25.3283 · Interpellanza · 2025-03-21
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
A seguito della risposta alla mia interpellanza 24.4185, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:
1. Molti Stati, consulenti internazionali, assicuratori e riassicuratori, organizzazioni e istituti di ricerca hanno già stimato i costi derivanti della perdita di biodiversità. Perché il Consiglio federale ritiene che debbano essere ancora sviluppati metodi scientifici e socioeconomici per valutare i costi generati dall’inazione? Preferisce rinunciare a tali calcoli piuttosto che effettuare preventivamente delle stime di questi costi e utilizzarle per definire la propria politica? Se sì, perché? Se no, cosa sta facendo?
2. Nella sua risposta alla seconda domanda, cita i progetti nazionali avviati dalla Confederazione per «migliorare le basi scientifiche». Quali sono questi progetti e dove sono stati pubblicati? In che modo contribuiscono a comprendere meglio i costi generati dall’inazione di fronte al collasso della biodiversità? Qual è il calendario di attuazione e quali sono gli obiettivi concreti?
3. Nella risposta alla terza domanda, il Consiglio federale riconosce che non sono state previste misure finanziarie per anticipare i costi futuri associati al collasso della biodiversità. Inoltre, attualmente sta proponendo importanti tagli di bilancio nel settore della protezione ambientale. I costi generati dall’inazione saranno interamente a carico delle generazioni future? Quali meccanismi alternativi sono previsti per finanziare tali costi? Questi tagli di bilancio possono essere visti come un sussidio indiretto con ripercussioni negative sulla biodiversità e sul clima? Durante le discussioni sul budget, il Consiglio federale avverte in merito al fatto che questi costi non vengono eliminati, ma semplicemente trasferiti alle generazioni future?
4. Nella sua risposta alla quarta domanda, il Consiglio federale indica che «gli studi disponibili danno un’idea dell’ordine di grandezza» dei costi generati dalla perdita di biodiversità. Di quali studi si tratta esattamente? A quanto ammontano tali stime? Quali sono i rischi economici concreti legati al declino della biodiversità in Svizzera per i vari settori dell’economia?
Stellungnahme des Bundesrates
1) Il Consiglio federale è al corrente delle stime internazionali dei costi, ma anche del fatto che si tratta di dati non certi.
2) Un progetto di ricerca nel quadro del piano d’azione della Strategia Biodiversità Svizzera stima i valori ecologici, sociali ed economici della biodiversità nonché il valore aggiunto lordo dei settori economici che ne dipendono direttamente. Inoltre, sulla base di cinque scenari, illustra i possibili sviluppi in Svizzera in seguito ai cambiamenti adottati entro il 2060 in ambito climatico e di utilizzo del territorio. L’Ufficio federale dell’ambiente pubblicherà il rapporto di sintesi del progetto presumibilmente a fine 2025.
3) A favore della conservazione la biodiversità, la Confederazione effettua sforzi sostanziali anche dal punto di vista finanziario, come già spiegato dal Consiglio federale nella risposta alla domanda 3 dell’interpellanza Mahaim 24.4185 «Il Consiglio federale ignora l’entità dei costi legati alla perdita di biodiversità?». Inoltre, il Consiglio federale punta a una politica finanziaria bilanciata per andare incontro sia alla pressione sui costi sul breve termine che agli interessi del Paese sul lungo termine. Considerate le difficoltà attuali riguardanti il bilancio federale, il Consiglio federale deve stabilire delle priorità e nelle sue misure di sgravio applicabili dal 2027 suggerisce misure da attuare in tutti i settori di compiti.
4) Si tratta di un documento di lavoro di Ecoplan commissionato dall’UFAM nel 2010, in cui gli autori stimavano che nel 2050 i costi annuali generati dall’inazione si sarebbero aggirati intorno ai 14-16 miliardi di franchi, ma indicavano anche l’estrema incertezza di tali calcoli. La Confederazione verifica continuamente i risultati di ricerca più recenti anche nell’ambito di questi costi e valuta in quali ambiti si presentano lacune conoscitive e dove è opportuno effettuare ulteriori studi.