24.3105 · Interpellanza · 2024-03-06
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Con un volume degli investimenti di circa 1282 miliardi di franchi, il 2° pilastro è diventato un affare molto lucrativo per gli amministratori di patrimoni, le banche e le assicurazioni. I costi a carico degli assicurati sono enormi. Su incarico della Commissione di alta vigilanza della previdenza professionale, l’istituto di ricerca e di consulenza c-alm ha rilevato le spese di amministrazione e di amministrazione del patrimonio di tutti gli istituti di previdenza LPP.
Nel 2021 ne sono risultati gli importi totali seguenti per i circa 1400 istituti LPP:
spese di amministrazione per circa 981 milioni di franchi,
spese di amministrazione del patrimonio per circa 6,457 miliardi di franchi e
premi dei costi* per circa 708 milioni di franchi.
Complessivamente si tratta di 8,15 miliardi di franchi che si disperdono nelle attività di amministrazione e amministrazione del patrimonio degli istituti LPP. Questo importo corrisponde a 1420 franchi all’anno per assicurato. Nel 2021 sono state versate rendite e prestazioni in capitale per 43,372 miliardi di franchi. Il 19 per cento, ovvero quasi un franco su cinque, delle rendite e dei capitali versati dal 2° pilastro sparisce dunque nei meandri delle banche, delle assicurazioni e dei fondi d’investimento.
Queste spese corrispondono a circa lo 0,63 per cento del patrimonio d’investimento. A titolo di paragone, nell’AVS queste spese ammontano a un terzo (0,20 %).
Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
È disposto a incaricare l’Ufficio federale di statistica (UST) di pubblicare annualmente per tutti gli istituti LPP un indice delle spese di amministrazione e di amministrazione del patrimonio analogo a quello previsto per i premi dell’assicurazione malattie obbligatoria?
A tal fine non è necessaria alcuna base legale, poiché le casse devono già oggi comunicare questi dati per la statistica delle casse pensioni dell’UST. La trasparenza dell’impiego di questi risparmi obbligatori per legge è fondamentale. Secondo lo studio di c-alm le spese di amministrazione e di amministrazione del patrimonio variano infatti fortemente da una cassa all’altra. Si farebbe così pressione sulle casse che presentano spese elevate, affinché optino per investimenti meno costosi. Le amministrazioni delle casse pensioni e degli assicurati avrebbero una maggiore consapevolezza dei costi, il che rafforzerebbe la (presunta) concorrenza nel settore degli investimenti.
Stellungnahme des Bundesrates
La struttura dei costi del 2° pilastro è dominata dalle spese di amministrazione del patrimonio, che nel 2021 sono state pari allo 0,49 per cento del patrimonio di previdenza. Le spese di amministrazione del patrimonio dipendono dalla ripartizione del patrimonio, che a sua volta dipende dalla capacità di rischio dell’istituto di previdenza. Mentre gli investimenti in azioni e obbligazioni sono poco costosi, le spese aumentano nel caso di investimenti illiquidi quali quelli in immobili e sono ancora maggiori nel settore degli investimenti alternativi, quali le infrastrutture, il capitale di rischio (venture capital) o le private equity, che sono molto onerosi per gli amministratori di patrimoni. Senza un’analisi della ripartizione del patrimonio, un confronto delle spese non è quindi indicativo. Inoltre, gli istituti di previdenza non devono ottimizzare soltanto le spese, ma anche il rendimento (atteso) e il rischio degli investimenti. Negli ultimi anni sono proprio gli investimenti più costosi quali le private equity, come pure gli immobili, ad aver ottenuto ottimi risultati. La situazione varia da un istituto di previdenza all’altro anche per quanto riguarda le spese di amministrazione: queste sono determinate da fattori quali il grado di complessità, le dimensioni dell’istituto e il numero di mutazioni. Sotto questo profilo il 2° pilastro è molto più complesso del 1° pilastro. A titolo di esempio, il 1° pilastro non prevede alcuna promozione della proprietà di abitazioni, la cui attuazione aumenta la complessità del sistema e genera maggiori spese. La pubblicazione di un unico indice, come proposto nell’interpellanza, non contribuirebbe quindi in alcun modo ad aumentare la trasparenza delle spese. Se un istituto di previdenza non pubblica autonomamente i dati necessari, non è possibile procedere a un confronto delle spese con menzione del nome degli istituti (naming and shaming), dato che manca un’esplicita base legale. Non vi è invece carenza di dati anonimizzati relativi alle spese di amministrazione e di amministrazione del patrimonio nel 2° pilastro. Studi dettagliati delle autorità di vigilanza e dell’amministrazione si sono occupati della questione. Sono inoltri stati condotti sondaggi e l’Ufficio federale di statistica pubblica regolarmente analisi al riguardo. Le modifiche del 10 e 22 giugno 2011 apportate dal Consiglio federale nel quadro della riforma strutturale all’ordinanza del 18 aprile 1984 sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (RS 831.441.1) hanno inoltre permesso di raggiungere un elevato grado di trasparenza delle spese della previdenza professionale. Dato il gran numero di questi indicatori, ogni istituto di previdenza, ovvero l’organo paritetico supremo responsabile, è in grado di confrontare le proprie spese con quelle medie del sistema di previdenza e di trarre conclusioni sulla base della situazione specifica, del rendimento e dei rischi dell’istituto. Grazie alla sua composizione paritetica l’organo supremo è incentivato, non foss’altro che per un interesse personale, a raggiungere il miglior rapporto possibile tra costi e ricavi.