Occupazione illegale in Cisgiordania. Quanti altri rapporti saranno necessari affinché il Consiglio federale agisca?
26.3480 · Interpellanza · 2026-03-20
Dipartimento degli affari esteri
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il Consiglio federale dichiara regolarmente di essere «profondamente preoccupato» per l’escalation della violenza nel Territorio palestinese occupato, condanna la colonizzazione contraria al diritto internazionale e ribadisce il proprio impegno a favore della soluzione a due Stati.
Il 17 marzo 2026 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha constatato che Israele ha accelerato in modo massiccio l’espansione illegale delle colonie e l’annessione di fatto in Cisgiordania. Il rapporto rileva decine di migliaia di sfollati, violenze coordinate da parte dei coloni con la partecipazione o la tolleranza delle autorità statali nonché pratiche suscettibili di essere qualificate come crimini di guerra ed eventualmente come crimini contro l’umanità. Volker Türk chiede la cessazione immediata dell’occupazione, lo smantellamento delle colonie e il ritorno delle persone sfollate.
Tali constatazioni si inseriscono in una lunga serie di rapporti provenienti da numerose organizzazioni internazionali. Ciononostante, la reazione del Consiglio federale si è finora limitata in gran parte a condanne verbali, a raccomandazioni non vincolanti nei confronti delle imprese svizzere e ad appelli diplomatici. Tuttavia, nel suo parere consultivo del 2024, la Corte internazionale di giustizia esige che la Svizzera non riconosca né sostenga l’occupazione e che si adoperi attivamente (mediante misure vincolanti) per porvi fine.
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
Quanti altri rapporti di organi internazionali saranno necessari affinché il Consiglio federale adotti misure e non si limiti a chiedere la cessazione delle colonie illegali, ma ne promuova effettivamente lo smantellamento?
Quali misure politiche, diplomatiche o economiche concrete ha esaminato il Consiglio federale dopo le recenti constatazioni dell’ONU e quali ha scartato? Perché?
Quali strumenti statali concreti impediscono attualmente che fondi o beni svizzeri siano investiti o utilizzati nelle colonie?
Come giustifica il Consiglio federale il suo atteggiamento prudente rispetto all’obbligo degli Stati di condannare le violazioni gravi del diritto internazionale imperativo e di adoperarsi attivamente per impedirle?
In che modo il Consiglio federale intende garantire che la Svizzera non contribuisca, direttamente o indirettamente, al mantenimento dell’occupazione, allo spostamento della popolazione palestinese o all’impunità?
Stellungnahme des Bundesrates
1, 2, 4: La Svizzera chiede regolarmente a Israele di porre fine all’occupazione del Territorio palestinese, che avviene in violazione del diritto internazionale. Condanna l’espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania e respinge qualsiasi misura finalizzata ad alterare la composizione territoriale o demografica del Territorio palestinese occupato (TPO), difendendo queste posizioni a livello multilaterale e nell’ambito dei suoi contatti bilaterali con Israele. Con quest’ultimo, per esempio, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha discusso di recente in ambito bilaterale le decisioni prese dal gabinetto di sicurezza israeliano l’8 e il 15 febbraio di quest’anno volte a estendere la sovranità territoriale del Paese. Per quanto riguarda le misure economiche coercitive, la legge sugli embarghi consente alla Svizzera di emanare provvedimenti di questo tipo per applicare le sanzioni adottate dall’ONU o dall’UE. D’altro canto, la Svizzera non può adottare sanzioni di propria iniziativa. Al momento né l’ONU né l’UE hanno varato sanzioni contro il Governo israeliano. 3: Come ha spiegato il Consiglio federale nella sua risposta all’intervento parlamentare 25.3759, la Costituzione federale garantisce alle imprese la libera circolazione dei capitali. Gli investimenti o i trasferimenti di capitale possono essere limitati solo in casi eccezionali previsti dalla legge (p. es. con sanzioni basate sulla legge sugli embarghi). Non esiste alcuna base giuridica per introdurre il divieto di investire in società che operano in Israele o in insediamenti israeliani illegali. Il Consiglio federale sconsiglia alle persone fisiche e giuridiche di impegnarsi in attività economiche negli insediamenti israeliani e si attende una maggiore e ragionevole diligenza da parte delle aziende. 5: La Svizzera non riconosce la sovranità di Israele al di là dei confini del 1967 e non intrattiene relazioni ufficiali con il Paese al di fuori di essi (salvo in casi di particolare necessità). Inoltre, non conclude alcun accordo con Israele concernente i territori al di là di questi confini e non applica gli accordi bilaterali esistenti al di fuori di essi. Di conseguenza, la Svizzera non intrattiene relazioni economiche o commerciali con Israele in relazione al TPO e sconsiglia alle persone fisiche e giuridiche di partecipare in qualunque modo alla colonizzazione di questi territori. La Direzione del diritto internazionale pubblico del DFAE ha realizzato in collaborazione con gli uffici competenti un’analisi del parere consultivo del 19 luglio 2024 emanato dalla Corte internazionale di giustizia (CIG), i cui risultati sono stati comunicati al Consiglio federale il 29 gennaio 2025. Questa analisi è pubblica (disponibile online sul sito del DFAE: www.dfae.admin.ch > Organizzazione e storia del DFAE > Direzione del diritto internazionale pubblico > Richieste alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia e altre importanti analisi di diritto internazionale pubblico > Medio Oriente) e giunge alla conclusione che la Svizzera rispetta ampiamente gli obblighi imposti dalla CIG agli Stati terzi.