03.3065 · Raccomandazione · 2003-03-18
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la raccomandazione.
Stellungnahme des Bundesrates
Osservazione preliminare
Le competenze e le attività della CTI sono finalizzate al raggiungimento di risultati a medio e lungo termine e, in linea di principio, non sono uno strumento di politica congiunturale; esse servono al rafforzamento duraturo della capacità innovativa della piazza svizzera. Ciò premesso, riteniamo la raccomandazione un invito a valutare in che misura le attività della CTI, svolte o pianificate, possono produrre un impatto positivo sulla politica occupazionale a medio e breve termine, e ciò senza modificare il carattere della CTI quale strumento al servizio della politica della Confederazione a favore dell'innovazione.
Ad 1
Il sostegno statale alla ricerca e allo sviluppo (R&S) è in Svizzera più contenuto che in altri paesi e si ispira in buona parte ai principi di una politica economica liberale. Certo, la Svizzera supporta le attività di R&S delle imprese, ma non con pagamenti diretti come avviene in altri paesi. La politica della Confederazione si prefigge piuttosto di stimolare l'innovazione sulla base di condizioni quadro economiche idonee e di conservare nonché sviluppare l'elevata qualità di settori di sua competenza quali la formazione e la ricerca. I risultati sin qui ottenuti dalle imprese in Svizzera in termini di innovazione dimostrano inoltre che, laddove esistono sane condizioni quadro economiche e un efficace sistema per la ricerca, la formazione e il trasferimento del sapere, gli incentivi del mercato sono molto più produttivi dei sussidi statali diretti a favore delle imprese. In altre parole, i principi sui cui verte la politica economica del nostro Paese si dimostrano validi e vantaggiosi per la piazza economica svizzera nel suo insieme. Alla luce dell'attuale normativa che disciplina le attività di promovimento della CTI, la Commissione della concorrenza giunge alla seguente conclusione: "Il ruolo e la strategia della CTI concordano sostanzialmente con i principi di una politica economica liberale. Gli interventi statali inoltre non incidono sulla concorrenza poiché si tratta di interventi che avvengono sulla base di criteri oggettivi e lo Stato partecipa solo in misura limitata nei singoli progetti."
Nella loro motivazione, gli autori della raccomandazione affermano che soprattutto le giovani imprese del settore terziario faticano a trovare fra gli istituti di ricerca senza scopo di lucro un partner adeguato e conseguentemente non possono beneficiare delle misure di promovimento della CTI, anche se soddisfano tutti gli altri criteri. L'articolo 5 dell'ordinanza del 17 dicembre 1982 concernente i sussidi per il promovimento della tecnologia e dell'innovazione (stato: 11 agosto 1998) definisce la cerchia dei richiedenti. Conformemente alla lettera c, un'impresa o un gruppo di imprese possono presentare eccezionalmente anche da soli una richiesta per i sussidi federali se nessun ente di ricerca senza scopo di lucro (università) è disposto ad incaricarsi del progetto e se gli organi di ricerca o di sviluppo dell'impresa hanno le competenze per svolgere i lavori previsti. L'applicazione di questa disposizione derogatoria deve essere esaminata caso per caso.
Conclusione: a nostro avviso, non vi è nulla che dal punto di vista della politica economica giustifichi una deroga alla prassi attuale in materia di pagamenti diretti a favore delle nuove imprese. Per quanto riguarda la collaborazione con istituti di ricerca senza scopo di lucro, l'attuale ordinanza offre una base sufficiente per tenere debitamente conto, nei singoli casi, della particolare situazione delle giovani imprese. Al massimo, si potrebbe prendere in considerazione un'applicazione ampliata della disposizione.
Ad 2
Cogliamo questa occasione per ricordare brevemente i principi centrali alla base delle attività di promovimento della CTI, ovvero il principio "bottom-up" e il principio della sussidiarietà, poiché la raccomandazione si basa forse su un malinteso circa l'effettivo funzionamento della CTI.
