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19.3306 · Mozione · 2019-03-22

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di proporre una base legale, se del caso costituzionale, per impedire il ritorno in Svizzera dei jihadisti svizzeri.

Begründung

Conferendo a ogni Svizzero il diritto di entrare in Svizzera, la libertà di domicilio (art. 24 cpv. 2 Cost.) impedisce al nostro Paese di opporsi al ritorno dei "viaggiatori" svizzeri della jihad, allorquando questi soldati dell'Islam, seppure Svizzeri, hanno scelto di partecipare a una guerra contro la nostra civiltà e contro il nostro Paese. Nella sua risposta alla mia domanda 19.5163, il Consiglio federale ha confermato quella che ha presentato come un'impossibilità giuridica che prevale anche in presenza di ragioni di sicurezza interna o esterna.

Occorre tuttavia constatare che con questi jihadisti ci troviamo in una situazione di guerra. In un tal caso, il privilegio che la nostra Costituzione conferisce ai cittadini svizzeri non può valere per persone che hanno scelto di partecipare a una vera e propria guerra contro la nostra civiltà e il nostro Paese in particolare.

È pertanto necessario modificare di conseguenza le basi legali, se del caso costituzionali, vigenti.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale condivide i timori espressi dall'autore della mozione in merito alla minaccia per il nostro Paese rappresentata dai chi si è recato all'estero con finalità jihadiste. L'articolo 24 della Costituzione federale (Cost.; RS 101) garantisce la libertà di domicilio a ogni persona di cittadinanza svizzera. Tale libertà comprende esplicitamente il diritto di lasciare la Svizzera e di entrarvi (art. 24 cpv. 2 Cost.). Il diritto di entrare nel proprio Paese è inoltre garantito dal diritto internazionale pubblico in virtù dell'articolo 12 paragrafo 4 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (Patto ONU II; RS 0.103.2). Vietare ai jihadisti di cittadinanza svizzera di tornare in Svizzera significherebbe violare gli obblighi internazionali assunti dal nostro Paese, garantiti dal Patto ONU II. La "libertà di entrare nel proprio Paese" per le persone di cittadinanza svizzera è protetta sia dal diritto costituzionale sia dal diritto internazionale pubblico.

Se la persona in questione non ha nessun'altra cittadinanza, l'attuale legislazione in materia esclude la revoca della cittadinanza svizzera allo scopo di evitare l'apolidia, la quale implica la perdita di alcuni diritti fondamentali. Per tale ragione, dalla fondazione dello Stato federale, la Svizzera si è adoperata per evitare che il diritto svizzero conduca all'apolidia (messaggio del 9 agosto 1951 del Consiglio federale all'Assemblea federale a sostegno di un disegno di legge sull'acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera, FF 1951 II 893, qui 901). Diversa è la situazione giuridica delle persone che posseggono anche la cittadinanza di un altro Stato. In base all'articolo 42 della legge sulla cittadinanza (LCit; RS 141.0), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) può, con il consenso dell'autorità del Cantone d'origine, revocare la cittadinanza svizzera, la cittadinanza cantonale e l'attinenza comunale a una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera. Dopo la revoca della cittadinanza svizzera a persone con doppia cittadinanza, l'Ufficio federale di polizia (fedpol) esamina sistematicamente la possibilità di pronunciare divieti di entrata nei loro confronti allo scopo di salvaguardare la sicurezza interna o esterna della Svizzera in virtù dell'articolo 67 capoverso 4 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20).

Il Consiglio federale accorda la massima priorità alla sicurezza della Svizzera e alla protezione della sua popolazione. La Svizzera adotta a tal fine tutte le misure operative a sua disposizione per prevenire l'entrata incontrollata di jihadisti svizzeri nel nostro Paese. Il Consiglio federale non vuole che le autorità svizzere rimpatrino attivamente gli adulti in questione. Un rimpatrio attivo può essere preso in considerazione caso per caso soltanto se si tratta di minori. L'elemento determinante per la decisione è il bene di questi ultimi. Tuttavia, i cittadini svizzeri recatisi all'estero per motivi terroristici non devono restare impuniti. L'obiettivo è il perseguimento penale e l'esecuzione dell'eventuale pena nello Stato in cui è stato commesso il reato. Secondo il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), il totale dei rientri confermati ammonta a 13. Tutte le persone il cui ritorno è stato confermato dal SIC sono state o sono attualmente oggetto di un procedimento penale del Ministero pubblico della Confederazione. Tuttavia, il perseguimento penale di minorenni incombe alle procure cantonali dei minori.

Il Consiglio federale ha infine elaborato diversi progetti sulla base della Strategia della Svizzera per la lotta al terrorismo del 2015, allo scopo di completare il dispositivo attuale di contrasto a tale fenomeno. I progetti includono tra l'altro la futura legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), con la quale si intende rafforzare e integrare le misure di polizia esistenti. Nel progetto il Consiglio federale propone di vietare a una persona dal potenziale terroristico di lasciare un immobile. Sono inoltre previste misure quali l'obbligo di presentarsi e di partecipare a colloqui, il divieto di avere contatti, il divieto di lasciare il Paese nonché il divieto di lasciare e di accedere ad aree determinate.

Gli strumenti e le misure attuali di lotta al terrorismo permettono alle autorità competenti di salvaguardare la sicurezza interna della Svizzera. Le ulteriori misure di polizia previste rafforzeranno il dispositivo di lotta in maniera mirata. Alla luce delle misure adottate e al fine di evitare l'apolidia, non è nell'interesse della Svizzera impedire ai propri cittadini di entrare nel Paese.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.