96.3614 · Interpellanza · 1996-12-10
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Il 29 dicembre 1996, con la firma del trattato globale di pace, i rappresentanti del governo e della guerriglia nonché il segretario generale dell'ONU hanno ufficialmente messo termine a trent'anni di guerra civile. Dopo i trattati di pace degli inizi degli anni 90 in Salvador e Nicaragua, per la prima volta la pace regna in America centrale sotto l'egida di governi eletti. A causa del mutamento delle condizioni geopolitiche e della politica regionale nonché grazie agli sforzi della comunità internazionale, le parti in conflitto si sono progressivamente rese conto che la sola possibilità di uscire dalla situazione di stallo venutasi a creare era una composizione pacifica del conflitto. Questi dati sono il fondamento della risposta del Consiglio federale all'autore dell'interpellanza:
ad. 1. (importanza del trattato di pace):
La pace in Guatemala apre la via all'instaurazione durevole della democrazia nella regione e fornisce un contributo decisivo alla stabilità regionale. Essa è la condizione indispensabile per una trasformazione dello Stato e della società in democrazia e Stato di diritto e per uno sviluppo economico sostenibile in Guatemala. In questo senso, il Consiglio federale conferisce grande importanza al trattato di pace.
ad. 2. (attuazione del trattato)
Durante il processo negoziale le parti in conflitto hanno concluso diversi accordi parziali, che riguardavano in modo globale i problemi più urgenti, all'origine del conflitto armato. Il Consiglio federale dà pienamente ragione all'autore dell'interpellanza e reputa che l'attuazione degli accordi citati nel presente intervento parlamentare è di un'importanza capitale per dare un fondamento a lungo termine a pace e democrazia. Ritiene che l'accordo del giugno 1994 sul rientro degli sfollati e quello del settembre 1996 sul rafforzamento del potere civile e sul ruolo dell'esercito in una società democratica sono ugualmente di importanza fondamentale per tutelare la pace.
Il Consiglio federale è però convinto che la firma del trattato di pace non rappresenta per il Guatemala la conclusione ma l'inizio del processo di ricostruzione che sarà ancora lungo e faticoso. I soli accordi non bastano per risolvere i problemi fondamentali del Guatemala: forniscono però le direttrici dell'azione politica futura poiché servono da importanti strumenti per l'attuazione dei valori fondamentali della democrazia e dello Stato di diritto. Tuttavia, il processo negoziale ha già suscitato importanti trasformazioni nella misura in cui l'apertura del sistema ha creato un margine di manovra che permette di sfuggire alla violenta spirale della faida, rendendo inoltre disponibili i meccanismi di una composizione pacifica dei conflitti sociali. La società civile è rinforzata, le forze di sinistra e di centro ritrovano accesso alla scena politica e le popolazioni indigene, sempre più coscienti di loro stesse, divengono una specifica forza politica, come lo dimostra il ruolo della laureata del Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú.
ad 3. (sostegno esterno)
Il Consiglio federale ritiene che anche la presenza di diverse forze internazionali e le pressioni per una soluzione pacifica in via negoziale da esse esercitate, direttamente o indirettamente, sulle parti in conflitto hanno contribuito in ampia misura al successo del processo di pace. Numerose ONG, tra le quali figurano organizzazioni di mutua assistenza svizzere, hanno svolto un ruolo importante nei settori dello sviluppo e dei diritti dell'uomo. La missione delle Nazioni Unite per la sorveglianza dei diritti dell'uomo e per il rispetto degli obblighi risultanti dall'accordo-quadro sui diritti dell'uomo (MINUGUA) ha avuto una grande importanza. Fin dalla sua istituzione alla fine del 1994, questa missione ha contribuito sostanzialmente a diminuire le violazioni dei diritti dell'uomo, a migliorare la situazione dei civili minacciati e a promuovere il dialogo politico sul piano locale grazie al suo lavoro d'informazione in materia di politica della pace.
ad. 4. (responsabilità d'attuazione)
L'instaurazione di un'autentica pace che risulti dall'attuazione degli accordi presuppone in primo luogo la volontà politica di tutte le parti in causa e la loro disponibilità a assumere la responsabilità della ricostruzione. Aiuto e intervento internazionali devono e possono svolgere il loro ruolo solamente in modo complementare e non al posto del governo. Possono inoltre contribuire, mediante un'intensa presenza, a migliorare la situazione dei diritti dell'uomo e a evitare che rappresentanti dell'esercito e delle classi sociali superiori, ostili al processo di pace per paura di perdere i loro privilegi, impediscano alla popolazione di esercitare i suoi diritti democratici.
