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25.4877 · Interpellanza · 2025-12-19

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Secondo l’approccio della transizione giusta, la transizione ecologica non deve avvenire a scapito della questione sociale. Questo concetto richiede di tenere conto dell’impatto delle politiche ambientali sui gruppi più vulnerabili, considerando le diverse dimensioni della giustizia (distributiva, procedurale, di riconoscimento, ecc.) e prestando particolare attenzione ai processi di decarbonizzazione dell’economia e ai loro effetti sull’occupazione. Solo una transizione giusta può garantire che le misure ecologiche vengano ampiamente accettate e assicurare che le disuguaglianze non aumentino.

La transizione giusta è menzionata nel preambolo dell’Accordo di Parigi sul clima e, nella sua risposta all’interpellanza 25.4069, il Consiglio federale (CF) scrive che «In occasione delle Conferenze delle Nazioni Unite sul clima, la Svizzera si impegna per far sì che, in particolare nel contesto delle discussioni su una giusta transizione, i diritti umani siano tenuti in considerazione».

In questo contesto chiedo al CF di rispondere alle seguenti domande.

1. Come definisce la transizione giusta? Ha una propria definizione di transizione giusta nel contesto svizzero?

2. Condivide il parere secondo cui la transizione ecologica, in particolare la decarbonizzazione dell’economia svizzera, non potrà avvenire senza giustizia sociale?

3. Dispone di metodi per identificare e valutare i rischi socioeconomici e in termini di disuguaglianze nell’attuazione della sua politica climatica? In caso affermativo, come intende utilizzarli? In caso contrario, prevede di svilupparli?

4. Come intende integrare il concetto di transizione giusta nella politica climatica svizzera?

5. In che modo si assicura di identificare e sfruttare tutte le possibili sinergie tra obiettivi ambientali e sociali nell’elaborazione e nell’attuazione delle sue politiche ambientali e sociali?

6. Di fronte a un tasso di povertà che resta stabile in Svizzera dal 2017, come intende integrare le sfide della transizione giusta nella sua strategia nazionale di lotta contro la povertà?

7. È a conoscenza delle strategie e delle politiche pubbliche attuate in materia di transizione giusta nell’UE e nei Paesi limitrofi? In caso affermativo, quali insegnamenti ne trae per la Svizzera?

Stellungnahme des Bundesrates

1-2) Il Consiglio federale non ha una propria definizione di transizione giusta, ma è convinto che la decarbonizzazione sia possibile soltanto se concepita in modo socialmente sostenibile. Allo stesso modo, ritiene che la transizione debba essere sostenibile anche dal punto di vista economico e tecnicamente fattibile. La strategia climatica a lungo termine della Svizzera si basa su dieci principi che dovrebbero guidare e plasmare le azioni in materia di politica climatica. Di questi, il principio 7 sancisce che la transizione a emissioni nette pari a zero deve avvenire in modo socialmente sostenibile. I carichi finanziari supplementari per le economie domestiche a basso reddito o per determinate regioni devono essere evitati o compensati con ammortizzatori adeguati. Inoltre, secondo l’articolo 11 capoverso 3 della legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (RS 814.310), le proposte del Consiglio federale mirano al rafforzamento dell’economia e alla sostenibilità sociale. 3-5) Quando si elabora un progetto di legge, come nel caso della revisione della legge sul CO₂ (RS 641.71), vengono passati al vaglio tutti i potenziali impatti ambientali, economici e sociali mediante un’analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR) oppure con il metodo della valutazione economica delle misure ambientali (VOBU). Nell’ambito dell’AIR approfondita attualmente in corso per la revisione della legge sul CO₂ per il periodo successivo al 2030 si sta analizzando in modo esplicito in che misura tali impatti potrebbero riguardare le economie domestiche e, in particolare, i gruppi di popolazione particolarmente colpiti, nonché quali misure potrebbero essere necessarie per attenuarne gli effetti negativi. Inoltre, la collaborazione in gruppi di lavoro interdipartimentali su temi sovraordinati assicura un costante scambio di conoscenze, in modo che questioni interdisciplinari quali il clima e la politica sociale non siano considerate in modo isolato. 6) Con la trasmissione della mozione Revaz 23.4450 «Lottare contro la povertà proseguendo il programma di prevenzione e adottando una strategia nazionale» al Consiglio federale, il Parlamento ha incaricato l’elaborazione di una strategia nazionale di lotta contro la povertà, che si baserà sul rapporto di monitoraggio della povertà a livello nazionale pubblicato il 25 novembre 2025. La Confederazione considera la povertà con una prospettiva multidimensionale incentrata sull’aspetto economico. Questa prospettiva è particolarmente adatta ad affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e della politica climatica poiché, oltre alle condizioni finanziarie, tiene conto anche di altri ambiti della vita come salute, attività lucrativa o alloggio. Tuttavia, è necessario osservare che i criteri della sostenibilità sociale non si limitano alla prevenzione e alla lotta alla povertà. 7) Con l’istituzione di un Fondo sociale per il clima (Social Climate Fund) inteso come nuovo meccanismo di finanziamento europeo, l’UE vuole garantire che la decarbonizzazione avvenga in modo socialmente equo (regolamento [UE] 2023/955), soprattutto in considerazione del nuovo sistema di scambio di quote di emissioni per edifici e trasporti (ETS2). Ciascuno Stato membro presenta un piano sociale per il clima che mostra, tra le altre cose, quali famiglie, microimprese e utenti dei trasporti sono particolarmente vulnerabili e contiene anche le misure necessarie per mitigare l’impatto. Nell’ambito dell’AIR attualmente in corso per la revisione della legge sul CO₂ per il periodo successivo al 2030 si analizzano anche le misure proposte dagli Stati membri dell’UE, per valutare se misure analoghe di mitigazione dell’impatto sociale siano opportune e attuabili in Svizzera. Il nostro Paese monitora regolarmente gli sviluppi in questo ambito anche in seno a organismi internazionali come l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).