23.3111 · Mozione · 2023-03-09
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Con la presente mozione si chiede al Consiglio federale di non entrare nel merito di un nuovo "accordo amichevole" con l'Italia per regolamentare il telelavoro dei frontalieri.
Begründung
I dati di recente pubblicati dall'UST sul frontalierato in Ticino mostrano una situazione sempre più insostenibile. I frontalieri presenti (solo quelli dichiarati) sono ormai 78 mila. In Ticino quasi un terzo (32,8%) dei lavoratori è frontaliere: si tratta della quota più alta della Svizzera, ed è in continua crescita. Allarmante la situazione nel Terziario, dove l'aumento annuale è stato del 5,6%. Il settore impiega ormai 52 mila frontalieri. Due decenni fa erano 10 mila. Nell'edilizia e nell'industria i numeri restano, per contro, sostanzialmente stabili.
Nel Terziario molto spesso i frontalieri sostituiscono i residenti, generando sul territorio disoccupazione e dumping salariale. Il Consiglio federale ha tuttavia sempre chiuso gli occhi davanti ad una situazione viepiù degradata.
I frontalieri che possono usufruire dell'home office non sono certo quelli attivi nell'ambito delle cure (ospedali, case per anziani, ecc), e nemmeno quelli sui cantieri o nelle fabbriche. Sono invece quelli che lavorano in ufficio, e la cui presenza - sempre più sproporzionata - nuoce al mercato del lavoro locale. Un' ulteriore agevolazione di questa categoria tramite il telelavoro sarebbe totalmente sbagliata. Non è nemmeno vero che gioverebbe alla viabilità. Chi desidera dei collaboratori da mandare in home office, non ha che da assumere residenti.
L'Associazione dei comuni italiani della fascia di confine ha scritto a Roma chiedendo la sottoscrizione con la Svizzera di un accordo che permetta il telelavoro dei frontalieri fino ad una percentuale lavorativa di addirittura il 40%. La Camera dei Deputati affronterà presto il tema. Si chiede pertanto al Consiglio federale di non entrare nel merito della sottoscrizione di un nuovo "accordo amichevole" in sostituzione di quello firmato causa pandemia nel giugno 2020 e decaduto il 31 gennaio scorso. Il fatto che ne esistano con altri Paesi è irrilevante: la situazione ticinese è un unicum in Svizzera e come tale va affrontata. Oltretutto, il telelavoro dei frontalieri è comunque possibile anche senza un nuovo accordo; certo con conseguenze fiscali negative ed oneri ed incertezze burocratiche. Sarebbe del tutto sbagliato, da parte del Consiglio federale, incoraggiare delle gravi distorsioni che vanno invece corrette.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
L'articolo 26 paragrafo 3 della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (CDI-I; RS 0.672.945.41) esige dalle autorità competenti, al pari della disposizione corrispondente del Modello di Convenzione dell'OCSE, "di risolvere (...) le difficoltà o i dubbi inerenti all'interpretazione o all'applicazione" della CDI-I. Ciò avviene avviene attraverso un accordo amichevole di portata generale. Questa disposizione conferisce quindi direttamente all'autorità competente - in linea generale la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali e, per questioni legate allo scambio di informazioni, l'Amministrazione federale delle contribuzioni - la facoltà di concludere simili accordi. Grazie a questi accordi amichevoli di portata generale vengono spesso trovate soluzioni pratiche e coordinate che assicurano la certezza e l'efficienza dell'applicazione delle CDI. Tra questi accordi rientrano, ad esempio, quelli conclusi durante la pandemia con alcuni Stati confinanti al fine di disciplinare l'imposizione del telelavoro. L'accordo concluso in tal senso con l'Italia il 18-19 giugno 2020 è rimasto in vigore fino al 31 gennaio 2023.
Nel caso concreto sollevato dall'autore della mozione, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) è stato sollecitato recentemente più volte a concludere un nuovo accordo amichevole di portata generale volto a disciplinare l'imposizione del telelavoro con l'Italia. In particolare, in una lettera indirizzata al DFF, il Governo del Cantone Ticino, la deputazione ticinese alle Camere federali, la Comunità di lavoro Regio Insubrica (di cui fanno parte il Cantone Ticino, la Regione Lombardia e la Regione Piemonte), come pure una rete composta da associazioni economiche ticinesi (Associazione Industrie Ticinesi e Camera di Commercio Cantone Ticino) e da sindacati ticinesi (Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese e UNIA) hanno espressamente chiesto la conclusione di un nuovo accordo amichevole in questo ambito.
Il Consiglio federale è quindi del parere che la conclusione di accordi amichevoli di portata generale intesi a disciplinare l'imposizione del telelavoro deve essere possibile anche in futuro, se le autorità competenti svizzere e italiane lo ritengono necessario.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.