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26.3185 · Mozione · 2026-03-18

Dipartimento di giustizia e polizia

Assegnato alla commissione competente

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di:

1. avviare negoziati bilaterali con l’Italia affinché quest’ultima riprenda in carico i casi di sua competenza in virtù del regolamento Dublino;

2. proporre che le persone che devono essere trasferite dalla Svizzera all’Italia in virtù del regolamento Dublino siano collocate nei centri di accoglienza che l’Italia gestisce in Albania;

3. valutare la possibilità di concludere con l’Italia un accordo che preveda che i centri gestiti da quest’ultima in Albania possano essere utilizzati, dietro adeguato indennizzo finanziario, anche per alloggiare le persone respinte dalla Svizzera.

Begründung

Da tempo il Governo italiano si rifiuta di riprendere in carico i suoi richiedenti l’asilo entrati in Svizzera. Nuovi dati mostrano che negli ultimi tre anni le autorità svizzere hanno dovuto svolgere una procedura d’asilo per 2540 persone, nonostante la competenza fosse in realtà dell’Italia. Di queste persone, 838 hanno potuto restare in Svizzera poiché hanno ottenuto asilo o l’ammissione provvisoria. Da soli, questi 838 richiedenti l’asilo costano circa 60 milioni di franchi alla Confederazione, a cui si aggiungono le spese per le persone respinte che devono lasciare il nostro Paese.

Nel novembre 2023 l’Italia e l’Albania hanno firmato un protocollo che consente a Roma di utilizzare due centri migranti in territorio albanese sotto la giurisdizione italiana:

Shëngjin: centro di accoglienza e registrazione;

Gjadër: centro principale per la detenzione e il trattamento dei casi.

L’obiettivo era ridurre la pressione sul sistema italiano trasferendo determinati migranti intercettati in mare in questi centri, dove esaminare la loro domanda d’asilo oppure organizzare il loro allontanamento. Diversi tribunali italiani ed europei hanno contestato la legittimità di questo sistema, il che ha provocato il blocco o la sospensione dei trasferimenti. A seguito di decisioni giudiziarie, alcuni migranti trasferiti in Albania hanno dovuto fare ritorno in Italia. Per molti mesi questi centri hanno dunque accolto solo pochissime persone. Ciononostante, hanno potuto essere utilizzati per casi specifici:

  • ad aprile 2025 una quarantina di migranti la cui domanda d’asilo era stata respinta sono stati trasferiti in Albania, dove sono stati incarcerati in vista dell’allontanamento;

  • a febbraio 2026 è stato trasferito un piccolo gruppo (ca. 30-40 persone), il che rappresenta un primo recente utilizzo della struttura.

Queste cifre sono tuttavia ben al di sotto della capacità prevista (fino a diverse migliaia di persone). La Svizzera potrebbe quindi chiedere di utilizzare questi centri per collocare alcuni suoi richiedenti respinti.

Considerati gli ostacoli giuridici, il Governo italiano ha in parte modificato la propria prassi. Sembra che questi centri non siano più utilizzati per esaminare domande d’asilo, ma piuttosto per detenere richiedenti l’asilo respinti prima della loro espulsione (centri di rimpatrio).

Per incentivare la ripresa in carico dei casi Dublino da parte dell’Italia, il Consiglio federale è invitato a negoziare con quest’ultima un accordo che permetta alla Svizzera di trasferire i casi Dublino italiani non in Italia, bensì nei centri italiani in Albania, dove svolgere la procedura d’asilo o preparare l’allontanamento. La Svizzera proporrà di partecipare ai costi di gestione di questi centri.

Chiederà inoltre all’Italia di poter utilizzare questi centri per allontanare persone a partire dall’Albania. Anche in questo caso la Svizzera parteciperà in maniera sostanziale ai costi di gestione di questo tipo di centri.

Queste due proposte dovrebbero permettere all’Italia di riprendere i casi Dublino di sua competenza sostenendo i due centri da essa istituiti in Albania.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

  1. La sospensione dei trasferimenti decisa dall’Italia concerne tutti gli Stati Dublino. La Svizzera si impegna attivamente a livello bilaterale e multilaterale affinché il sistema Dublino funzioni anche con l’Italia. Ad esempio, ha a più riprese esortato vivamente il Governo italiano a riprendere quanto prima i trasferimenti Dublino. Insieme ad altri Stati Dublino ha pertanto in più occasioni sollecitato la Commissione europea a intervenire presso l’Italia affinché quest’ultima riprenda immediatamente i trasferimenti. Unitamente a tali Stati, la Svizzera si aspetta che l’Italia riprenda i trasferimenti Dublino non appena il Patto UE sarà attuato nell’estate 2026.

  1. Le persone che rientrano nel campo di applicazione del regolamento Dublino non possono essere trasferite in Paesi che non applicano l’acquis di Dublino. Nemmeno il regolamento europeo sulla gestione dell’asilo e della migrazione, che a giugno 2026 sostituirà il regolamento Dublino, modificherà questo principio. La Svizzera non dispone dunque di nessuna base legale per trasferire in Albania i «casi Dublino». Inoltre, l’accordo concluso tra l’Italia e l’Albania prevede che nei centri albanesi possano essere esaminate solo domande d’asilo di persone provenienti da Stati terzi sicuri e trasferite in Albania dalle autorità italiane. Non è dunque applicabile alle persone che ricadono sotto il regolamento Dublino e si trovano già in Svizzera. L’Italia stessa non trasferisce casi Dublino in Albania, bensì solo persone che devono essere allontanate verso un Paese terzo. Inoltre, l’Italia ha incontrato molti ostacoli giuridici e pratici che le hanno impedito di utilizzare in maniera efficace i centri, il che ne spiega l’attuale sottoccupazione. Nonostante gli importanti investimenti finanziari, il progetto non funziona ancora come inizialmente previsto.

  1. L’accordo tra l’Italia e l’Albania non può essere modificato da un nuovo accordo tra la Svizzera e l’Italia. Qualsiasi modifica dovrebbe infatti essere approvata dall’Albania. Inoltre, prima di prendere in considerazione un accordo con l’Italia sarebbe necessario istituire le basi legali necessarie per la delocalizzazione delle procedure d’asilo e di ritorno. Gli Stati membri dell’UE stanno negoziando l’introduzione dei centri di rimpatrio nel nuovo regolamento europeo sui rimpatri. Eventuali nuove basi legali in questo ambito costituirebbero uno sviluppo dell’acquis di Schengen, che la Svizzera sarebbe obbligata a recepire. Nel suo rapporto del 15 aprile 2026 in adempimento del postulato Caroni 23.4490, il Consiglio federale ha analizzato la situazione all’estero in materia di procedure d’asilo ed esecuzione degli allontanamenti. Ha esaminato gli attuali approcci, soprattutto a livello europeo, volti a delocalizzare all’estero le procedure d’asilo e l’esecuzione degli allontanamenti, e la loro compatibilità con il diritto nazionale e internazionale. I progetti di delocalizzazione finora avviati a livello europeo non sono stati implementati oppure si sono rivelati inefficaci.Qualora dovessero concretizzarsi modelli di delocalizzazione che possano essere attuati rispettando il quadro giuridico nel suo complesso, il Consiglio federale riesaminerà la possibilità per la Svizzera di parteciparvi a fianco di partner europei o di attuarli autonomamente.



Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.