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Ridistribuzione dei proventi derivanti dai dazi per rafforzare il potere d’acquisto e la resilienza economica

25.3520 · Mozione · 2025-05-07

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di creare le basi legali per istituire dazi doganali sui prodotti industriali e sui servizi. I proventi saranno interamente ridistribuiti alla popolazione su base pro capite, come avviene per la tassa sul CO₂. L’obiettivo consiste nel salvaguardare il potere d’acquisto e stabilizzare la domanda interna in caso di conflitti economici di portata internazionale.

Begründung

Ogni anno la Svizzera importa beni e servizi dagli Stati Uniti per un ammontare di rispettivamente circa 14 e 49 miliardi di franchi. Alla luce dell’orientamento dell’attuale Presidente degli Stati Uniti in materia di politica economica, i dazi stanno ridiventando uno strumento rilevante per esercitare pressione a livello geopolitico. Per poter reagire in maniera adeguata, la Svizzera necessita di una base giuridica che le consenta di adottare rapidamente contromisure ad hoc. Tali provvedimenti potrebbero diventare necessari se gli Stati Uniti dovessero persistere nella loro irrazionale politica doganale e se la Svizzera si vedesse dunque costretta, a sua volta, ad una contromossa. Questa base legale consentirà inoltre al governo elvetico di riprendere rapidamente eventuali controdazi applicati dall’UE, in modo da evitare che gli Stati Uniti aggirino i dazi passando dalla Svizzera.La ridistribuzione integrale alla popolazione dei proventi generati dai dazi rappresenta un elemento fondamentale della misura in questione, concepita non solo per salvaguardare il potere d’acquisto, ma anche la legittimità politica. Si vuole evitare che i dazi doganali vengano percepiti come una tassa occulta che va colpire principalmente il ceto medio.Situazione attuale: di recente Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti, ha annunciato l’imposizione di dazi doganali generalizzati del 10 per cento su tutte le importazioni negli Stati Uniti a partire dal 5 aprile 2025. I prodotti svizzeri potrebbero addirittura essere oggetto di dazi maggiorati che ammonterebbero al 31 per cento e non si possono escludere ulteriori inasprimenti. La Svizzera non può accettare di svolgere esclusivamente un ruolo passivo, bensì deve modernizzare i propri strumenti di politica economica.Una serie di dazi temporanei, mirati e ben coordinati con una ridistribuzione dei proventi a favore della società, rappresenta una risposta commisurata ed efficace. Un provvedimento di questo tipo rafforza la resilienza economica e tutela la pace sociale.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

I dazi sui prodotti industriali sono stati completamente aboliti il 1° gennaio 2024 tramite la revisione della legge sulla tariffa delle dogane (RS 632.10). Una reintroduzione di tali dazi non sarebbe nell’interesse dell’economia svizzera e quindi il Consiglio federale non prende in considerazione questa eventualità. L’abolizione dei dazi sui prodotti industriali rafforza la competitività dell’industria elvetica e riduce i costi a carico dei consumatori e delle aziende sul territorio svizzero. Una reintroduzione dei dazi dovrebbe essere finanziata dagli operatori economici elvetici e non porterebbe alcun beneficio alla Svizzera in termini di politica commerciale. Da un punto di vista giuridico, un’ipotetica reintroduzione dei dazi in questione dovrebbe essere decisa dal Parlamento mediante una modifica di legge. Non sussiste alcuna base giuridica che permetta di applicare dazi ai servizi. L’eventuale introduzione di dazi su prodotti e servizi industriali sarebbe in ogni caso soggetta a pesanti restrizioni in base agli obblighi assunti dalla Svizzera a livello di diritto internazionale nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e dei numerosi accordi di libero scambio conclusi. Per il momento il Consiglio federale ha deciso di non adottare contromisure nei confronti degli Stati Uniti e di proseguire i colloqui con il governo americano. Eventuali contromisure comporterebbero dei costi per l’economia svizzera, anche per i consumatori, in particolare a causa dell’aumento dei prezzi delle importazioni dagli Stati Uniti. Inoltre, le esportazioni verso la Svizzera rappresentano solo una quota molto ridotta del volume commerciale complessivo degli Stati Uniti. Ipotetiche contromisure da parte della Svizzera non sortirebbero dunque l’effetto desiderato, ma potrebbero invece portare a nuovi dazi doganali ancora più elevati da parte degli Stati Uniti sulle merci provenienti dal territorio elvetico. Un inasprimento delle tensioni commerciali non è nell’interesse del nostro Paese. Per i motivi esposti in precedenza, il Consiglio federale ritiene inoltre che sia meglio evitare di adottare eventuali dazi compensativi nei confronti degli Stati Uniti, analogamente a quanto potrebbe decidere di fare l’UE. Per effetto dei controlli doganali svolti dall’Unione Europea e dell’applicazione delle regole di origine in relazione al traffico delle merci tra la Svizzera e l’UE, l’eventualità che gli Stati Uniti tentino di aggirare i dazi attraverso la Svizzera è piuttosto remota. Se il Consiglio federale adottasse contromisure nei confronti degli Stati Uniti, in particolare introducendo dazi doganali, potrebbe ricondurre l’adozione di un tale provvedimento alla legge sulla tariffa delle dogane (RS 632.10, art. 7) e alla legge federale sulle misure economiche esterne (RS 946.201, art. 1). Queste due leggi prevedono che il Consiglio federale possa intervenire nel caso in cui, a causa di misure estere o condizioni straordinarie all’estero, il traffico delle merci, dei servizi o dei pagamenti dovesse subire ripercussioni tali da pregiudicare gli interessi economici essenziali della Svizzera. In tal caso, il Consiglio federale potrebbe introdurre temporaneamente dazi doganali sulle merci e adottare misure volte a sorvegliare, assoggettare a permesso, limitare o proibire il transito delle merci e il traffico dei servizi. Come menzionato in precedenza, gli obblighi assunti dalla Svizzera a livello di diritto internazionale comporterebbero tuttavia pesanti restrizioni in tal senso.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

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