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24.4267 · Postulato · 2024-11-04

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Trasmesso al Consiglio federale

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di elaborare un rapporto sull’impatto dell’inclusione nei suoi mandati di negoziazione per gli accordi di libero scambio (ALS) di una richiesta di clausola che esorta l’altra parte ad aderire all’Unione internazionale per la protezione delle novità vegetali (UPOV) e a impegnarsi così a rispettare le disposizioni della UPOV 91.

Il rapporto deve esaminare:

  • le implicazioni economiche (PIL, occupazione ecc.) per la Svizzera e le aziende svizzere;

  • le conseguenze per la Svizzera se si riferisse unicamente all’Accordo TRIPS dell’OMC;

  • gli effetti dell’adesione alla UPOV 91 sui Paesi del Sud (in termini economici, di accesso alle sementi, di biodiversità, di diritti degli agricoltori ecc.);

  • la compatibilità con gli impegni della Svizzera nell’ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile, dei diritti umani e della sicurezza alimentare.

Una minoranza della Commissione (Haab, Graber, Grüter, Marchesi, Michel Simon, Portmann, Reimann Lukas, Rüegger, Vontobel) propone di respingere il postulato.

Begründung

Nei negoziati relativi agli ALS, la Svizzera chiede ai Paesi partner di iscrivere una clausola con la quale si impegnano a osservare le disposizioni dell’UPOV 91 nell’ambito dei sistemi di protezione stretta delle varietà vegetali. Tale richiesta va oltre i requisiti dell’Accordo TRIPS negoziato da 123 Paesi membri dell’OMC. L’effetto è un’omogenizzazione dei sistemi di protezione delle varietà vegetali nel mondo, ma anche una forte limitazione della libertà di riproduzione e dello scambio delle sementi interessate.

Contrariamente all’Accordo TRIPS, l’UPOV 91 non è incontestata nemmeno in Svizzera. La Norvegia (Paese membro dell’AELS), ad esempio, non vi ha aderito. Per garantire la libera riproduzione delle principali sementi utilizzate dagli agricoltori locali, neppure la Svizzera la applica integralmente.

Ovunque nel mondo l’adozione delle clausole UPOV 91 scatena accesi dibattiti, come recentemente in Thailandia.

Infatti, se le multinazionali produttrici di sementi ritengono che una normativa internazionale comune aiuti tanto la ricerca quanto la lotta alla fame, le associazioni di agricoltori, le ONG e l’ONU ritengono che la Convenzione contribuisca al contrario al peggioramento delle condizioni degli agricoltori e della biodiversità.

Per questi motivi il relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione, Michael Fakhri, ha recentemente denunciato le pratiche di negoziazione della Svizzera, che, a parer suo, minacciano il diritto all’alimentazione nei Paesi del Sud.

Alla luce delle possibili conseguenze per l’economia nazionale, per i Paesi del Sud e per l’immagine del nostro Paese, è necessario valutare se sia opportuno che la Svizzera continui a sollevare la questione, sempre più controversa, nel quadro dei negoziati relativi agli ALS.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

In quanto Paese innovativo e importante polo di ricerca, la Svizzera è interessata a una protezione adeguata ed efficace della proprietà intellettuale nei Paesi partner. Questo è il motivo per cui i mandati negoziali per gli accordi di libero scambio (ALS) prevedono sempre che la Svizzera sostenga un livello adeguato di protezione della proprietà intellettuale, che comprende anche la protezione delle varietà vegetali. Come spiegato più volte (interpellanza 22.3446 e interrogazione 20.1083), all’inizio dei negoziati per un accordo di libero scambio l’AELS propone sempre di fare riferimento alla Convenzione internazionale per la protezione delle novità vegetali (RS 0.232.163, di seguito Convenzione UPOV). L’AELS non fa però dipendere (e non lo farà nemmeno in futuro) la conclusione di un ALS dall’adesione alla Convenzione UPOV né dall’adozione delle norme corrispondenti. È aperta a trovare soluzioni alternative individuali con i Paesi partner affinché garantiscano una protezione adeguata ed efficace delle varietà vegetali. Ne sono un esempio gli accordi di libero scambio con l’Indonesia, le Filippine o l’India, o ancora il previsto accordo con la Thailandia. La Svizzera riconosce che i sistemi formali e informali svolgono un ruolo decisivo nel garantire la sicurezza alimentare e nella gestione dei problemi ambientali. È inoltre consapevole del fatto che molti agricoltori, soprattutto i piccoli proprietari nei Paesi in via di sviluppo, si procurano le sementi attraverso vari sistemi. Il nostro Paese sostiene, ad esempio, le istituzioni e le capacità degli agricoltori in relazione ai vari sistemi di sementi nell’ambito dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, nonché attraverso i programmi della DSC.L’impatto potenziale delle disposizioni sulla protezione delle varietà vegetali è esaminato nelle analisi di sostenibilità dei singoli ALS. Ad esempio, nell’analisi relativa al previsto accordo di libero scambio con la Thailandia, pubblicata nel settembre 2024 (https://www.efta.int/sites/default/files/2024-09/SIA-EFTA-Thailand-FTA-Final-Report.pdf), si esaminano i punti menzionati nel postulato, quali l’impatto potenziale dell’ALS sui piccoli agricoltori, sulla biodiversità e sullo sviluppo di nuove varietà resistenti al clima o alle malattie nell’ottica di un’agricoltura più sostenibile e di una maggiore produttività e sicurezza alimentare. Nell’analisi si afferma che la Convenzione UPOV riguarda solo le varietà moderne e di nuova generazione e non impedisce agli agricoltori di utilizzare le varietà tradizionali. Si sottolinea inoltre che l’impatto specifico sugli agricoltori dipende dal modo in cui la flessibilità prevista dalla Convenzione UPOV viene attuata a livello nazionale. L’analisi conferma quindi l’approccio della Svizzera e dell’AELS.La Svizzera si avvale anche della flessibilità prevista dalla versione del 1991 della Convenzione UPOV, come ad esempio del privilegio degli agricoltori. A questo proposito, il Consiglio federale desidera chiarire che la legislazione svizzera sulla protezione delle varietà vegetali è compatibile con le disposizioni della versione del 1991 della Convenzione UPOV.È difficile fare affermazioni generalizzate sugli effetti sui «Paesi del Sud», soprattutto perché le circostanze e le esigenze variano da un Paese all’altro. Al contrario, gli effetti delle disposizioni in materia di protezione delle varietà vegetali sono già analizzati nelle analisi di sostenibilità per i singoli ALS. Considerare le specificità dei vari Paesi in queste analisi consente di trarre conclusioni più significative rispetto a un’ulteriore analisi globale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che una valutazione generale, come richiesto dal postulato, non apporterebbe nuove conoscenze, anzi comporterebbe un inutile dispendio di risorse.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.