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02.1061 · Interrogazione ordinaria · 2002-06-05

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale saluta l'entrata in vigore dello Statuto di Roma che istituisce la Corte penale internazionale. L'avvenimento rappresenta un importante contributo alla lotta futura ai crimini più gravi e all'applicazione più rigorosa del diritto internazionale umanitario.

La Svizzera ha sostenuto attivamente l'istituzione della Corte penale internazionale sin dall'inizio e continua a farlo per consentirle di prendere forma. Essa sostiene in particolare gli sforzi tesi a dotare l'ICC di una base che sia il più ampia possibile. La Corte può tener fede al suo requisito di universalità, sancito nello Statuto, soltanto se il numero degli Stati contraenti aumenta ancora in misura consistente nei prossimi anni. A questo proposito è confortante constatare come i lavori in vista di una ratifica e di un'applicazione dello Statuto di Roma procedano a un buon ritmo in numerosi altri Stati.

Tuttavia, diversi Paesi sono ancora reticenti oppure rifiutano persino la Corte. È il caso, tra gli altri, degli Stati Uniti. Eppure sono stati proprio gli USA che hanno portato avanti l'idea di una giustizia penale internazionale giocando un ruolo fondamentale nell'istituzione dei tribunali militari alla fine della seconda guerra mondiale e dei tribunali ad hoc per l'ex Jugoslavia e per il Ruanda negli anni Novanta. Non hanno potuto però ancora decidersi ad accettare una Corte penale internazionale. Fino alla fine del 2000 gli USA hanno partecipato attivamente ai lavori della Commissione preparatoria, soprattutto nella fase di elaborazione delle regole relative alla procedura e alla produzione di prove come pure alla stesura degli "elementi dei crimini" basati prevalentemente su proposte svizzere. Entrambi gli strumenti sono stati adottati nell'estate del 2000 per accordo unanime e gli Stati Uniti li hanno espressamente approvati. Il 31 dicembre 2000 hanno sottoscritto lo Statuto di Roma impegnandosi in tal modo a "non privare un trattato del suo oggetto e del suo scopo prima della sua entrata in vigore" (art. 18 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati). Ciononostante, il 6 maggio 2002 gli Stati Uniti hanno notificato al Segretario generale dell'ONU la loro intenzione di non ratificare lo Statuto esprimendo così la loro volontà di liberarsi dall'impegno summenzionato.

Il Consiglio federale deplora la decisione degli USA di tenersi in disparte. Il lavoro della futura Corte penale internazionale dipende in larga misura dalla collaborazione tra gli Stati. Gli USA dispongono senz'altro di risorse e informazioni che potrebbero rivelarsi preziose per il lavoro dell'ICC. Attualmente, tuttavia, per gli USA la questione della ratifica dello Statuto non è così prioritaria. Nelle circostanze attuali un simile passo non pare probabile a breve termine. Sembra più importante agire in modo che gli Stati Uniti abbiano la possibilità di collaborare con la Corte penale internazionale in casi concreti, una possibilità che lo Statuto offre anche agli Stati non contraenti. Non sussiste alcun motivo, infatti, di supporre che gli USA saranno un domani meno interessati ad aiutare a chiarire crimini gravi di quanto non facciano già oggi con il loro impegno a favore dei tribunali ad hoc e della corte speciale per la Sierra Leone in via di costituzione.

La Svizzera intrattiene con gli Stati Uniti un dialogo aperto in merito alla Corte penale internazionale. L'atteggiamento svizzero - che del resto concorda con quello dell'Unione europea e di altri Stati membri del gruppo "like-minded" - è stato esposto chiaramente agli Americani in seno alla Commissione preparatoria e in occasione di diversi incontri bilaterali. Lo Statuto tiene conto in modo adeguato delle riserve americane (complementarità, alta vigilanza giudiziaria sulle attività del procuratore, presa in considerazione delle convenzioni bilaterali di estradizione, controllo istituzionale della Corte penale da parte dell'assemblea degli Stati contraenti). L'istruzione e il giudizio penale di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra possono oltrepassare le possibilità degli organi giudiziari nazionali in situazioni di crisi. In condizioni simili la collaborazione internazionale, ed eventualmente l'intervento dell'ICC, si rivelano necessari.

Le condizioni preliminari sono soddisfatte perché la futura Corte penale possa svolgere la propria attività in modo indipendente, prudente e responsabile, dando così un importante contributo alla lotta contro l'immunità e rafforzando su scala internazionale le regole dello Stato di diritto. Su questa base il sistema di giurisdizione internazionale istituito dallo Statuto di Roma potrà imporsi e diventare una componente irrinunciabile del diritto internazionale. Numerosi Stati, tra cui alcuni stretti alleati degli USA, condividono questo punto di vista. Speriamo che i risultati conseguiti grazie allo Statuto convinceranno sul lungo termine anche quanti attualmente lo considerano ancora con scetticismo.

Risposta del Consiglio federale.

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