26.3172 · Interpellanza · 2026-03-18
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
Qual è l’aliquota IVA massima ideale?
Quali sono le priorità in merito alle necessità da soddisfare tramite l’IVA?
Nel prossimo futuro sono previste riduzioni dell’IVA?
In caso di aumenti dell’IVA, quali imposte sarebbe necessario ridurre?
Il Consiglio federale può confermare che l’aumento dell’IVA comporta un calo dei consumi, una riduzione dei salari, una perdita di posti di lavoro, un rallentamento della crescita economica come anche una diminuzione dell’attrattiva della piazza economica?
Begründung
Da vari mesi il Consiglio federale propone alcuni aumenti dell’IVA allo scopo di finanziare diverse politiche pubbliche. Per finanziare le uscite supplementari a favore della sicurezza e dell’esercito, il Consiglio federale suggerisce di aumentare l’IVA di 0,8 punti percentuali. Allo scopo di finanziare l’ampliamento ferroviario, l’Esecutivo prevede di prorogare oltre il 2030 l’uno per mille dell’IVA. Sono in corso discussioni per aumentare l’IVA di 0,7 punti percentuali allo scopo di finanziare la 13esima mensilità AVS. Infine, il Consiglio federale ha proposto di innalzare l’IVA per finanziare l’assicurazione per l’invalidità.
Questo gran numero di proposte di aumento dell’IVA mi lascia perplesso. L’IVA è un’imposta che si applica all’intera popolazione senza considerare la capacità economica dei singoli. Le entrate IVA della Confederazione ammontano a circa 27 miliardi di franchi all’anno. Queste entrate non possono però essere incrementate all’infinito alla luce delle altre imposte in vigore.
Simili aumenti richiedono riflessioni approfondite. È infatti risaputo che, dopo l’approvazione di eventuali aumenti o riduzioni dell’aliquota IVA, risulta molto difficile tornare sui propri passi.
Quando, oltre settant’anni fa, Maurice Lauré introdusse l’IVA in Francia, affermò che non esisteva un’aliquota IVA «magica», ma che bisognava trovare un giusto equilibrio tra la redditività finanziaria, la neutralità economica, l’accettazione politica e la limitazione delle frodi. Evidenziava il fatto che l’aliquota dovesse rimanere moderata, ma di ampia portata.
Poiché si applica soprattutto ai mezzi di produzione impiegati nell’attività lavorativa, se l’aliquota IVA è troppo elevata cresce il rischio di ricorrere al lavoro nero.
Da un recente studio di Avenir Suisse[1] è emerso soprattutto il fatto che un aumento dall’IVA grava pesantemente sui salari, sugli impieghi, sulla crescita e sull’adeguamento delle spese.
In Svizzera, l’aliquota IVA attuale è pari all’8,1 per cento per la maggior parte dei prodotti e dei servizi. L’aliquota in vigore nel nostro Paese è molto più bassa rispetto a quella di numerosi altri Stati dell’Unione europea, dove l’aliquota normale ammonta in media a circa il 21,8 per cento.
Stellungnahme des Bundesrates
Non esiste un’aliquota IVA «ideale» o massima scientificamente riconosciuta. La letteratura economica in materia di imposizione del consumo e dei beni evidenzia che la valutazione delle aliquote IVA dipende da diversi fattori, in particolare dall’ampiezza della base di calcolo, dalla strutturazione delle altre imposte, dagli obiettivi di ripartizione, dal fabbisogno finanziario dello Stato e dai possibili adeguamenti comportamentali dei contribuenti. Il Consiglio federale condivide, in linea di principio, l’idea di puntare su un’aliquota d’imposta moderata e una base di calcolo ampia.
L’IVA è un’imposta generale sul consumo con una base di calcolo di ampia portata. È particolarmente indicata per il finanziamento di compiti a favore dell’intera società. In Svizzera contribuisce a finanziare sia i compiti generali della Confederazione sia, in una certa misura, spese specifiche, soprattutto nel settore delle assicurazioni sociali e delle infrastrutture dei trasporti. Nel 2024, circa tre quarti delle entrate a titolo di IVA sono confluite nelle risorse generali della Confederazione, mentre poco meno di un quarto era a destinazione vincolata. L’utilizzo concreto delle entrate è stabilito di volta in volta nell’ambito dei processi decisionali politici.
Attualmente non sono previste riduzioni generali dell’IVA. I tentativi di ottenere una riduzione senza incidenza sul gettito fiscale mediante l’introduzione di un’aliquota unica e la soppressione delle deroghe non hanno finora raccolto il sostegno della maggioranza (cfr., tra l’altro, il parere del Consiglio federale alla mozione Caroni 21.3444 Un’aliquota unica per l’imposta sul valore aggiunto).
L’obiettivo degli adeguamenti dell’IVA attualmente in discussione è generare entrate supplementari per finanziare determinati compiti statali. Il Consiglio federale non adotta un approccio meccanico secondo cui gli aumenti di un’imposta comportano automaticamente riduzioni di altre imposte. Recentemente sono state decise riduzioni fiscali a livello federale con la soppressione del valore locativo e l’introduzione dell’imposizione individuale.
Un aumento dell’IVA può determinare, nel breve termine, un incremento dei prezzi al consumo, frenando così il reale potere d’acquisto e la domanda. Inoltre, può accrescere gli incentivi all’elusione fiscale. La letteratura economica mostra tuttavia che tali effetti sono di norma moderati e spesso temporanei. Studi empirici indicano che gli adeguamenti dell’IVA possono influenzare il comportamento dei consumatori, soprattutto nel caso di misure temporanee e di beni durevoli, per cui è possibile anticiparne o rimandarne l’acquisto. Gli effetti menzionati nell’intervento non possono tuttavia essere confermati in termini così generali. In particolare, non esistono evidenze empiriche solide secondo cui gli aumenti dell’IVA comportino sistematicamente riduzioni significative dei salari, dell’occupazione o della crescita economica. Nel confronto internazionale, grazie alla sua ampia base di calcolo e allo sgravio generale degli investimenti, l’IVA è considerata un’imposta dall’effetto meno distorsivo rispetto ad altre tipologie di imposta, poiché l’IVA sugli investimenti può di norma essere dedotta come imposta precedente. Tuttavia, i suoi effetti concreti dipendono sostanzialmente dalla strutturazione dell’imposta, dalla percezione da parte delle economie domestiche, dal contesto macroeconomico e dall’impiego delle entrate supplementari.