24.3437 · Interpellanza · 2024-04-17
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
La diaspora kosovara in Svizzera conta circa 250 000 persone ed è quindi molto significativa. Nel caso in cui la situazione in Kosovo dovesse sfuggire di mano o le tensioni dovessero acuirsi ulteriormente, la Svizzera sarebbe direttamente esposta a conseguenze tangibili e di vasta portata. È pertanto nell’interesse della Svizzera dare un chiaro contributo a favore della sicurezza e della stabilità politica nel Paese.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
Come viene valutata la situazione dal punto di vista della sicurezza, soprattutto nel Kosovo settentrionale?
In che modo la Svizzera contribuisce a garantire la stabilità politica e a contrastare l’insorgere di nuovi scontri armati?
In che modo il Consiglio federale valuta le recenti dichiarazioni del presidente serbo, che hanno alimentato i timori di un conflitto armato?
In questo contesto, in che misura l’annoso procedimento giudiziario contro l’ex presidente Thaçi influisce sulla stabilità del Kosovo? Il Consiglio federale ha preso atto della petizione dell’organizzazione «The Western Voice of Kosovo», firmata da 30 membri delle Camere federali?
A che punto sono i negoziati sull’accordo di libero scambio tra l’AELS e il Kosovo, che potrebbe giovare alla stabilità economica?
Begründung
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Stellungnahme des Bundesrates
1 e 3) In Kosovo, la situazione dal punto di vista della sicurezza è tranquilla ma fragile. Nel Nord del Paese rimane tesa e non vi sono segnali di stabilizzazione. Le condizioni in cui versa la minoranza serba della popolazione sono peggiorate. Dallo scontro armato avvenuto nel settembre del 2023 tra forze dell’ordine kosovare e persone appartenenti alla minoranza serba nel Nord del Paese, la presenza della KFOR, che è determinante per la stabilità della regione, è stata rafforzata. Il dialogo facilitato dall’UE per normalizzare le relazioni tra Belgrado e Pristina ha subito una battuta d’arresto e le due parti in conflitto non sembrano propense a raggiungere un accordo. 2) Le attività della Svizzera in fatto di politica di pace in Kosovo e nella regione risalgono agli inizi degli anni Novanta e comprendono programmi di cooperazione riguardanti in particolare la protezione delle minoranze, la giustizia di transizione, l’elaborazione del passato e il buongoverno. Inoltre, la Svizzera sostiene gli sforzi tesi a normalizzare le relazioni tra la Serbia e il Kosovo tramite il cosiddetto «processo di Soletta», che consente alle principali parti coinvolte di incontrarsi e instaurare un rapporto di fiducia reciproca. Il Consiglio federale sostiene altresì la domanda di adesione del Kosovo al Consiglio d’Europa, anche per rafforzare i diritti delle minoranze. Per quanto riguarda la promozione della pace in ambito militare, la Svizzera partecipa alla KFOR con un proprio contingente (Swisscoy) sin dal 1999, adeguando costantemente i contributi in funzione delle esigenze della missione. Il contingente attuale è di 215 soldati. 4) La Svizzera sostiene il lavoro del Tribunale speciale per il Kosovo (Kosovo Specialist Chambers, KSC), che indagando sui crimini commessi tra il 1998 e il 2000 fornisce un contributo essenziale per analizzare il passato nella regione e garantire giustizia alle vittime. La Segretaria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri è stata in contatto con l’organizzazione «The Western Voice of Kosovo». 5) I negoziati tra l’AELS e il Kosovo sono in corso. Nel 2022 si sono svolte due tornate negoziali, che hanno permesso di fare progressi su tutti i fronti. L’ultima tornata negoziale si è tenuta nel giugno del 2024 a Ginevra, mentre la prossima è in programma a Pristina nel settembre di questo stesso anno.