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26.3520 · Mozione · 2026-04-21

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Nella Commissione del Consiglio degli Stati

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di adottare misure volte a evitare che cittadini svizzeri con doppia cittadinanza possano adempiere l’obbligo di prestare servizio militare in Svizzera grazie a servizi militari fittizi svolti all’estero. A tal fine occorrerà adeguare le relative basi giuridiche in modo tale che, per essere riconosciuto, un servizio militare prestato all’estero da persone con doppia cittadinanza debba essere di entità simile al servizio militare che deve essere prestato in Svizzera. Se il servizio prestato all’estero non è ritenuto paragonabile, le persone con doppia cittadinanza residenti in Svizzera devono essere tenute a versare l’intera tassa d’esenzione dall’obbligo militare in Svizzera.

Una minoranza della Commissione (Zryd, Andrey, Chollet, De Ventura, Flach, Fridez, Glättli, Roth David, Seiler Graf) propone di respingere la mozione.

Begründung

Ci sono molte possibilità per aggirare l’obbligo di prestare servizio militare in Svizzera. Un esempio di quanto sia semplice aggirare tale obbligo è dato dalle persone con doppia cittadinanza svizzera e francese. In Francia non esiste alcun obbligo di prestare servizio militare e quindi le persone con doppia cittadinanza hanno la possibilità di partecipare a una manifestazione informativa, per la quale i partecipanti ricevono un attestato. Questo attestato di partecipazione a un corso di un giorno in Svizzera viene riconosciuto alla stregua di un servizio militare prestato. Dal confronto tra il periodo di servizio prestato di un giorno e le 18 settimane solo di scuola reclute emerge un chiaro falso incentivo, soprattutto in un periodo in cui l’Esercito svizzero è a corto di personale. Chi vive in Svizzera e ha la cittadinanza svizzera deve avere gli stessi doveri degli altri cittadini, impegnarsi a favore della nostra sicurezza e prestare il servizio militare nel nostro Paese.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Secondo il diritto internazionale generale, ogni Stato è autorizzato a considerare una persona avente doppia cittadinanza come un proprio cittadino e a trattarlo di conseguenza, senza tener conto dell’appartenenza all’altro Stato. Ciò vale anche per l’adempimento degli obblighi militari. Le basi giuridiche richieste dalla mozione sono contenute nell’articolo 5 capoverso 1 della legge militare (LM, RS 510.10) e nell’articolo 3 capoverso 2 lettera c dell’ordinanza concernente l’obbligo di prestare servizio militare (OOPSM, RS 512.21). Inoltre, conformemente all’articolo 5 capoverso 3 LM il Consiglio federale può stipulare accordi con altri Stati sul reciproco riconoscimento dell’adempimento dell’obbligo di prestare servizio militare da parte di persone con doppia cittadinanza. Ad oggi ha stipulato accordi di questo genere con sette Stati (tra cui Francia, Austria, Germania e Italia). Gli accordi stipulati garantiscono la certezza del diritto per le persone con doppia cittadinanza. Fatta eccezione per la Francia, che conta in media oltre 700 persone soggette all’obbligo di prestare servizio, sotto il profilo pratico il numero delle esenzioni dal servizio annuali non raggiunge un’entità rilevante per l’apporto di personale all’esercito in nessun Paese (Germania: 85, Italia: 31, Austria: 13, altri Paesi: 14). Pertanto, il Consiglio federale ritiene che la procedura richiesta per eliminare questa disparità di trattamento non sia proporzionata. Per quanto riguarda la Francia, nel quadro del trattamento della mozione Poggia 25.3037 «Servizio militare delle persone con doppia nazionalità franco-svizzera. Mettere fine all'ipocrisia» il Consiglio federale si era dichiarato disposto ad avviare negoziati affinché la «Giornata della difesa e della cittadinanza» non sia più riconosciuta come equivalente al servizio militare prestato in Svizzera. Una rinegoziazione di tutti gli accordi al fine di garantire che tutti i servizi prestati all’estero siano paragonabili al servizio da prestare in Svizzera inoltre potrebbe essere interpretata in chiave negativa dagli Stati interessati e avere un impatto sulla percezione della Svizzera come partner di cooperazione affidabile a livello di politica di sicurezza. In conclusione, il Consiglio federale ritiene che l’attuazione richiesta di una parità di trattamento completa dei servizi prestati in Svizzera e all’estero non sia pienamente realizzabile. I sistemi di servizio obbligatorio esistenti a livello mondiale sono troppo diversi perché si possa ottenere una parità di trattamento integrale.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.