È in questo senso che il Consiglio federale continuerà a seguire con spirito critico il processo di pace nell'ambito del dialogo politico sul piano bilaterale e multilaterale con i rappresentanti del governo guatemalteco; sarà particolarmente attento alla questione dei diritti dell'uomo. Seguirà con attenzione la realizzazione degli obiettivi fissati dagli accordi e esaminerà le misure che si impongono se l'attuazione resta lettera morta o se è insufficiente. Un primo, rapido provvedimento adottato dalla Svizzera dopo il trattato di pace è stato la firma di un accordo con la MINUGUA, al fine di assistere quest'ultima nella sua attività d'informazione sui contenuti degli accordi parziali e sulle loro ripercussioni nonché per rafforzare le strutture locali tenendo particolarmente conto delle popolazioni indigene.
ad. 5. (sostegno fornito dalla Svizzera)
La cooperazione allo sviluppo svizzera è presente in Guatemala da qualche anno. Il Consiglio federale è determinato a proseguire il sostegno finora apportato nei limiti dei mezzi iscritti nel budget. Tiene conto a tale riguardo del fatto che il Guatemala è lo Stato più ricco della parte settentrionale d'America centrale con un PNL tre volte superiore a quello del Paese più povero (Nicaragua); i suoi proventi fiscali (8% del PIL), tuttavia, non corrispondono che alla metà dei proventi medi d'America centrale. Sulla base di tali dati, il Consiglio federale ritiene che la chiave del processo di pace risiede non tanto in un sostegno esterno supplementare quanto nella creazione di condizioni strutturali che permettano una crescita economica sostenibile e equamente ripartita.
Il sostegno svizzero al processo di pace, come è stato presentato alla Conferenza svizzera dei donatori tenutasi a Bruxelles il 21 e il 22 gennaio 1997 sotto l'egida della banca di sviluppo interamericana, si svolgerà a medio termine lungo le seguenti direttrici:
- Cooperazione allo sviluppo: Visto l'indice di sviluppo e i programmi in corso, il Guatemala non diverrà uno Stato prioritario per l'aiuto allo sviluppo ufficiale svizzero. Ma nell'ambito del programma regionale della DSC (Direzione dello sviluppo e della cooperazione) per l'America centrale, il Guatemala è comunque implicato in diversi programmi di sviluppo nei settori dell'agricoltura, dell'ambiente e dell'approvvigionamento idrico. Circa 25 organizzazioni svizzere di mutua assistenza sono attive in Guatemala, le più importanti con il sostegno della DSC. Un totale di circa 3,5 milioni di franchi all'anno sono stanziati a tal fine.
- L'aiuto umanitario metterà a disposizione circa mezzo milione di franchi all'anno per proseguire i progetti di rientro e di sostegno agli sfollati (in futuro sarà prioritaria la reinserzione degli sfollati interni).
- Per quanto riguarda l'aiuto economico, i servizi competenti stanno esaminando l'opportunità di un aumento del credito misto di 35 milioni ormai quasi completamente investiti. Il credito comporta una partecipazione federale di 14 milioni di franchi sotto forma di dono e si concentra sul finanziamento di progetti nel settore dell'elettricità prioritari dal punto di vista della politica dello sviluppo.
- Progetti puntuali nei settori della politica della pace e dei diritti dell'uomo, per la promozione dei diritti dell'uomo, della riconciliazione e del consolidamento del processo di pace devono, in collaborazione con altri donatori, promuovere l'integrazione della popolazione indigena, l'informazione sulla sorte dei dispersi e la reinserzione nella vita civile dei soldati e dei guerriglieri smobilitati. Quest'anno la somma prevista è di 150000 franchi circa.
ad. 6. (posizione svizzera in seno alla Banca mondiale)
Il Consiglio esecutivo della Banca mondiale ha deliberato nel gennaio 1996 la concessione della terza tranche del prestito per la modernizzazione dell'economia guatemalteca. La principale questione era relativa alla soppressione di otto condizioni legate allo sblocco del presente credito. Tali condizioni riguardavano l'attuazione di importanti riforme, del settore pubblico in special modo (segnatamente l'aumento degli investimenti dello Stato nel settore sociale nonché la realizzazione di speciali programmi per diminuire la povertà). In tale occasione la Svizzera ha sostenuto che i mezzi disponibili per l'educazione, per i servizi medici di base e il budget degli investimenti nel settore sociale erano troppo scarsi. La Svizzera ha inoltre domandato alla banca di sorvegliare severamente i progressi guatemaltechi nella realizzazione di tali programmi. Nel frattempo la Banca mondiale ha aperto un ufficio in Guatemala.
Il Guatemala è entrato a far parte delle priorità geografiche svizzere nell'ambito della Banca mondiale solamente all'inizio del 1997. La Svizzera pertanto si è finora occupata di tale Paese solamente in modo puntuale, in seno al Consiglio esecutivo della banca. Il Consiglio federale, tuttavia, esaminerà dettagliatamente in futuro orientamento e composizione settoriale della strategia per Paese messa a punto dalla Banca mondiale per il Guatemala, così come già fa per altri Paesi ritenuti prioritari nell'ambito della sua collaborazione con la Banca mondiale. Un compito importante consisterà nell'esaminare le ripercussioni dei progetti sulla diminuzione della povertà e l'impegno del Governo nell'ambito dell'attuazione di provvedimenti essenziali a favore dei poveri.
Risposta del Consiglio federale.