Il principio "bottom-up" garantisce che le attività di promovimento della CTI siano finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi destinati alle applicazioni pratiche e al mercato. Per la CTI le caratteristiche principali della ricerca applicata e dello sviluppo risiedono nel fatto che sono i richiedenti stessi a definire i contenuti della collaborazione e che le cerchie interessate al progetto vi partecipano attivamente.
Il principio della sussidiarietà del promovimento della CTI va nella stessa direzione. Un impegno finanziario dei partner economici dell'ammontare, in genere, del 50% dei costi del progetto ("regola del fifty-fifty") garantisce che le imprese siano effettivamente interessate al conseguimento di risultati innovativi ed economicamente valorizzabili e non agiscono per opportunismo. L'impegno finanziario dei partner economici assume principalmente (di norma nella misura del 90%) la forma di prestazioni di lavoro, ovvero di ore di lavoro espresse in franchi che i collaboratori di un'impresa investono per il progetto, nonché, anche se in misura minore (fino ad un massimo del 10%), di contributi in denaro dei partner economici agli istituti di ricerca senza scopo di lucro.
Al momento in cui la CTI decide di sostenere una giovane impresa, i principi summenzionati sono applicati in modo flessibile e in funzione della specifica situazione finanziaria dell'impresa. La prassi attuale prevede che le giovani imprese coinvolte in progetti CTI Start-up non debbano partecipare per forza con prestazioni proprie per almeno il 50% dei costi totali del progetto. La partecipazione finanziaria delle giovani imprese alla voce prestazioni proprie può essere ben al di sotto del 50% dei costi totali del progetto. Inoltre, la CTI normalmente non richiede alle giovani imprese versamenti in contanti a favore degli istituti di ricerca per non gravare sulla loro liquidità, spesso precaria. Ciò viene espressamente regolamentato dall'art. 11, cpv. 4 lett. f dell'ordinanza del 17 dicembre 1982 (stato: 11 agosto 1998) concernente i sussidi per il promovimento della tecnologia e dell'innovazione.
Conclusione: l'attuale prassi della CTI, sancita dalle basi legali, risponde de facto alle richieste contenute nella raccomandazione. Si potrebbe tuttavia esaminare un'applicazione eventualmente più generosa dell'attuale prassi.
Ad 3
In passato, all'interno del dibattito politico svizzero, ci si è più volte chiesti fino a che punto l'attività di promovimento della CTI possa essere maggiormente improntata ai principi di un'economia di mercato, al fine di arrivare al rimborso, almeno parziale, dei sussidi erogati. Tale modello però, basato su di un "capitale circolante" e sul ridimensionamento del ruolo della CTI a semplice erogatore di crediti alla ricerca, è chiaramente inaccettabile. I mezzi finanziari della CTI sono destinati ad istituti di ricerca senza scopo di lucro (università) per finanziare i salari dei ricercatori e non alle imprese. Queste ultime pagano le proprie spese (normalmente fino al 75% dei costi del progetto) e versano altresì un contributo in contanti (ca. 10% del sussidio federale) agli istituti di ricerca per le spese di viaggio e di materiale. Le imprese dunque sono sostenute solo indirettamente. Se le si obbligasse alla restituzione dei sussidi, esse dovrebbero finanziare la totalità dei costi delle università. Tale prassi necessiterebbe di un rapido "return on investment" (RoI) sulla base di processi innovativi nelle imprese, cosa che, nella realtà, si verifica raramente. Inoltre, il successo di un'innovazione non è riconducibile esclusivamente ad un singolo progetto CTI o al solo lavoro dei ricercatori; come ci mostra l'esperienza, il favore di cui godono determinati prodotti e servizi sul mercato è il risultato di vari fattori. Infine, con il sistema di restituzione proposto, i progetti CTI sarebbero interessanti per le imprese solo in casi di ridotta probabilità di valorizzazione dei risultati del progetto. Il che equivarrebbe a un mancato raggiungimento dell'importante obiettivo d'incoraggiamento della CTI.
