98.3112 · Interpellanza · 1998-03-18
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
In risposta alle domande dell'autore dell'interpellanza e alle critiche sollevate, il Consiglio federale esprime il seguente parere:
1.James Gasana è entrato in Svizzera il 15 agosto 1993, ottenendo un permesso di lavoro e di soggiorno nel frattempo prorogato quattro volte. Questa decisione è stata presa sulla base del suo impegno nei negoziati di pace condotti ad Arusha e dei suoi sforzi ai fini di un pluralismo democratico. Viste le sue qualifiche professionali e la sua precedente attività in qualità di ingegnere forestale in Ruanda in diversi importanti progetti per conto della Confederazione e in seguito dell'Unione europea e della Banca mondiale, a partire dal settembre 1993 si è occupato di progetti forestali per conto di "Intercooperation". Questa fondazione privata svizzera esegue, fra l'altro, progetti per la Direzione dello sviluppo e della cooperazione. Dall'aprile 1995, James Gasana si è preparato per una missione all'estero, sempre per Intercooperation. Per motivi di sicurezza non si è tuttavia mai recato sul posto. Dal 1° ottobre 1995, Gasana ha di nuovo lavorato per Intercooperation, nell'ambito di una mandato della DSC nel settore delle foreste e dell'ambiente. Nel frattempo, l'incarico è stato prolungato sino alla fine del 1998. Sino al gennaio 1998 la Confederazione ha coperto il 60% dei costi legati al salario di Gasana; in seguito la quota è scesa al 50%.
2.Dopo aver preso atto delle accuse rivolte a James Gasana, il 23 marzo 1998 la DSC ha deciso di sospendere il contratto con Intercooperation. I capi d'accusa sono stati esaminati. Data la loro natura, la DSC ha chiesto il parere dell'uditore in capo dell'esercito svizzero e ha incaricato un esperto esterno indipendente, A. Wirz professore di storia africana presso la Humboldt Universität di Berlino, di redigere un rapporto sul caso. Qui di seguito sono riassunti i due pareri:
2.1.L'uditore in capo dell'esercito svizzero è stato incaricato unicamente di esaminare se fosse il caso di ordinare un procedimento penale militare contro Gasana per aver violato le Convenzioni di Ginevra sottoscrivendo documenti in qualità di ministro della difesa. L'Ufficio dell'uditore in capo ha preso conoscenza per la prima volta soltanto nel 1997 di una parte dei documenti e dichiara che all'epoca "... non consentivano di nutrire il minimo sospetto che Gasana avesse violato le Convenzioni di Ginevra...". Dopo aver ricevuto di nuovo gli stessi testi accompagnati da due nuovi documenti, l'uditore ribadisce la stessa affermazione e osserva che "i testi descrivono chiaramente il FPR come nemico del Ruanda, contro il quale il Ministro elabora una strategia di difesa e di lotta anti terrorismo. Così facendo non ha violato in alcun modo le Convenzioni di Ginevra. Dai documenti risulta che Gasana diffida dei Tutsi, più sensibili degli Hutu agli ideali del FPR, ma non manifesta alcun proposito razzista. Anzi, sembra temere che il FPR si serva dell'odio razziale per giungere ai suoi fini". In seguito alle informazioni chieste presso il Tribunale internazionale dell'Aia, l'uditore in capo è parimenti in grado di affermare che il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (TPIR) non è mai stato adito nell'ambito di azioni contro Gasana. Al contrario, il Tribunale ha molta stima per la personalità forte e indipendente dell'interessato e sta esaminando la possibilità di affidargli un incarico in qualità di perito.
