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25.3433 · Interpellanza · 2025-05-05

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il 5 novembre 2024, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato nuove regole per il trattamento delle acque di scarico. La direttiva relativa al trattamento delle acque reflue urbane, adottata originariamente nel 1991, mirava a «proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi di acque reflue da fonti urbane e settori specifici». Tuttavia, una valutazione effettuata dalla Commissione europea nel 2019 ha rivelato che alcune fonti di inquinamento, in particolare i microinquinanti nocivi, non erano ancora sufficientemente regolamentate.

In risposta, il Consiglio dell’Unione europea ha rafforzato l’applicazione del principio «chi inquina paga», imponendo alle industrie responsabili delle emissioni di microinquinanti di sostenere almeno l’80 per cento dei costi aggiuntivi associati alla loro eliminazione.

A questo proposito, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

  1. Come viene applicato il principio «chi inquina paga» in Svizzera per il trattamento delle acque di scarico, in particolare per quanto riguarda i microinquinanti?

  2. Qual è la percentuale di microinquinanti provenienti rispettivamente dall’industria, dalle economie domestiche e dall’agricoltura nelle acque trattate dalle stazioni di depurazione delle acque di scarico? Esistono altri emettitori di microinquinanti tossici e quali quantità rilasciano?

  3. In che modo gli attori citati nella seconda domanda contribuiscono al finanziamento delle misure di trattamento delle acque di scarico, in linea con il principio «chi inquina paga»?

  4. In che modo le stazioni di depurazione delle acque di scarico eliminano le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) e l’acido trifluoroacetico (TFA)? A quanto ammontano i costi annuali per questi trattamenti? Chi ne garantisce la realizzazione e il finanziamento? In questo caso si applica il principio «chi inquina paga»? Se no, perché?

  5. Quali misure sono previste per evitare che questi costi ricadano interamente sulla collettività?

Stellungnahme des Bundesrates

1 e 3) In linea di principio, i costi per lo smaltimento delle acque di scarico sono sostenuti da chi ne è la causa: economie domestiche, industria e artigianato. Questi sono tenuti a versare delle tasse (art. 60a della legge federale sulla protezione delle acque [LPAc; RS 814.20]), che, di regola, vengono riscosse dai Comuni, mentre i Cantoni sono responsabili dell’esecuzione e della vigilanza. Per quanto concerne i microinquinanti, circa 140 stazioni di depurazione delle acque di scarico selezionate sono tenute a prendere delle misure per la loro eliminazione entro il 2040, nel quadro del programma di potenziamento in corso dal 2016. Tuttavia, poiché l’intera popolazione contribuisce all’inquinamento delle acque con microinquinanti e non solo gli abitanti e le aziende nei bacini imbriferi di queste 140 stazioni, è stata introdotta una tassa federale supplementare sulle acque di scarico (art. 60b LPAc). Ogni anno, tutte le stazioni di depurazione delle acque di scarico versano una tassa di nove franchi per ogni abitante allacciato. Con questi mezzi la Confederazione sostiene il 75 per cento degli investimenti iniziali per la riduzione dei microinquinanti (art. 61a LPAc). I costi supplementari che superano gli investimenti iniziali sovvenzionati vengono trasferiti alle economie domestiche allacciate e alle imprese industriali e artigianali attraverso gli emolumenti esistenti. L’industria e l’artigianato devono inoltre trattare le proprie acque di scarico secondo lo stato della tecnica e le direttive del Cantone prima dell’immissione nelle acque o nelle canalizzazioni, sostenendo i relativi costi. Numerose aziende agricole non sono allacciate alle stazioni di depurazione delle acque di scarico e devono disporre di piazze di lavaggio per irroratrici di prodotti fitosanitari. 2) Oltre alle fonti di microinquinanti citate nella domanda, sono da prendere in considerazione anche il drenaggio stradale, gli ospedali o le imprese artigianali. La percentuale della singola fonte rispetto al totale dipende in larga misura dal bacino imbrifero. Sono attualmente in corso misurazioni per ottenere una panoramica a livello nazionale dei microinquinanti presenti nelle acque di scarico. 4 e 5) In linea di principio, l’immissione delle PFAS nelle acque di scarico dovrebbe essere evitata il più possibile alla fonte, poiché in particolare le PFAS a catena corta e i TFA sono difficili da eliminare con i metodi di depurazione in uso. Non è attualmente possibile stimare i costi per eventuali trattamenti aggiuntivi. Su incarico dell’Ufficio federale dell’ambiente, l’Istituto per la Ricerca sulle acque Eawag sta studiando l’efficacia dei diversi metodi di depurazione delle stazioni per quanto riguarda l’eliminazione delle PFAS. Qualora fossero necessari ulteriori metodi con conseguenti costi supplementari, il finanziamento secondo il principio di causalità avverrebbe in conformità con le norme in vigore sopra illustrate, ai sensi della LPAc.