Nell'ambito di progetti di R&S con giovani imprese, si può supporre che essi genereranno un "return on investment" in tempi brevi. Anche in questi casi, tuttavia, la restituzione dei sussidi sarebbe giustificata solo se la CTI versasse contributi diretti alle imprese. Poiché questo tipo di promovimento non è applicato per ragioni di politica economica (si veda ad 1), anche questa possibilità non entra in linea di conto.
Infine, l'introduzione di un modello di rimborso dei sussidi comporterebbe un ulteriore onere amministrativo, poiché i progetti andrebbero seguiti sul piano amministrativo anche dopo la loro conclusione formale e durante la loro valorizzazione all'interno dell'impresa.
Conclusione: visto quanto precede, un modello di rimborso dei sussidi della CTI va respinto sia per motivi pratici che teorici.
Ad 4
Per l'attuale periodo di sussidio (2000-2003) la CTI dispone complessivamente di un credito d'impegno di 308 milioni di franchi. Di questi, 30 milioni sono riservati all'iniziativa Start-up, di cui 20 milioni per il finanziamento di progetti con giovani imprese e 10 milioni (2,5 milioni all'anno) per misure d'accompagnamento, in particolare il coaching delle start-up e l'assegnazione del label CTI-start up, che qualifica l'impresa per un finanziamento attraverso il capitale di rischio.
Nel messaggio sul promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007 il Consiglio federale chiede che dei 467 milioni di franchi previsti nell'ambito dei crediti pluriennali per la CTI, 37 milioni vengano destinati all'iniziativa CTI Start-up. Questa somma verrà utilizzata prevalentemente per la professionalizzazione dell'assistenza ai fondatori d'impresa nella fase start-up iniziale (fase pre-seed / seed), in particolare per il coaching individuale (sfruttamento del potenziale di business, messa a disposizione di perizie sul business e le tecnologie, accesso ai processi di promovimento di Ra&S della CTI, consulenza specialistica in materia di investimenti e industrie, nonché messa a disposizione di un capitale "seed" e "start-up"), e l'assegnazione del label "CTI Start-up". I progetti CTI con le start-up verranno finanziati attraverso i fondi generali della CTI pari all'ammontare richiesto di 430 milioni di franchi. Si è rinunciato ad un budget separato per il promovimento di progetti CTI con le start-up, perché queste, nascendo secondo il principio "bottom-up", possono coprire l'intera gamma tematica dei progetti CTI. Nel periodo 2004-2007 le start-up avranno a disposizione molti più sussidi rispetto al periodo in corso.
A nostro avviso, un aumento a breve termine della quota dei mezzi di promovimento destinati alle nuove imprese non produrrà l'effetto sperato. Anche il promovimento start up della CTI si basa sul principio "bottom-up", ovvero risponde alle condizioni del mercato e ai bisogni. L'iniezione di nuove risorse statali non contribuirà pertanto alla rapida creazione di nuove imprese visto che il promovimento di progetti CTI e lo stesso programma CTI Start-up sono orientati al medio termine. Malgrado la comprovata efficienza della CTI, il provvedimento consigliato comporterebbe oneri amministrativi considerevoli. (Per quanto riguarda la proposta di compensare l'aumento dei mezzi di promovimento CTI a favore delle start up mediante il rimborso dei sussidi in funzione del successo del progetto, rinviamo alle considerazioni di cui al punto 3).
Conclusione: nell'ambito del messaggio sul promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007, è stato richiesto un sensibile aumento dei sussidi CTI a favore delle start-up. In virtù di considerazioni pratiche (principio "bottom up"), la concentrazione temporale dei sussidi, auspicata nella raccomandazione, non produrrebbe nel breve periodo gli effetti sperati. Il Consiglio federale propone di non modificare la procedura attuale.
Il Consiglio federale propone di respingere la raccomandazione.