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25.4758 · Interpellanza · 2025-12-19

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Socfin, un Gruppo agroalimentare che opera dalla Svizzera ma praticamente sconosciuto ai più, è rimbalzato nelle cronache di tutto il mondo perché è emerso che nelle sue piantagioni si verificano casi di abusi sessuali, violenza, sfollamenti e inquinamento ambientale. Le storie raccontate dalle persone coinvolte fanno rabbrividire.

Si tratta di un Gruppo poco trasparente che gestisce più di 30 società affiliate, collegate l’una con l’altra, quattro delle quali si trovano a Friburgo. Sebbene Socfin abbia la sua sede ufficiale in Lussemburgo, negli ultimi anni la maggior parte delle attività riguardanti le materie prime e la gestione delle piantagioni è stata trasferita in Svizzera, in virtù della bassa imposizione fiscale a carico delle imprese.

Nella sua ultima indagine sulla rilevanza del commercio di materie prime per l’economia svizzera, l’UST afferma che il «settore del commercio di materie prime si basa principalmente su un numero ristretto di grandi imprese, che rivestono un ruolo centrale nel commercio svizzero complessivo. Questi operatori chiave sono raggruppati in alcuni sottosettori e regioni, a dimostrazione dell’elevato grado di concentrazione del settore».

Nel campo delle materie prime i rischi di violazione dei diritti umani e di distruzione ambientale sono particolarmente elevati, eppure imprese come Socfin possono condurre le loro attività tramite la Svizzera senza dover rispondere delle gravi violazioni dei diritti umani legate alle loro operazioni. Il 3 settembre 2025 il Consiglio federale ha deciso di presentare un controprogetto indiretto all’iniziativa per multinazionali responsabili. Le norme svizzere dovranno tenere conto degli standard riconosciuti a livello internazionale.

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

  1. Condivide l’opinione secondo la quale i rischi di violazione dei diritti umani e di inquinamento ambientale siano particolarmente elevati nell’ambito del commercio di materie prime?

  2. È d’accordo sul fatto che, nel quadro di una futura regolamentazione, occorrerà analizzare con grande attenzione la situazione del settore delle materie prime alla luce della forte concentrazione sul territorio elvetico?

  3. In che modo intende far sì che una futura regolamentazione tenga conto in maniera adeguata dei rischi legati al commercio di materie prime?

  4. Le multinazionali attive nel commercio di materie prime sono spesso caratterizzate da fatturati molto elevati, ma da un numero di dipendenti piuttosto basso. In che modo il Consiglio federale può garantire che questa specificità settoriale sia adeguatamente considerata nel quadro di una futura regolamentazione?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Secondo il «Rapporto di base sulle materie prime» del 2013 a cura della piattaforma interdipartimentale dedicata alle materie prime, i rischi di violazioni dei diritti umani e di danni ambientali in tale settore sono elevati. Per affrontare il problema, oltre a intrattenere un dialogo costante con il settore nell’ambito della piattaforma sulle materie prime, cogestita dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), l’Esecutivo ha pubblicato una guida per aiutare le imprese commerciali a rispettare i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. Questa pubblicazione, realizzata nel 2018 in stretta collaborazione con esperti del settore, rappresentanti cantonali e la società civile, viene aggiornata regolarmente e può essere consultata online (www.commodity-trading.org). Il Consiglio federale ha adottato anche un Piano d’azione nazionale 2024-2027 su imprese e diritti umani.

2. / 3. Tutte le aziende di certe dimensioni sono già tenute a pubblicare informazioni sulla sostenibilità. Un possibile adeguamento delle disposizioni in materia è stato posto in consultazione dal Consiglio federale dal 26 giugno al 17 ottobre 2024. Inoltre, dal 2022 sono in vigore obblighi di diligenza e trasparenza per quanto riguarda il lavoro minorile e, specificamente per il settore delle materie prime, in relazione ai «minerali di conflitto». Il 3 settembre 2025, il Consiglio federale ha deciso di opporre un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare federale «Per grandi imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente». Il controprogetto, le cui disposizioni non andranno oltre le future normative dell’UE (in particolare le semplificazioni della direttiva sui doveri di diligenza CSDDD e della direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità CSRD, introdotte dalla direttiva «Omnibus»), terrà conto delle norme riconosciute a livello internazionale in merito agli obblighi di diligenza e di pubblicazione di informazioni sulla sostenibilità. Il Consiglio federale prevede di adottare l’avamprogetto preliminare e di inviarlo in consultazione entro la fine di marzo 2026.

4. Dal 2020 l’Ufficio federale di statistica (UST) procede al conteggio del numero di imprese e di posti di lavoro nel settore commerciale in Svizzera, statistica che la SECO completa su base triennale con un’analisi del numero di posti di lavoro legati ai servizi di supporto al commercio (finanza, assicurazioni, certificazione ecc.). Secondo queste analisi, il numero di imprese e posti di lavoro nel settore del commercio è rispettivamente di circa 975 e 10 000 (dati del 2024), mentre i posti di lavoro legati ai servizi di supporto al commercio ammontano a 1644 (dati del 2022). Nel 2025, su mandato del Consiglio federale, l’UST ha pubblicato per la prima volta una statistica sul contributo del commercio al valore aggiunto svizzero, stimato in 19,2 miliardi di franchi svizzeri, pari al 2,3 per cento del totale (dati del 2024).