21.4309 · Interpellanza · 2021-10-01
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Una decisione importante è stata presa dal Tribunale federale nel caso dell'assassinio del professor Kazem Radjavi, oppositore del regime iraniano, a Coppet nel Cantone di Vaud. Il Tribunale ha disposto una nuova indagine per genocidio e crimini contro l'umanità in relazione al massacro di migliaia di prigionieri politici nel 1988.
Il professor Kazem Radjavi è stato assassinato da commando inviati a Teheran il 24 aprile 1990 e ad oggi il regime iraniano non è stato ritenuto responsabile, godendo di una completa impunità al riguardo. Dopo il processo in Belgio per terrorismo del diplomatico in carica Assadollah Assadi e l'apertura in Svezia del processo a carico di Hamid Noury, coinvolto nel massacro del 1988, in Svizzera si è aperto un nuovo fronte giudiziario contro i crimini del regime iraniano.
È da apprezzare la decisione della giustizia federale, che ha dato prova di indipendenza.
In considerazione del fatto che il regime iraniano conduce a distanza operazioni terroristiche al di fuori del suo territorio, come nel caso del professor Kazem Radjavi e più recentemente del fallito attentato a Parigi, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
- Il Consiglio federale condannerà le attività terroristiche del regime iraniano?
- La diaspora iraniana, che conta un gran numero di oppositrici e oppositori al regime dei mullah, è al sicuro in Svizzera?
- La Svizzera vigila per impedire l'accesso agli agenti del regime iraniano che potrebbero controllare o persino minacciare le cittadine e i cittadini iraniani nel nostro Paese?
- La Svizzera è pronta ad associarsi ad altri Paesi (come il Canada), a ONG specializzate in diritti umani, a ex capi di Stato e a esperti dell'ONU per chiedere un'indagine internazionale indipendente sui crimini del 1988?
Stellungnahme des Bundesrates
La Svizzera attribuisce grande importanza al rispetto del principio dello Stato di diritto e alla lotta contro l'impunità. Dà così un notevole contributo alla coesistenza pacifica dei popoli, al rispetto dei diritti umani e alla riduzione della povertà nel mondo. Conformemente al principio della separazione dei poteri richiesto dallo Stato di diritto, né il Consiglio federale né le autorità della Confederazione sono autorizzati a commentare i procedimenti giudiziari in corso. Questo vale anche per il caso in oggetto.
Nel quadro dell'ordinamento giuridico generale, le autorità svizzere si impegnano a garantire che tutti gli e le abitanti del nostro Paese possano vivere in pace e sicurezza. Questo vale anche per la comunità iraniana in Svizzera.
Ad eccezione delle e dei titolari di passaporti diplomatici, le cittadine e i cittadini iraniani devono richiedere e ottenere un visto per entrare in Svizzera. In base ai requisiti attuali, ogni domanda di ingresso proveniente dall'Iran deve essere esaminata, e il visto viene rifiutato in casi giustificati. Inoltre, la Svizzera non tollera in nessun caso attività politiche e di intelligence illegali sul proprio territorio, nemmeno, se del caso, da parte di persone titolari di un passaporto diplomatico.
Il Consiglio federale non è a conoscenza di iniziative formali in seno al Consiglio dei diritti umani o all'Assemblea generale delle Nazioni Unite che mirino a istituire una commissione d'inchiesta internazionale sugli episodi risalenti all'agosto del 1988. Se l'istituzione di una tale commissione d'inchiesta internazionale dovesse essere messa all'ordine del giorno delle Nazioni Unite, il Dipartimento federale degli affari esteri esaminerà il sostegno della Svizzera a una tale iniziativa sulla base di proposte concrete e tenendo conto delle risoluzioni ONU esistenti. In generale, la Svizzera si impegna nella lotta contro l'impunità nel quadro della sua politica di promozione della pace e dei diritti umani.
Il Consiglio federale è dell'opinione che la Svizzera può far progredire i suoi interessi e obiettivi costituzionali di politica estera solo mantenendo un dialogo regolare con l'Iran, in particolare nei settori dello Stato di diritto e dei diritti umani.
Risposta del Consiglio federale.