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26.3357 · Interpellanza · 2026-03-20

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

In Svizzera sono state recentemente rilevate concentrazioni elevate di PFAS nell’essere umano e nell’ambiente. Particolarmente allarmante è il caso di un pescatore che consuma regolarmente il pesce da lui stesso pescato e nel cui sangue è stato rinvenuto un valore di PFAS pari a 537 µg/l: una quantità 77 volte superiore a quella considerata innocua per la salute! Anche nei pesci provenienti dalle acque svizzere si riscontrano in parte concentrazioni di PFAS molto elevate. I Cantoni di Zugo, Argovia, Vallese e San Gallo hanno emanato divieti di pesca in determinate acque o pubblicato avvertenze sul consumo.

La situazione è estremamente preoccupante dal profilo sanitario e ambientale: i PFAS possono compromettere il sistema immunitario, alterare la funzione tiroidea, contribuire all’insorgenza di tumori ai reni e ai testicoli, danneggiare il fegato, causare un aumento dei livelli di colesterolo e avere effetti negativi sulla salute della madre e dell’embrione.

Il fatto che le persone possano accumulare livelli ematici così elevati attraverso il consumo di pesce pescato localmente dimostra che le misure di riduzione adottate finora sono del tutto insufficienti. Data la persistenza di queste sostanze, senza un intervento tempestivo si rischia un ulteriore accumulo di PFAS nell’ambiente e nella popolazione.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

  1. Alla luce del valore rilevato nel caso citato, come valuta l’esposizione ai PFAS dei pescatori in Svizzera e delle loro famiglie?

  2. Se non può fornire informazioni a tale riguardo, ritiene che sarebbe possibile farlo se la Confederazione disponesse di un sistema di biomonitoraggio umano? In tal caso, le concentrazioni elevate di PFAS nelle persone che consumano pesce selvatico autoctono sarebbero state individuate prima?

  3. Quali accertamenti o provvedimenti concreti raccomanda alle persone che negli ultimi anni hanno consumato regolarmente pesce proveniente da laghi e acque svizzere per garantire la propria sicurezza?

  4. Quali spiegazioni fornisce a chi negli ultimi anni ha consumato regolarmente pesce proveniente da laghi e acque svizzere in merito a ciò che sta facendo concretamente contro le concentrazioni elevate di PFAS e la tempistica prevista?

  5. Quali misure immediate intende adottare per proteggere i pescatori e i consumatori di pesce pescato localmente da un’ulteriore esposizione ai PFAS?

  6. Il sangue dei donatori viene analizzato per determinare la presenza di PFAS? In caso affermativo, qual è il livello medio rilevato e a partire da quale concentrazione le donazioni di sangue contaminato da PFAS vengono respinte? In caso negativo, perché no?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nel progetto pilota relativo allo Studio svizzero sulla salute, condotto su quasi 800 partecipanti provenienti dai Cantoni di Vaud e Berna, è stato osservato che concentrazioni ematiche elevate di acido perfluoroottansolfonico (PFOS) erano associate a un maggiore consumo di pesce d’acqua dolce (www.ufsp.admin.ch > Temi > Ambiente & salute > Prodotti chimici > Biomonitoraggio umano (human biomonitoring - HBM) > Progetti di biomonitoraggio umano in Svizzera). Le analisi condotte sulle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nei pesci provenienti da laghi svizzeri hanno confermato che la loro contaminazione da PFAS dipende da quella delle acque. L’esposizione dei pescatori dipende quindi dalla contaminazione da PFAS delle acque in cui pescano e dalla frequenza del consumo di pesce. Queste osservazioni concordano con la valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), secondo cui le derrate alimentari di origine animale (pesce, carne, uova) costituiscono le principali fonti di esposizione ai PFAS (Risk to human health related to the presence of perfluoroalkyl substances in food; EFSA Journal: 2020-Volume 18, Issue 9). I pescatori possono quindi essere esposti a livelli di PFAS superiori alla media, poiché consumano pesce con maggiore frequenza rispetto alla media della popolazione. Spesso, inoltre, consumano pesce proveniente dalle stesse acque e, se queste sono fortemente contaminate, ciò contribuisce ulteriormente ad aumentare l’esposizione. Tuttavia, da un singolo risultato non è possibile trarre conclusioni affidabili sull’esposizione ai PFAS di un intero gruppo della popolazione. 2. Con un campione sufficientemente ampio, che include anche gruppi a rischio più ristretti, come coloro che consumano grandi quantità di pesce selvatico, sarebbe in linea di principio possibile individuare tempestivamente un aumento dell’esposizione ai PFAS attraverso un biomonitoraggio umano nazionale. 3. e 4. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), competente in materia, raccomanda di ridurre l’esposizione attraverso un’alimentazione varia ed equilibrata, che comprenda diverse derrate alimentari. Per quanto riguarda il consumo di pesce, consiglia di variare sia le specie ittiche sia la loro provenienza, ovvero tra pesci marini e d’acqua dolce, nonché tra pesci d’acqua dolce provenienti da acque diverse. Poiché l’esposizione ai PFAS è strettamente legata alle acque e alle specie ittiche, la varietà dei pesci consumati contribuisce a ridurre l’assunzione di PFAS. Per quanto riguarda le restrizioni e i divieti relativi all’utilizzo dei PFAS, il Consiglio federale ha più volte ribadito di essere favorevole a un aggiornamento della legislazione sui prodotti chimici in linea con l’UE e di seguire da vicino gli sviluppi nell’UE. Di conseguenza, la Svizzera di norma esamina e recepisce le restrizioni o i divieti dell’UE relativi ai PFAS. In questo modo si mantiene lo stesso elevato livello di protezione senza creare ostacoli al commercio. Per il vasto gruppo di sostanze PFAS, che comprende circa 10 000 singole sostanze, l’UE sta attualmente pianificando una restrizione globale con deroghe a tempo determinato o indeterminato per applicazioni specifiche. Il Consiglio federale valuterà il recepimento di questa normativa, non appena sarà stata approvata dall’UE. 5. I tenori massimi vigenti per i PFAS nelle derrate alimentari in commercio, compreso il pesce venduto nei negozi, devono essere rispettati per proteggere i consumatori. Una direttiva dell’USAV prevista per la fine del secondo trimestre 2026, relativa alla procedura da seguire in caso di superamento di tali tenori massimi, mira a uniformare l’esecuzione nei Cantoni e a rafforzare quindi ulteriormente la protezione dei consumatori. Il consumo di pesce pescato per uso proprio non rientra nella legge sulle derrate alimentari (art. 2 cpv. 4 LDerr [RS 817.0]). Di conseguenza, non possono essere adottate misure dal punto di vista del diritto alimentare. Per eventuali misure nell’ambito della pesca amatoriale (raccomandazioni di consumo, divieti di pesca), la responsabilità principale e la competenza spettano ai Cantoni. 6. In Svizzera, attualmente le donazioni di sangue non vengono sottoposte ad analisi di routine per i PFAS, poiché non vi sono valori limite ufficiali al di sopra dei quali le donazioni dovrebbero essere respinte. I PFAS sono considerati contaminanti ambientali che comportano rischi per la salute a lungo termine, non un pericolo immediato per i riceventi.