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24.3148 · Mozione · 2024-03-13

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di- introdurre l’obbligo del visto per i cittadini ucraini;- revocare loro il permesso S;- preparare il loro rinvio non appena cessata la guerra; - sospenderne il ricongiungimento familiare.

Begründung

In Bulgaria si osserva uno sviluppo senza precedenti delle strutture del crimine organizzato. Il principale motivo? L’arrivo di giovani ucraini, feriti di guerra o disertori, e le sue conseguenze sulla criminalità e i reati violenti. Questi uomini raggiungono le loro famiglie stabilitesi in Bulgaria grazie al permesso S. Super-addestrati e abituati ad uccidere da due anni, si ritrovano senza lavoro né risorse in un Paese straniero. Ben presto hanno iniziato a offrire i loro servizi ai mafiosi bulgari. Parallelamente, hanno creato strutture proprie. I loro settori d’attività? Tratta di esseri umani, traffico di migranti, droga, prostituzione, estorsione o banditismo. Il loro «vantaggio competitivo» dinanzi al crimine organizzato bulgaro? Assenza di scrupoli e crudeltà estrema. Su ordine dell'UE e degli Stati Uniti, i media bulgari nascondono la realtà delle cifre. La fine della guerra appare prossima, con la prospettiva della demilitarizzazione di 750 000 soldati ucraini. Le loro famiglie sono in Svizzera e nell’UE. Gran parte di questi soldati vorrà raggiungerle. Si ritroveranno in Svizzera senza denaro, senza lavoro e soprattutto di fronte a una ricchezza mai vista prima. Questi soldati ucraini si organizzeranno molto rapidamente e metteranno mano su tutto il crimine organizzato già presente in Svizzera. Il nostro Paese non è pronto per questo scenario e non avrà i mezzi per impedirlo. 2000-3000 ex soldati sono ampiamente sufficienti per far esplodere il tasso di criminalità in Svizzera. Sono soldati super-addestrati, armati e abituati a uccidere a sangue freddo. Per loro, la vita umana non vale nulla. Durante la guerra nell’ex Iugoslavia, la Svizzera aveva introdotto un controllo delle sue frontiere e imposto il visto ai cittadini balcanici. Attualmente, non è richiesto alcun visto ai cittadini ucraini, che circolano liberamente nello spazio Schengen. Questo problema non esiste per i soldati russi, poiché sia la Svizzera sia l’UE esigono un visto per i cittadini russi; inoltre, questi ultimi non hanno motivi familiari (moglie, figli) per raggiungere la Svizzera.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

1. L’esenzione dall’obbligo del visto di breve durata (90 giorni entro 180 giorni) per i titolari di passaporti biometrici ucraini risulta dal recepimento del regolamento (UE) 2017/850, del 17 maggio 2017, entrato in vigore l’11 giugno 2017, che modifica il regolamento (CE) 539/2001. Questo recepimento costituisce uno sviluppo dell’acquis di Schengen e ha carattere di accordo internazionale vincolante per la Svizzera in quanto Stato associato a Schengen. Pertanto, il nostro Paese non può reintrodurre in maniera unilaterale l’obbligo del visto di breve durata per i cittadini ucraini senza contravvenire ai suoi impegni internazionali. La Svizzera non è invece vincolata dal diritto europeo per quanto riguarda i soggiorni di lunga durata (più di 90 giorni entro 180 giorni): i cittadini ucraini continuano pertanto a sottostare all’obbligo del visto per questo tipo di soggiorni in Svizzera. 2. Il 1° novembre 2023 il Consiglio federale ha deciso di non abrogare lo statuto di protezione S prima del 4 marzo 2025, a meno che nel frattempo la situazione in Ucraina non si sia stabilizzata in modo duraturo. Lo statuto S potrà dunque essere abrogato soltanto quando le persone in questione non saranno più esposte a rischi inaccettabili connessi alla guerra in caso di un loro ritorno. Questa condizione presuppone che la situazione in Ucraina sia mutata in maniera sostanziale e che un ritorno sia di fatto possibile, il che non è ancora il caso. Non appena sarà prevedibile una situazione di questo tipo, dopo aver consultato i rappresentanti dei Cantoni, delle istituzioni di soccorso, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e organizzazioni internazionali (art. 76 cpv. 1 della legge sull’asilo, LAsi; RS 142.31), il Consiglio federale fisserà la data di abrogazione della protezione provvisoria. Lo statuto S è infatti orientato al ritorno. Considerata l’integrazione della Svizzera nello spazio Schengen, il Consiglio federale ritiene necessario un coordinamento su scala europea; un adeguamento unilaterale dello statuto di protezione S sarebbe in contrasto con questo obiettivo. 3. Nell’ottica di una pianificazione lungimirante, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) aveva incaricato già nell’estate 2022 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di esaminare, assieme ai Cantoni, le questioni giuridiche, organizzative e procedurali in relazione a un’abrogazione dello statuto di protezione S. La SEM ha quindi elaborato un piano di cui il Consiglio federale ha preso atto nella sua seduta del 29 settembre 2023 e che servirà da base per le future decisioni politiche. Non appena i rifugiati potranno ritornare senza timori nel loro Paese e sarà prevedibile un’abrogazione dello statuto S, le raccomandazioni formulate nel piano saranno riesaminate, se necessario adeguate, e quindi attuate. 4. La protezione provvisoria è accordata anche ai famigliari (coniuge e figli minorenni) delle persone bisognose di protezione. Il ricongiungimento familiare, previsto dalla legge sull’asilo, mira a tutelare l’unità della famiglia.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.