21.3438 · Interpellanza · 2021-03-19
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
La pandemia si protrae ormai da oltre un anno. Sin dall'inizio, nel marzo 2020, si sono verificati numerosi problemi in materia di carcerazione amministrativa ed espulsione. Diversi criminali hanno dovuto essere rilasciati dalla carcerazione amministrativa sulla base di decisioni giudiziarie e numerose espulsioni non hanno potuto essere eseguite a causa della chiusura delle frontiere. Ne risultano le domande seguenti.
1. Quante persone hanno dovuto essere rilasciate dalla carcerazione amministrativa da marzo 2020?
2. Quante persone non hanno potuto essere espulse da marzo 2020?
3. È ancora ordinata la carcerazione amministrativa o si constata una diminuzione? In quest'ultimo caso, a quanto ammonta il calo?
4. Come valuta il Consiglio federale il rischio per la sicurezza risultante dalle mancate espulsioni e carcerazioni amministrative? Che cosa intraprende per contrastarlo, visto che ha respinto entrambe le mozioni 20.3327 e 20.3323?
5. In futuro, per viaggiare le persone dovranno essere vaccinate o poter presentare un test PCR negativo. Uno straniero può impedire la propria espulsione rifiutando di sottoporsi a un test o di essere vaccinato? In caso affermativo, come intende il Consiglio federale ovviare a questo problema?
Stellungnahme des Bundesrates
In via introduttiva il Consiglio federale osserva che la situazione nel settore del ritorno è migliorata rispetto alla primavera del 2020, quando i rinvii erano in parte impossibili a causa delle restrizioni di entrata nei Paesi di destinazione e delle condizioni tecniche di volo. Anche se non si può ancora parlare di ritorno alla normalità e la situazione rimane instabile, le partenze e i rimpatri sono in linea di massima possibili in molti Paesi.
Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste:
1./3. Secondo il sistema d'informazione centrale sulla migrazione (SIMIC), da marzo a dicembre 2020 639 persone sono state rilasciate dalla carcerazione amministrativa secondo il diritto in materia di stranieri. Nello stesso periodo 959 persone che si trovavano in carcerazione amministrativa sono state rimpatriate, il che ha posto fine alla loro detenzione. Le autorità cantonali o all'occorrenza i giudici competenti continuano a decidere caso per caso in merito alla carcerazione amministrativa. Dato che l'anno scorso le possibilità di partenza erano in parte fortemente limitate a causa della pandemia da COVID-19, rispetto al 2109 si è registrata una diminuzione di un terzo delle carcerazioni ordinate (2020: 1949 casi; 2019: 2921 casi).
2. In totale, da marzo a dicembre 2020 hanno dovuto essere annullate 2213 partenze per via aerea (partenze volontarie e rimpatri). Circa due terzi di questi annullamenti sono legati alla pandemia da COVID-19, ad esempio perché le compagnie aeree hanno modificato i loro piani di volo o perché i Paesi di destinazione hanno adottato nuove disposizioni d'entrata. Nello stesso periodo sono state eseguite 2352 partenze per via aerea.
4. Quanto agli eventuali rischi per la sicurezza cagionati dalla diminuzione delle carcerazioni ordinate, il Consiglio federale rinvia al suo parere relativo alla mozione Bircher 20.3327 "Mantenimento della carcerazione amministrativa per gli stranieri che hanno commesso reati", nonché alla sua risposta all'interpellanza Geissbühler 20.3473 "Carcerazione in vista di rinvio coatto. Liberazione dei condannati". In tale sede ha rilevato in particolare che la carcerazione amministrativa secondo gli articoli 75 e seguenti della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) non è ordinata per un reato, bensì, nell'ottica della procedura di allontanamento, per garantire l'esecuzione dell'espulsione (giudiziaria) o dell'allontanamento. Conformemente all'articolo 74 LStrI la competente autorità cantonale può imporre a uno straniero obbligato a partire che perturba o mette in pericolo la sicurezza e l'ordine pubblici di non abbandonare o di non accedere a un dato territorio.
5. Finora solo poche persone tenute a partire si sono rifiutate di sottoporsi a un test COVID-19. In questi casi le autorità competenti cercano di convincere gli interessati dell'importanza di sottoporsi al test prima della partenza, per la loro salute e quella delle persone a loro vicine. Conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale (sentenza 2C_35/2021 del 10 febbraio 2021) il rifiuto di sottoporsi a un test COVID-19 costituisce inoltre una violazione dell'obbligo di collaborare, per cui in questi casi i Cantoni possono ordinare o prorogare la carcerazione cautelativa (art. 78 LStrI). In tal caso, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) cerca di trovare, insieme ai Paesi di destinazione, soluzioni alternative, ad esempio un test COVID-19 al momento dell'arrivo o una quarantena nel Paese in questione. La SEM segue con attenzione gli sviluppi in materia di entrata ed esaminerà le misure necessarie.
Risposta del Consiglio federale.