24.4417 · Interpellanza · 2024-12-18
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
L’inquinamento ambientale causato dai prodotti chimici e l’esposizione dell’uomo a queste sostanze sono in aumento anche in Svizzera. Ad esempio, nelle acque sotterranee svizzere è presente l’acido trifluoroacetico (TFA), nella carne di San Gallo si trovano sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) e nelle mutande bisfenoli. Tutte queste sostanze hanno effetti nocivi sulla salute. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: circa 16 000 prodotti chimici diversi sono attualmente utilizzati come additivi nelle materie plastiche. Tuttavia, per ben 10 000 di queste sostanze si ignora ancora totalmente l’impatto causato sull’uomo e sull’ambiente.
Nonostante questi dati di fatto estremamente preoccupanti e l’entità del problema, la ricerca viene promossa raramente. Attualmente, ad esempio, nessuno dei 43 professori di chimica del Politecnico di Zurigo si occupa specificamente degli effetti nocivi dei prodotti chimici. Il campo di ricerca relativo alla sicurezza dei prodotti chimici è chiaramente d’importanza secondaria.
Ciò è in netto contrasto con quanto avviene nella comunità internazionale, che con il Science-Policy Panel (SPP) vuole creare un organismo scientifico-politico per i prodotti chimici e i rifiuti. Fungendo da punto di congiunzione tra scienza e politica, questo gruppo intende identificare e combattere tempestivamente i pericoli transfrontalieri dei prodotti chimici e dei rifiuti.
Secondo la comunità scientifica, la priorità va data alle questioni concernenti la pericolosità di determinati prodotti e gruppi di prodotti chimici, la ricerca di sostanze persistenti e bioaccumulabili e la creazione di un monitoraggio (ambientale) sistematico. Questo è l’unico modo per proteggere a lungo termine la popolazione dalle sostanze pericolose.
Quali programmi federali si occupano già degli effetti nocivi dei prodotti chimici sull’uomo e sull’ambiente?
Di quali fondi dispone la Confederazione per incentivare la ricerca sulla sicurezza dei prodotti chimici? A quanto ammontano tali fondi?
Come intende incentivare la ricerca sulla sicurezza dei prodotti chimici presso Agroscope e nel settore dei PF?
Come sostiene la ricerca sulla sicurezza dei prodotti chimici a livello internazionale?
In che modo e con quale budget intende sostenere l’istituzione dell’SPP?
Con il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) vi è già un organismo politico-scientifico con sede a Ginevra. La Svizzera si candida anche per accogliere la sede dell’SPP?
Stellungnahme des Bundesrates
1/2/3. La Confederazione sostiene già finanziariamente diverse istituzioni coinvolte nella ricerca in ecotossicologia, in particolare nel settore dei PF l’Eawag (acqua, ambiente) e il Centro Ecotox (centro di competenza svizzero nel campo dell’ecotossicologia applicata). Gestisce inoltre Agroscope (produzione agricola, ambiente).Questi istituti sono autonomi dal punto di vista scientifico e possono svolgere mandati di terzi. In virtù dell’articolo 15 della legge federale sulla promozione della ricerca e dell’innovazione (LPRI; RS 420.1), la Confederazione sostiene tra l’altro direttamente, con un sussidio di 2,5 milioni di franchi all’anno, lo Swiss Centre for Applied Human Toxicology (SCAHT). Le scuole universitarie cantonali affiliate allo SCAHT contribuiscono con un importo equivalente. Anche istituti non affiliati allo SCAHT (ad es. EPFL, ETHZ, ospedali) partecipano alle ricerche di quest’ultimo. Lo SCAHT si concentra sulla ricerca applicata in tossicologia umana (ad es. perturbazione endocrina, neurotossicologia) e può sostenere, su mandato, le autorità cantonali e federali nella valutazione di determinati rischi ambientali e per la salute. La Confederazione sostiene inoltre progetti specifici nell’ambito della sicurezza dei prodotti chimici anche attraverso la ricerca del settore pubblico. Attualmente, in collaborazione con diversi uffici federali e su mandato del Consiglio federale, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) sta esaminando – sulla base di uno studio pilota – la possibilità di avviare uno studio sulla salute (coorte) di ampia portata che includa il monitoraggio di sostanze provenienti dall’ambiente e i rischi che ne derivano per la salute umana (cfr. anche interpellanza 17.3611).4. In qualità di struttura di ricerca d’importanza nazionale secondo l’articolo 15 LPRI, lo SCAHT è incaricato dalla Confederazione di partecipare ai lavori della comunità internazionale nel campo della tossicologia normativa. In questo ambito lo SCAHT rappresenta la Svizzera in gruppi di esperti (ad es. OCSE) in collaborazione con gli uffici federali interessati, come l’UFSP, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici (Swissmedic), l’Ufficio federale dell’agricoltura, la Segreteria di Stato dell’economia e l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).A livello europeo, la Confederazione finanzia direttamente la partecipazione di istituti di ricerca svizzeri a vari progetti europei, sostenendo così la ricerca sulla sicurezza dei prodotti chimici su scala internazionale. È il caso, ad esempio, del progetto «Partnership for the Assessment of Risks from Chemicals» (sviluppo di nuove valutazioni dei rischi legati ai prodotti chimici), a cui partecipano sette istituti di ricerca svizzeri e tre uffici federali con fondi propri, o del progetto ZeroF (sviluppo di alternative di rivestimento sicure e sostenibili ai composti PFAS), a cui partecipa un’azienda svizzera.5. La Svizzera è uno dei Paesi che ha proposto di creare un ente in grado di svolgere una funzione di collegamento tra scienza e politica in materia di prodotti chimici, rifiuti e prevenzione dell’inquinamento e partecipa attivamente al processo negoziale fin dall’inizio. Mediante compensazioni interne all’UFAM, finanzia lo sviluppo del Science-Policy Panel (SPP) e continuerà a contribuirvi anche dopo la sua creazione. L’importo esatto di questo contributo non è ancora stato fissato.6. Nell’ambito della sua politica di Stato ospitante e nel quadro dei fondi provenienti da compensazioni interne all’UFAM (v. domanda 5), la Svizzera si candiderà per ospitare il SPP e proporrà Ginevra come sede. In questo modo, il Consiglio federale intende rafforzare l’importante ruolo di Ginevra come punto di contatto tra scienza e politica e per la diplomazia ambientale, nonché agevolare la creazione di sinergie con gli strumenti esistenti.