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24.3161 · Interpellanza · 2024-03-13

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il 1° gennaio 2022 sono entrate in vigore le nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni (CO) per una gestione sostenibile delle imprese per la protezione dell’essere umano e dell’ambiente. Dal 2024 le grandi imprese svizzere sono tenute a redigere una relazione sui rischi legati all'ambiente, agli aspetti sociali, alle condizioni dei lavoratori, ai diritti umani e alla lotta contro la corruzione, nonché sulle misure adottate per fronteggiare tali rischi. Per il lavoro minorile e i minerali originari di zone di conflitto vigono norme speciali e più severe. A settembre 2023 il Consiglio federale ha deciso che in materia di rendicontazione di sostenibilità la Svizzera si sarebbe conformata a livello internazionale, orientandosi alla normativa UE (CSRD) e ai suoi valori soglia. Ha annunciato che il relativo progetto sarebbe stato redatto in base a queste condizioni quadro e inviato in consultazione entro metà 2024. A quanto risulta, il progetto è stato elaborato dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e posto in consultazione alcune settimane fa. I nuovi obblighi in materia di rendicontazione costituiscono un pesante onere amministrativo già per le grandi imprese: una multinazionale sembra infatti aver destinato 80 collaboratori a tempo pieno a questo compito. Le nuove regole colpirebbero in maniera sproporzionata e talvolta eccessiva molte PMI svizzere, senza peraltro conseguire alcun risultato per il clima o la tutela sociale, dato che quello che contano sono le misure adottate, non i rapporti stilati. Nel frattempo anche l’UE se n’è resa conto: la Presidente della Commissione vuole infatti «sburocratizzare» il Patto verde (Green Deal) introducendo entro la metà del 2024 agevolazioni per le PMI (ERS LSME). La situazione è ancora meno chiara per quanto riguarda gli obblighi di diligenza delle imprese nella catena di fornitura: a fine febbraio di quest’anno nemmeno un secondo tentativo ha consentito al Consiglio UE di raggiungere una maggioranza che avrebbe permesso di adottare la direttiva in questione (CSDDD). Al momento si ignora se entrerà mai in vigore. In questo contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: 1. Tenuto conto, da un lato, dell’incerta evoluzione del diritto nell’UE e in altri organi internazionali in materia di sostenibilità e, dall’altro, della recente entrata in vigore delle disposizioni svizzere, il Consiglio federale condivide l’opinione secondo cui norme supplementari in Svizzera sarebbero premature e potrebbero persino danneggiare la piazza economica elvetica? 2. Come intende adeguare la legislazione svizzera «strada facendo» nel caso in cui l’UE dovesse ridurre o rallentare i suoi obblighi di rendicontazione? In questo caso, la Svizzera non dovrebbe anch’essa rallentare o bloccare il suo disciplinamento? 3. Perché il Consiglio federale si orienta in maniera unilaterale alla normativa europea, prima ancora della conclusione dei negoziati con l’UE sulle relazioni bilaterali, ignorando che le imprese svizzere, a seconda dei mercati geografici, devono tener conto anche di altri standard globali (p. es. GRI o ISSB), poiché né gli Stati Uniti né il Regno Unito né i mercati asiatici prevedono un approccio paragonabile a quello dell’UE? 4. La libera scelta delle disposizioni contabili (Swiss GAAP FER, IFRS, US GAAP) ha dato buoni risultati nel quadro della rendicontazione finanziaria. Quindi perché non sarebbe possibile riconoscere uno standard internazionale anche nell’ambito della rendicontazione non finanziaria? 5. Il Consiglio federale condivide l’opinione secondo cui la burocrazia e le formalità amministrative costituiscono un importante onere per le PMI svizzere, a cui pertanto non vanno imposte ulteriori regole in materia di rendicontazione di sostenibilità?
