23.3838 · Mozione · 2023-06-15
Dipartimento di giustizia e polizia
Trasmesso al Consiglio federale
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di:
- porre fine ai partenariati migratori la cui utilità per la Svizzera non è più comprovata;
- concludere nuovi partenariati migratori che rispondano a una necessità strategica. A medio termine devono inoltre essere conclusi accordi di riammissione con questi Stati partner.
Begründung
Per mettere a profitto le opportunità e regolare le sfide della migrazione come pure favorire le sinergie tra i diversi attori della politica migratoria, il Consiglio federale ha creato lo strumento dei partenariati migratori. Questi strumenti permettono di considerare la tematica della migrazione come un fenomeno globale e completo e di puntare a un equilibrio tra gli interessi della Svizzera, dei suoi Paesi partner e dei migranti stessi («win-win-win»). Il concetto dei partenariati migratori è sancito nell’articolo 100 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Secondo il pertinente elenco pubblicato dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), otto partenariati migratori sono stati conclusi e sono in vigore.
La metà riguarda tuttavia Paesi dei Balcani: Bosnia e Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord e Serbia.
Orbene, questi Paesi beneficiano della liberalizzazione dei visti per viaggiare nello spazio Schengen (e quindi in Svizzera) – a partire dal 1° gennaio 2024 per il Kosovo. Per beneficiare di questo regime vantaggioso, tutti questi Paesi hanno dovuto adempiere criteri definiti dalla Commissione europea (p. es. per quanto concerne la gestione della migrazione o la corruzione).
Inoltre, tutti questi Paesi desiderano aderire all’Unione europea. È quindi lecito chiedersi se non sia ora di porre fine a questi partenariati. Uno studio è già stato commissionato nel 2019 e ha proposto sei opzioni. L’Amministrazione ha optato per una combinazione di tre opzioni, ossia lo sviluppo di una strategia light.
Tenuto conto della situazione attuale e delle pressioni finanziarie, appare opportuno porre fine a questi partenariati.
Per quanto concerne la conclusione di nuovi partenariati migratori, il Consiglio federale è invitato a stipularne con i Paesi più importanti per i cittadini in attesa di espulsione, ossia l’Algeria, l’Eritrea, l’Etiopia e il Marocco.
Infatti, secondo l’ex direttore dell’Ufficio federale della migrazione (UFM), altri partenariati migratori potrebbero o dovrebbero essere conclusi con altri Paesi, vista l’utilità di stipulare accordi di questo tipo, che funzionano in genere bene e disciplinano il ritorno delle persone in attesa di espulsione.
È pertanto necessario replicare questo modello che riscontra un certo successo.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Nel quadro della sua politica migratoria estera attiva e internazionalmente riconosciuta, la Svizzera ha concluso strumenti giuridici nel settore del ritorno con 66 Stati, tanti quanti nessun altro Paese europeo. Con otto di questi Stati la Svizzera ha inoltre negoziato un partenariato migratorio: oltre che con i quattro Paesi balcanici Bosnia e Erzegovina, Serbia, Kosovo e Macedonia del Nord anche con la Tunisia, la Nigeria, lo Sri Lanka e la Georgia (www.sem.admin.ch > Affari internazionali & ritorno > Politica migratoria estera della Svizzera > Accordi > Partenariati in materia di migrazione).
I criteri per la conclusione di un partenariato migratorio sono un interesse della Svizzera in materia di politica migratoria, la disponibilità dello Stato partner a intensificare la cooperazione nonché una certa stabilità e un buon governo nello Stato partner. Inoltre, la conclusione di un accordo di riammissione o in materia di migrazione costituisce un prerequisito.
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) esamina periodicamente l’utilità degli accordi e dei partenariati migratori conclusi. Questo vale anche per i partenariati con i Paesi dei Balcani occidentali. La SEM giunge alla conclusione che questi partenariati continuano a contribuire in misura importante al potenziamento della politica migratoria estera svizzera.
La Svizzera ha concluso i primi partenariati migratori nel 2009 e nel 2010 con tre Paesi balcanici. All’epoca le sfide bilaterali erano legate alle conseguenze delle guerre degli anni ‘90 nella regione. Nel corso degli anni le sfide sono mutate, in particolare dal 2015 e dal 2016, quando la rotta dei Balcani è diventata una delle più importanti rotte di transito verso l’Europa centrale e occidentale. Inoltre, i Paesi dei Balcani occidentali sono diventati per la prima volta anche Paesi di destinazione per la fuga e la migrazione, e il numero di domande d’asilo in questi Paesi è fortemente aumentato. Questi sviluppi hanno posto le autorità di fronte a grandi sfide. Fondandosi sui consolidati partenariati migratori la Svizzera ha potuto adeguare la sua cooperazione con questi Stati e fornire un sostegno mirato in loco. La rotta dei Balcani resta importante per l’Europa e la Svizzera. Un gran numero di richiedenti l’asilo giunge in Svizzera tramite questa via. Il Kosovo, la Serbia e la Macedonia del Nord restano ben rappresentanti nelle statistiche in materia di ritorno. Se la cooperazione in materia di ritorno con questi Paesi funziona bene è in particolare grazie ai partenariati migratori esistenti.
Il partenariato migratorio con la Georgia mostra in maniera esemplare che l’introduzione della liberalizzazione dei visti per lo spazio Schengen non costituisce un motivo per porre fine a un partenariato. Il suddetto partenariato è stato concluso nel 2022 anche in reazione al forte aumento di domande d’asilo infondate presentate da cittadini georgiani in seguito all’esenzione dall’obbligo del visto accordata nel 2017. Ciò mostra che la Svizzera conclude nuovi partenariati con Paesi d’origine prioritari.
La Svizzera esamina regolarmente la possibilità di concludere altri partenariati con Paesi prioritari e in futuro negozierà altri accordi. Le condizioni per un partenariato non sono tuttavia sempre date: l’Eritrea, ad esempio, non accetta il rimpatrio coatto di suoi cittadini. Inoltre vi sono altri Stati che non hanno finora manifestato interesse ad estendere la buona cooperazione a un partenariato migratorio.
La cooperazione con l’Algeria è formalizzata con un accordo siglato nel 2006, attuato con successo. Anche la cooperazione con il Marocco è evoluta in maniera positiva, nonostante l’assenza di un accordo. Prossimamente sarà tuttavia avviato un dialogo strutturato (Groupe Permanent Migratoire Mixte). Con l’Etiopia, la Svizzera ha concluso nel 2019 una convenzione sulla cooperazione in materia di ritorno.
Il Consiglio federale condivide quindi in linea generale l’opinione dell’autore della mozione in merito alla conclusione di nuovi partenariati migratori. Per i motivi summenzionati, al momento non è tuttavia possibile concludere partenariati migratori con tutti i Paesi prioritari. Per quanto riguarda i partenariati con gli Stati dei Balcani occidentali, ritiene inoltre che essi vadano portati avanti in quanto sono tuttora nell’interesse della Svizzera.