 (RS 0.142.30). La qualità di rifugiato può essere riconosciuta soltanto in rapporto al Paese d’origine, ossia il Paese di cui il richiedente l’asilo ha la cittadinanza, o al Paese di ultima residenza nel caso degli apolidi.La prassi della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) relativa al riconoscimento della qualità di rifugiato alle donne e ragazze afghane non è contraria al meccanismo delle decisioni di non entrata nel merito previsto all’articolo 31a capoverso 1 LAsi. È possibile rendere una decisione di questo tipo, e quindi rinunciare all’esame delle condizioni per il riconoscimento della qualità di rifugiato, se la persona può cercare protezione in uno Stato terzo in cui ha soggiornato in precedenza. Ciò esige, come condizioni preliminari, che lo Stato terzo in questione abbia acconsentito a riammettere la persona sul suo territorio e rispetti il principio di non respingimento (cfr. parere del Consiglio federale relativo alla mozione Bircher 23.4020 «Nessun asilo sistematico per le donne e i bambini afghani: non entrare più nel merito di domande d’asilo manifestamente abusive»). Pertanto, anche con la nuova prassi le cittadine afghane che possono ritornare nello Stato terzo in cui hanno soggiornato precedentemente non sono riconosciute come rifugiate e quindi non ottengono asilo in Svizzera. Secondo la LAsi, la SEM decide sulla concessione o sul rifiuto dell’asilo e sull’allontanamento dalla Svizzera (art. 6a LAsi). La SEM continua a osservare attentamente la situazione in Afghanistan e se necessario adegua la sua prassi in materia di asilo e allontanamento. La situazione in Afghanistan resta molto critica. L’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EUAA) ha infatti constatato, nella sua nota di orientamento di gennaio 2023, che sotto il regime dei talebani le donne e le ragazze nutrono timori fondati di subire persecuzioni rilevanti in materia di asilo. Questa constatazione è ampiamente condivisa dagli altri Paesi europei. Non è pertanto opportuno revocare la prassi adottata di recente per le donne e ragazze afghane. Va peraltro rammentato che la prassi in vigore non prevede un diritto automatico allo statuto di rifugiato; ogni caso deve essere esaminato singolarmente. Il Consiglio federale rinvia inoltre alla sua risposta all’interpellanza Würth 23.4014 «Situazione d’asilo Afghanistan», in cui ha risposto a varie domande sulla nuova prassi riguardante le Afghane.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

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