In caso negativo, è anch’esso persuaso della centralità del principio «fatti invece che rapporti» ed è eventualmente disposto a prevedere agevolazioni a favore delle PMI (opting-out, principio del valore netto, riconoscimento di servizi privati di certificazione e della guida FER sulla sostenibilità) in un’eventuale nuova normativa?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Elaborando le disposizioni del controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente», respinta alle urne, il Parlamento si è prefissato di armonizzare le norme del Codice delle obbligazioni (CO) con le rispettive regole europee.La nuova direttiva (UE) 2022/2464 per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilità (corporate sustainability reporting directive, CSRD), in vigore dal 5 gennaio 2023, ha inasprito le esigenze in materia (abbassamento della soglia per l’obbligo di rendicontazione a 250 collaboratori, obbligo di esame ecc.).Anche il Consiglio federale auspica un approccio coordinato sul piano internazionale in materia di gestione sostenibile delle imprese (level playing field). Il 2 dicembre 2022 ha pertanto deciso di porre in consultazione entro l’estate 2024 un avamprogetto di modifica delle disposizioni del CO sull’obbligo di rendicontazione sugli aspetti extrafinanziari, in reazione alla summenzionata direttiva europea. A settembre 2023 ha definito i pertinenti punti chiave (comunicato stampa del 22.09.2023).Questi sviluppi in materia di rendicontazione di sostenibilità vanno distinti da quelli in materia di obblighi di diligenza. Nel 2022 l’UE ha pubblicato il suo progetto di direttiva sul dovere di diligenza delle imprese (corporate sustainability due diligence directive, CSDDD; proposta del 23 febbraio 2022 di modifica della direttiva (UE) 2019/1937; COM(2022) 71 final). Una maggioranza degli Stati membri ha approvato una versione rielaborata a marzo 2024 (aumento dei collaboratori impiegati da 500 a 1000 e del fatturato annuo da 150 a 450 milioni di euro). Il 24 aprile 2024 il Parlamento UE ha adottato questo progetto. Il 22 dicembre 2023 il Consiglio federale ha preso atto del risultato provvisorio di uno studio (disponibile soltanto in tedesco) sulle ripercussioni della prevista direttiva per l’economia svizzera. Questo studio sarà aggiornato per tenere conto dei recenti sviluppi in seno all’UE. Il Consiglio federale potrà allora determinare l'ulteriore modo di procedere, fondandosi su questa analisi approfondita e dopo aver osservato come gli Stati membri attuano la direttiva (comunicato stampa del 22.12.2023). 2. Procedendo nella maniera descritta nella risposta alla domanda 1, il Consiglio federale continua a perseguire un approccio coordinato sul piano internazionale in questo settore. Osserva con attenzione gli sviluppi nell’UE e nelle sue riflessioni sull’ulteriore modo di procedere terrà conto di eventuali allentamenti delle disposizioni UE o di un eventuale rallentamento della loro attuazione. 3., 4. e 5. Il diritto svizzero non prescrive alcuno standard specifico per la rendicontazione di sostenibilità. Nel definire le grandi linee della futura legislazione svizzera, il Consiglio federale ha deciso che le imprese svizzere, contrariamente a quanto imposto dal diritto europeo, potranno scegliere tra gli standard europei per la rendicontazione sulla sostenibilità e altri standard equivalenti (comunicato stampa del 22.09.2023).Visti gli stretti legami economici della Svizzera con l’UE (circa il 60 % delle esportazioni svizzere è destinato all’UE), è opportuno orientarsi alle direttive UE in materia di gestione sostenibile delle imprese. A prescindere che la Svizzera adegui o meno la sua legislazione, numerose migliaia di grandi e piccole imprese svizzere saranno toccate direttamente o indirettamente dagli sviluppi nell’UE: infatti, secondo le direttive europee anche le imprese estere che adempiono determinati criteri (p. es. a partire da un determinato fatturato netto conseguito sul mercato UE) devono conformarsi alle regole introdotte. Inoltre, le (grandi) imprese direttamente sottoposte alle regole UE spesso le ripercuoteranno integralmente o in parte sui loro fornitori globali, tra cui anche imprese e PMI svizzere (che sono quindi indirettamente sottoposte alle regole). L’obbligo di rendicontazione rappresenta sì un costo e un onere amministrativo per le imprese toccate, ma comporta anche diversi vantaggi: permette ad esempio di ridurre le asimmetrie informative, di migliorare l’accesso al capitale, di fidelizzare maggiormente la clientela, di intrattenere migliori relazioni con le parti interessate e di garantire la comparabilità dei rendiconti. Sempre più investitori considerano i rendiconti di sostenibilità nelle loro decisioni d’investimento o investono nelle imprese più sostenibili di un settore (principio best in class). Il Consiglio federale riconosce che le nuove norme di gestione sostenibile delle imprese (corporate social responsibility, CSR) comportano sfide per le imprese svizzere e in particolare le PMI. La Confederazione mette a loro disposizione strumenti pratici (p. es. lo strumento gratuito e anonimo di analisi dei rischi «CSR Risk-Check», il portale dedicato alla responsabilità sociale d’impresa www.csr.admin.ch, l’organizzazione di eventi informativi e fori di dialogo). In adempimento del postulato Dittli 23.4062, il Consiglio federale sta esaminando altre possibilità di sostenere le PMI. Ha inoltre adottato il piano d’azione sulla responsabilità sociale d’impresa (piano RSI) e il piano d’azione nazionale «Imprese e diritti umani» (PAN) per il periodo 2020-2023. Il piano RSI e il PAN vengono attualmente rielaborati per essere ancora meglio adeguati alle esigenze delle imprese svizzere. Infine, a novembre 2023 l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha pubblicato una «Toolbox Agenda 2030 per le imprese». In questo quadro, la Confederazione e i competenti uffici specializzati continueranno ad adoperarsi per soddisfare le attese delle PMI (limitare la burocrazia).