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24.4492 · Mozione · 2024-12-19

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento un progetto di legge che preveda l’introduzione di un congedo prenatale di tre settimane, finanziato tramite le indennità di perdita di guadagno. Questo congedo non dovrà intaccare il congedo di maternità che segue il parto.

Begründung

Secondo il rapporto redatto in adempimento del postulato 15.3793, le donne incinte devono interrompere l’attività professionale durante la gravidanza nell’80 per cento dei casi. Nelle due settimane prima del parto, il 70 per cento delle future madri è in congedo malattia. Soltanto 1 donna su 6 lavora fino al parto. La scuola universitaria sanitaria vodese (HESAV, HES-SO) e il centro universitario di medicina generale e salute pubblica Unisanté di Losanna hanno svolto uno studio FNS sulla protezione della maternità sul lavoro, incentrato su pratiche, ostacoli e risorse nel periodo 2017–2020. Lo studio ha rilevato lacune nella protezione delle lavoratrici incinte che gravano sulla salute di queste ultime e dei loro nascituri, come pure sul funzionamento delle imprese. Questa situazione mette a repentaglio la salute delle impiegate e dei loro figli.Provoca un aumento delle assenze per malattia e dei premi dell’assicurazione d’indennità giornaliera, come pure la disorganizzazione delle attività delle imprese legata a queste assenze.Può ostacolare il ritorno all’attività professionale delle donne, essere fonte di discriminazione e generare una perdita di competenze per l’impresa.Nel suo parere in risposta alla mozione 21.3155, il Consiglio federale si oppone all’introduzione di un congedo prenatale per due motivi: la crisi del coronavirus che indeboliva datori di lavoro e salariati e le spese legate al progetto (200 mio., secondo il Consiglio federale). Considerata l’ottima ripresa economica, il primo argomento non è più d’attualità. Per quanto concerne le spese, un’analisi più ampia dell’impatto economico delle lacune nella protezione delle lavoratrici incinte dovrebbe piuttosto motivare a introdurre un congedo prenatale. Al fine di proteggere meglio le future madri e i nascituri, ma anche per far sì che ogni impresa, a prescindere dalle sue dimensioni e attività, possa offrire condizioni sicure alle sue collaboratrici incinte e mantenere l’impiego di personale formato, promuovendo nel contempo la salute sul lavoro di tutti i dipendenti, chiediamo l’introduzione di un congedo prenatale per le tre settimane prima del parto, a complemento della protezione della salute nel corso dell’intera gravidanza.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale si è già espresso sulla proposta di introdurre un congedo prenatale nel suo rapporto in adempimento del postulato Maury Pasquier 15.3793 «Interruzione dell’attività professionale prima del parto e congedo prenatale», basato sul rapporto di ricerca redatto nel 2017 dall’Ufficio di studi di politica del lavoro e politica sociale BASS «Erwerbsunterbrüche vor der Geburt» (disponibile, in tedesco con riassunto in italiano, all’indirizzo www.ufas.admin.ch > Pubblicazioni & Servizi > Ricerca e valutazione > Rapporti di ricerca [inserire «2/18» nel campo di ricerca]), come pure nel quadro delle mozioni Baume-Schneider 21.3283 «Proteggere la maternità prima del parto» e Wasserfallen Flavia 21.3155 «Proteggere la maternità prima del parto», depositate in seguito al rapporto in questione e respinte dal Parlamento. L’analisi effettuata nell’ambito del summenzionato rapporto del Consiglio federale giunge alla conclusione che le interruzioni dell’attività professionale dovute a una gravidanza sono già sufficientemente coperte. In effetti, se per motivi di salute una salariata incinta non può più lavorare, il datore di lavoro è tenuto a continuare a versarle il salario nel corso della durata del rapporto di lavoro (art. 324a cpv. 1 e 3 del Codice delle obbligazioni [RS 220]; art. 35 cpv. 3 della legge sul lavoro [RS 822.11]). La durata del pagamento continuato del salario dipende di norma dal numero di anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Inoltre, numerose imprese stipulano un’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia, cosicché i loro salariati sono generalmente assicurati per al massimo 720 giorni contro le perdite di guadagno dovute a malattia, con una copertura pari almeno all’80 per cento del salario. Secondo il rapporto, circa il 95 per cento delle donne incinte riceve tra l’80 e il 100 per cento del proprio salario nel periodo dell’incapacità al lavoro per motivi di salute. Il 67 per cento riceve il salario integrale. Inoltre, soltanto l’1 per cento delle donne interessate riceve meno dell’80 per cento del salario in caso di assenza per motivi di salute, a fronte del 3 per cento in caso di assenza per divieto di occupazione e dello 0 per cento in caso di assenza mediante semplice preavviso. A non ricevere alcun salario sono il 4 per cento delle donne in caso di assenza per motivi di salute, il 7 per cento in caso di assenza per divieto di occupazione e il 6 per cento in caso di assenza mediante semplice avviso. Va rilevato che l’introduzione di un congedo prenatale interesserebbe anche i datori di lavoro, in quanto permetterebbe una migliore prevedibilità e ridurrebbe i loro rischi finanziari liberandoli dall’obbligo di continuare a versare il salario nel periodo in questione. Inoltre, le assenze di lunga durata ostacolano l’organizzazione del lavoro interna all’impresa. Se la maggioranza delle madri interpellate vi è favorevole, le relative motivazioni non sono economiche, bensì organizzative. Le madri in questione preferirebbero tuttavia utilizzare queste settimane supplementari dopo il parto piuttosto che prima. Il congedo prenatale proposto sostituirebbe dunque semplicemente spese già coperte, peraltro senza che ve ne sia un bisogno comprovato. Non migliorerebbe la situazione della grande maggioranza delle donne e rischierebbe persino di peggiorare quella delle donne che attualmente ricevono il salario integrale. Secondo le stime effettuate, l’introduzione di un congedo prenatale di tre settimane genererebbe spese supplementari per le IPG pari a circa 200 milioni di franchi all’anno (in base alle spese del 2023). Inoltre, in adempimento di diversi mandati parlamentari il Consiglio federale sta elaborando un messaggio e un disegno di legge su un’armonizzazione delle IPG (armonizzazione degli assegni per l’azienda e degli assegni per i figli, prolungamento dell’indennità di maternità in caso di degenza ospedaliera della madre per almeno due settimane dopo il parto, indennità di assistenza in caso di degenza ospedaliera del figlio). Se fosse introdotto un congedo prenatale, occorrerebbe verificare se sia possibile mantenere l’attuale tasso di contribuzione dello 0,5 per cento, tenuto conto della revisione in corso.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.