2.2Sulla base di un'approfondita ricerca, il professor Wirz ha confermato che James Gasana, pur condividendo le responsabilità dei governi cui ha partecipato, non ha potuto prendere né preparare decisioni disumane e ha cercato di condurre il suo Paese verso una pace negoziata. Le accuse oggi rivolte contro Gasana sarebbero pertanto di natura calunniosa. L'esperto sostiene che "i documenti dimostrano come gli organi di sicurezza - e quindi Gasana - fossero prigionieri del discorso etnico", ma attenua la propria affermazione osservando che: "Gasana non ha fatto sue le invettive di odio contro i Tutsi (e contro i partiti dell'opposizione). Si è impegnato a favore di un esercito di professionisti, della riconciliazione nazionale e dei negoziati di Arusha". Questo atteggiamento gli ha procurato gravi problemi: "Da quando ha assunto la carica di ministro della difesa, Gasana si è adoperato per combattere i regionalismi e le promozioni politiche nell'esercito". Inoltre, "è entrato più volte in conflitto con il Presidente a causa di misure disciplinari adottate contro membri della sua famiglia o contro i suoi amici politici che avevano infranto la legge e di continui litigi con il suo capo di gabinetto, il colonnello Bagosora, di cui Gasana diffidava nel modo più assoluto". Dal gennaio al febbraio 1993, Gasana ha diretto la delegazione agli accordi di Arusha, firmando in seguito, in nome del governo, il protocollo che definiva la nuova ripartizione del potere. Come evidenzia l'esperto, il protocollo "significa sostanzialmente un attacco frontale contro le basi del potere di Habyarimana e del MRND".
2.3Durante il procedimento, il Consiglio federale ha preso atto dei numerosi messaggi di sostegno a James Gasana quali testimonianza del suo impegno a favore dei negoziati di pace e dello spirito di collaborazione di cui ha sempre dato prova nei confronti della comunità internazionale.
3.Il Consiglio federale ritiene pertanto che la risposta data all'interrogazione ordinaria Ruffy del 21 giugno 1995 sia tuttora valida: "Dalle informazioni a disposizione del Consiglio federale si può concludere che il signor Gasana non ha affatto partecipato a far precipitare il Ruanda nel caos, bensì ha tentato di impedirlo". Il fatto che l'attuale governo del Ruanda gli abbia proposto a due riprese un posto di ministro avvalora ulteriormente questa conclusione. Il fatto di aver contribuito al salario del signor Gasana dal 1994 non può di conseguenza essere interpretato come un'espressione di sostegno ad elementi criminali.
4.Ciononostante, occorre tenere conto di un nuovo elemento: in questi ultimi tempi, Gasana si è vieppiù impegnato pubblicamente nei dibattiti politici sul futuro del Ruanda. Questa attività politica è difficilmente compatibile con il rapporto di lavoro che l'esperto ha con il governo svizzero, tanto più che la situazione in Ruanda non dà segni di miglioramento e che si osserva una crescente polarizzazione delle posizioni politiche. Con la lettera del 5 marzo 1998, il direttore della DSC ha fatto osservare il problema a Gasana, invitandolo a scegliere fra l'impegno pubblico e l'attività in seno a un'organizzazione cofinanziata dalla Confederazione.
5.Fondandosi sulle conclusioni degli esperti incaricati e dopo aver esaminato a sua volta la situazione, la DSC ha deciso di revocare con effetto immediato la sospensione del contratto con Intercooperation, dal momento che non è stato trovato alcun elemento di incriminazione. Dati i fatti di cui al numero 4, la DSC ha tuttavia l'intenzione di disdire per la fine di settembre il contratto che sarebbe comunque scaduto alla fine di dicembre 1998. La disdetta avverrà secondo le procedure correnti.
6.Il Consiglio federale, sulla base dei fatti conosciuti, respinge le critiche formulate dall'interpellante relative alla cooperazione svizzera in Ruanda prima del 1994. Nel 1995, la Svizzera, uno dei primi Paesi donatori, ha condotto un'indagine sul ruolo svolto prima del genocidio. Secondo il rapporto Voyame pubblicato nel gennaio 1996, la cooperazione svizzera in Ruanda ha dato risultati generalmente positivi e i mezzi finanziari stanziati sono stati impiegati in modo appropriato.
7.Il Consiglio federale segue con attenzione l'evoluzione della situazione politica in Ruanda. Il Paese è confrontato a grandi sfide e non ha ancora ritrovato la pace e la stabilità necessarie alla ricostruzione morale e sociale. Il dialogo fra le forze politiche e i rappresentanti dei vari interessi della società civile non prosegue in modo costante. La violenza e l'uso della forza nei rapporti politici e sociali dominano ancora la scena ruandese. Mediante l'aiuto umanitario nonché l'appoggio alla giustizia e alle riforme istituzionali, la Svizzera si adopera ai fini della riconciliazione e della ripresa dei processi di sviluppo.
Risposta del Consiglio federale.