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24.4206 · Interpellanza · 2024-09-27

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Per combattere il caos asilo la Germania (a governo rossoverde) ha di recente iniziato a controllare sistematicamente i propri confini, compreso quello con la Svizzera. I controlli, a seguito di un accordo del 1961, si estendono addirittura sul territorio elvetico: in particolare sui treni in partenza dalla stazione di Basilea e diretti in Germania.

Secondo fonti giornalistiche tedesche (Der Spiegel) pare che, per ostacolare il deposito di domande d’asilo, il formulario consegnato ai migranti dalla polizia tedesca sul motivo del loro ingresso (o tentato ingresso) nel Paese non preveda nemmeno la casella “asilo”.

La Germania ha inoltre cominciato ad operare dei voli di rinvio di migranti verso l’Afghanistan.

Chiedo al CF:

  1. Secondo il CF, anche a fronte della nuova politica tedesca in materia d’asilo, la Svizzera deve rimanere l’unico paese che rispetta pedissequamente, a proprio danno, gli accordi di Schengen? Per quale motivo?

  2. Non ritiene il CF che la Svizzera dovrebbe seguire il modello tedesco e concludere degli accordi finalizzati a svolgere controlli già su territorio italiano per prevenire l’immigrazione clandestina in Svizzera? Argomenti da far valere verso l’Italia potrebbero essere il fatto che Roma dal dicembre 2022 non rispetta le regole di Dublino, oltre che i ristorni dei frontalieri.

  3. Il CF intende finalmente potenziare i controlli ai confini, in particolare quelli a sud? Oppure, invece di attivarsi per non far arrivare in Svizzera i finti rifugiati, preferisce farli entrare e poi imporre ai Cantoni di accoglierli, contro la volontà del territorio?

  4. Per quale motivo la Svizzera non potrebbe operare voli di rimpatrio verso l’Afghanistan analoghi a quelli della Germania?

  5. Durante i grandi eventi sportivi di questa estate (europei di calcio in Germania e olimpiadi di Parigi) anche la Svizzera ha potenziato i controlli ai confini. Corrisponde al vero che ciò ha permesso di intercettare un numero sensibilmente più elevato di ricercati e di clandestini rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente?

Stellungnahme des Bundesrates

1. La decisione di reintrodurre i controlli alle frontiere interne compete a ogni singolo Stato Schengen. Il codice frontiere Schengen permette di reintrodurre temporaneamente, solo come ultima ratio, controlli alle frontiere interne in caso di seria minaccia per la sicurezza interna o l’ordine pubblico di uno Stato Schengen. Il Consiglio federale ritiene che attualmente la Svizzera non si trovi in una situazione tale da giustificare il ripristino dei controlli alle frontiere interne conformemente al codice frontiere Schengen. A differenza degli Stati membri dell’UE e degli altri Stati Schengen, la Svizzera non fa parte dell’Unione doganale, per cui in linea di massima può eseguire controlli doganali a tutte le frontiere e sul proprio territorio. Nell’ambito del suo mandato, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) controlla il traffico transfrontaliero di merci e persone in funzione dei rischi e della situazione. Nel quadro di questi controlli o in caso di sospetto di polizia, l’UDSC esegue anche controlli delle persone. Il Consiglio federale ritiene che questo collaudato dispositivo di controllo sia sufficiente e adeguato. 2. La Convenzione con la Germania (Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica federale di Germania relativa agli uffici a controlli nazionali abbinati e al controllo in corso di viaggio, 1961) si fonda sulla speciale situazione storica e geografica della stazione badese di Basilea e pertanto non è applicabile tale e quale ad altre regioni di frontiera. Nel caso dell’Italia, la Svizzera ha tuttavia concluso un efficace accordo di riammissione, che le permette di rinviare in maniera rapida e semplice in Italia le persone intercettate nella zona di confine. 3. La Svizzera controlla le persone alla frontiera nel quadro dei suoi controlli doganali o se la polizia nutre sospetti. L’UDSC analizza costantemente la situazione e adegua il suo dispositivo se necessario. Le persone che entrano illegalmente in Svizzera e ricadono sotto accordi bilaterali di riammissione conclusi dalla Svizzera con i Paesi limitrofi possono essere così intercettate e rinviate direttamente in procedura accelerata. Le competenti autorità sono sostenute in particolare dai due centri di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso e Ginevra (CCPD), che la Svizzera gestisce rispettivamente con l’Italia e la Francia. 4. A ottobre 2024 la SEM ha ripreso i rimpatri coatti verso l’Afghanistan di autori di reati gravi. 5. Nel periodo in cui si sono svolti i due grandi eventi citati (dal 14 giugno all’11 agosto 2024) i riscontri positivi nel sistema d’informazione Schengen (SIS) sono aumentati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, sono raddoppiati i riscontri positivi sulle segnalazioni in SIS relative a misure di allontanamento e respingimento (p. es. persone la cui domanda d’asilo è stata respinta e obbligate a partire). Mancando dati comparativi, non è possibile confermare che l’aumento di questi riscontri positivi sia riconducibile al potenziamento dei controlli, tanto più che le segnalazioni sono rilevate nel SIS soltanto da marzo 2023. È tuttavia emerso che i controlli supplementari introdotti temporaneamente alle frontiere non hanno inciso sulla migrazione irregolare. Il numero di persone intercettate dall’UDSC nel corso dell’anno è inferiore a quello dell’anno precedente (2362 a luglio 2024 contro 3687 a luglio 2023, 4150 ad agosto 2024 contro 5769 ad agosto 2023). Queste cifre evidenziano che le rotte e i flussi migratori non dipendono dal numero di controlli, ma da molti altri parametri. Quest’anno il numero di entrate illegale constatate è inferiore a quello registrato i due anni precedenti. Anche il numero di presunti passatori fermati è in calo rispetto all’anno precedente.