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19.4081 · Mozione · 2019-09-19

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è sollecitato ad assicurare che le frequenze radio OUC siano sostenute fino al 2025. In particolare, deve essere garantito che la SSR non sviluppi in questo ambito una propria dinamica imponendo di anticipare l'abbandono delle OUC. Non deve e non può esserci alcuna attività di lobby, né campagne pubblicitarie per convincere le radio private ad abbandonare le OUC a una data anticipata.

Begründung

Nonostante l'era di Internet, la radio non ha perso la sua importanza. Le tradizionali radio OUC sono ancora fortemente presenti nelle case svizzere. Circa il 56 per cento della popolazione svizzera ascolta la radio principalmente via OUC. Uno spegnimento anteriore al 2025 non ha senso, non solo per motivi nostalgici. Di colpo centinaia di migliaia di radio OUC diverrebbero inutili. Inoltre, ancora oggi molti veicoli sono equipaggiati con radio OUC. Il loro adeguamento sarebbe impegnativo e causerebbe un onere aggiuntivo inutile. Un tale approccio non è né economico né ragionevole sul piano ecologico.

Inoltre non vi è nessuna base legale per uno spegnimento prematuro delle OUC che potrebbe inoltre portare alla creazione di monopoli sul mercato radiofonico svizzero generando indesiderate distorsioni del mercato. È anche possibile che il mercato svizzero venga assorbito da emittenti radio estere. Pertanto necessitiamo di uno spegnimento regolato che permetta agli operatori delle radio di prepararsi a far fronte alle nuove sfide provenienti dall'estero e di proporre buone alternative con temi solidi sul piano del contenuto. La necessità di finanziare per un certo periodo un sistema con due vettori di trasmissione, il DAB più e i trasmettitori OUC, era nota fin dall'inizio alla SSR che, in quanto impresa, deve tenerne conto nella propria contabilità. Pertanto è anche assurdo che l'Ufficio federale delle comunicazioni sostenga con quasi 7,5 milioni di franchi una campagna pubblicitaria in tale contesto e che allo stesso tempo la SSR si lamenti dei costi aggiuntivi difficilmente realistici di 15 milioni di franchi. Non possiamo semplicemente abbandonare il mercato radiofonico svizzero ma dobbiamo invece cercare di creare buone condizioni quadro economiche e tecniche affinché gli abitanti della Svizzera possano trarre vantaggio da un programma solido e variato. Tutto ciò necessita di tempo e pertanto i trasmettitori OUC dovrebbero continuare a funzionare almeno fino al 2025.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

La digitalizzazione della diffusione radiofonica - dalle OUC al DAB più - è un obiettivo comune dell'intero settore radiofonico svizzero, volto a creare una maggiore varietà di programmi. A causa della penuria di frequenze, questo non sarebbe possibile con la tecnologia analogica OUC. Il Consiglio federale sostiene tali sforzi attraverso la sua strategia di digitalizzazione del 2006. Il 1° dicembre 2014 il settore radiofonico, organizzato all'interno del gruppo di lavoro Migrazione digitale (GL DigiMig), ha informato formalmente il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni in merito all'intenzione di interrompere la diffusione di programmi radiofonici mediante reti OUC al più tardi entro fine 2024. Nel GL DigiMig sono rappresentate tutte le associazioni delle radio private, la SSR e anche l'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM), quest'ultimo però soltanto con funzione consultiva e senza diritto di voto. Il 18 marzo 2015, basandosi sul cosiddetto rapporto finale DigiMig del 2014, la SSR e oltre l'80 per cento delle radio private hanno sottoscritto un accordo con l'obiettivo, quale soluzione settoriale, di fissare la data della disattivazione del sistema OUC e sviluppare la relativa strategia.

Ad ottobre 2017 il Consiglio federale ha approvato l'obiettivo del settore radiofonico, dichiarando lo standard digitale DAB più quale vettore di diffusione principale per i programmi radio dal 2020, e all'articolo 62a dell'ordinanza sulla gestione delle frequenze e sulle concessioni di radiocomunicazione (OGC; RS 784.102.1) ha previsto la possibilità di prorogare al massimo sino al termine del 2024 le attuali concessioni di radiocomunicazione OUC. Al contempo, ha creato nell'OGC la base per un abbandono delle OUC prima del 2024, "per quanto ciò sia necessario per l'attuazione ordinata del passaggio dalla diffusione analogica a quella digitale".

Le basi giuridiche per un abbandono precoce delle OUC dunque esistono. Tale abbandono non è però né ordinato dal Consiglio federale né imposto dalla SSR. La disattivazione potrebbe avvenire prima del previsto unicamente con il consenso del settore. La SSR è solo uno dei numerosi attori coinvolti. La Confederazione accompagna la decisione del settore radiofonico unicamente fornendo un sostegno: le emittenti radiofoniche private beneficiano di contributi provenienti dal canone radiotelevisivo e dalla tassa di concessione quale compensazione per gli oneri generati dalla diffusione parallela sui canali DAB più e OUC. Inoltre, dal 2017 l'UFCOM sta portando avanti una campagna di comunicazione fondata su basi legali che mira a stimolare la popolazione al passaggio dalle OUC al DAB più.

È vero che quando le OUC verranno disattivate i consumatori dovranno acquistare un nuovo apparecchio radiofonico. Il mercato ha però reagito subito alla decisione presa dal GL DigiMig a dicembre 2014 e da allora vende quasi esclusivamente apparecchi DAB più (con ricezione OUC integrata). Occorre pertanto partire dal presupposto che, grazie ai normali acquisti sostitutivi, il numero delle radio OUC rimanenti calerà fortemente nei prossimi anni.

Per poter raggiungere il loro pubblico anche dopo lo spegnimento delle OUC, le emittenti radiofoniche necessitano di un'elevata presenza di apparecchi DAB più nelle economie domestiche e nei veicoli. La proroga dell'esercizio delle OUC richiesta dall'autore della mozione potrebbe pertanto avere un impatto negativo sull'acquisto di apparecchi DAB più. Solo una decisione di disattivazione delle OUC definitiva e di rapida attuazione stimolerebbe le vendite. È quanto emerge dalle esperienze fatte in Norvegia, dove le OUC sono state disattivate a fine 2018.

Questo vale anche per i veicoli: a fine 2018 solo quasi il 30 per cento delle vetture era dotata di una radio DAB più. La campagna di comunicazione è intesa anche a colmare tali grandi lacune, in particolare per le auto più vecchie. Siccome a fine 2018 oltre il 90 per cento dei nuovi veicoli avevano una radio DAB più di serie, la quota di cui sopra è destinata ad aumentare fortemente nei prossimi anni. A questo si aggiunge il fatto che dal 2021 nell'UE tutte le autoradio delle nuove automobili dovranno essere atte a ricevere il DAB più.

La richiesta formulata nella mozione, ossia di continuare a esercitare le OUC fino al 2025, si distanzia di poco dagli obiettivi del settore radiofonico e dalle disposizioni giuridiche ad essi allineate. Impedisce però le soluzioni flessibili ed è contraria agli sforzi comuni del settore radiofonico sostenuti anche dalla Confederazione in favore della digitalizzazione della diffusione radiofonica. Metterebbe dunque a repentaglio l'obiettivo di poter contare anche in futuro su un'offerta di programmi radiofonici differenziata e forte in Svizzera.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.