24.4427 · Interpellanza · 2024-12-18
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Presto l’energia sarà ai primi posti tra le preoccupazioni del mondo occidentale. La decarbonizzazione delle attività umane sta incrementando il fabbisogno di energia elettrica che deve essere prodotta in quantità sufficiente. Per quanto riguarda le opzioni in aggiunta alle fonti di energia rinnovabile note, non dovrebbero esserci tabù, poiché il fabbisogno supererà rapidamente le capacità di produzione. Le centrali nucleari verranno disattivate e poi smantellate secondo la Strategia energetica 2050, ma il problema delle scorie radioattive persisterà. La Società cooperativa nazionale per l'immagazzinamento di scorie radioattive (NAGRA) ha presentato il suo programma di eliminazione definitiva delle scorie, che è già stato fortemente contestato dalla regione di ubicazione del deposito e da alcuni ambienti interessati dal progetto. Concretamente, si tratta di seppellire le scorie in strati geologici profondi in container di cemento, a loro volta ricoperti da spessi strati di cemento. Secondo una recente pianificazione realistica, i lavori avranno inizio tra 20–25 anni e si concluderanno tra 30–40 anni.
In un momento in cui si parla tanto di riciclaggio dei rifiuti, perché non prendere in considerazione la possibilità di riciclare anche le scorie radioattive? Riciclare anziché seppellire, questa ipotesi dovrebbe interessare i settori della scienza e dell’economia. Vista l’accelerazione del ritmo delle scoperte scientifiche grazie all’intelligenza artificiale, non è assurdo pensare di utilizzare l’enorme quantità di energia contenuta nelle scorie radioattive come combustibile per nuovi metodi di produzione di energia «pulita» (calore ed energia elettrica). In questo caso, non potrebbe rivelarsi controproducente seppellire le attuali scorie radioattive in modo tale da rendere impossibile o troppo complicato riutilizzarle?
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande per fornirci ulteriori informazioni sul tema e, se ciò non dovesse ancora essere avvenuto, per accendere la curiosità e suscitare la riflessione del settore scientifico.
1. Il Consiglio federale ha già valutato l’opportunità di riciclare anziché seppellire in modo definitivo le scorie radioattive in Svizzera?
2. Se sì, a quali conclusioni è giunto?
3. Ha sottoposto la sua strategia al settore universitario svizzero?
4. L’argomento potrebbe essere oggetto di uno o più programmi nazionali di ricerca (PNR)?
5. Al Collegio sono noti programmi internazionali a cui la Svizzera potrebbe aderire?
Stellungnahme des Bundesrates
1 e 2. In relazione alle due iniziative popolari «Moratoria più» e «Corrente senza nucleare» nonché alla legge federale sull’energia nucleare (LENu; RS 732.1), il Consiglio federale e il Parlamento si sono occupati intensamente della questione se gli elementi combustibili esausti dovessero essere smaltiti o ritrattati (riciclati). Il legislatore si è inizialmente espresso a favore di una moratoria e infine, con l’adozione della Strategia energetica 2050, a favore di un divieto di ritrattamento.
Nel messaggio concernente il decreto federale sulla proroga della moratoria per l’esportazione di elementi combustibili esausti a scopo di ritrattamento (FF 2015 7093) il Consiglio federale rilevava che permangono dei dubbi riguardo alla sostenibilità del ritrattamento degli elementi combustibili esausti e che per uno sfruttamento dell’uranio pari a quasi il 100 per cento, cioè per l’impiego dei cosiddetti cicli avanzati del combustibile, è necessario ricorrere alla tecnologia dei reattori veloci autofertilizzanti, una tecnologia che, almeno in Europa, non è più oggetto di ricerche sistematiche. Questa valutazione deve oggi essere relativizzata, poiché negli ultimi anni diverse aziende hanno presentato schemi di reattori che consentono simili cicli del combustibile avanzati. Tuttavia, i corrispondenti reattori non sono ancora pronti per il mercato. Inoltre, non sono attualmente consentiti in Svizzera a causa del divieto di costruire nuove centrali nucleari. Anche per consentire in linea di principio tali utilizzi futuri, il 20 dicembre 2024 il Consiglio federale ha posto in consultazione, insieme al controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)», la proposta di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari (www.fedlex.admin.ch > Procedure di consultazione > Procedure di consultazione in corso > Procedura di consultazione 2024/89). 3. Sì, il settore dei PF è stato consultato nell’ambito del processo di cui alla domanda n. 1. Anche il rapporto della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione SEFRI del 2020 «Ricerca in ambito energetico finanziata con fondi pubblici in Svizzera» (www.sefri.admin.ch > Pubblicazioni e servizi > banca dati pubblicazioni) include le tecnologie nucleari. Diversi nuovi reattori della IV generazione sono in grado, in base alla loro concezione, di consentire il processo di trasmutazione, che permetterebbe di trasformare le scorie radioattive ad alta attività e a lunga vita prodotte nelle attuali centrali (ad es. di II generazione) in scorie a vita breve con un volume inferiore. L’Istituto Paul Scherrer (PSI) sta attualmente collaborando con Copenhagen Atomics sul tema dei reattori a sali fusi (Molten Salt Reactor, MSR). Teoricamente, questo tipo di reattore consente anche la trasmutazione. 4. Per quanto riguarda gli strumenti di finanziamento della ricerca costituiti dai «Programmi nazionali di ricerca (PNR)» il Consiglio federale rinvia alla procedura di selezione consolidata. Nell’ambito dei cicli di selezione dei nuovi PNR, le possibili tematiche vengono individuate sulla base delle proposte delle parti interessate. Le priorità vengono stabilite nell’ambito di una valutazione complessiva e gli uffici federali vengono consultati attraverso il Comitato di coordinamento per la ricerca. La SEFRI ha quindi il compito di presentare delle proposte al Fondo nazionale svizzero (FNS) che vengono poi sottoposte a un esame di fattibilità. Dopo queste fasi preparatorie, il Consiglio federale decide l’introduzione di nuovi PNR in base alle risorse disponibili. 5. La Svizzera è già coinvolta nella ricerca nucleare internazionale. Ad esempio, i ricercatori svizzeri possono partecipare a progetti nell’ambito del programma di ricerca e formazione Euratom della Comunità europea dell’energia atomica, che copre tutti i settori della ricerca nucleare, compresi i nuovi tipi di reattori, il ritrattamento e la trasmutazione.Il 13 dicembre 2024 il Consiglio federale ha approvato la firma dell’«Accordo quadro concernente la collaborazione internazionale nella ricerca e nello sviluppo di sistemi per la produzione di energia nucleare di generazione IV», consentendo così alla Svizzera di continuare a partecipare al Forum internazionale sulla IV generazione dei sistemi nucleari (Generation IV International Forum, GIF). Il GIF è una cooperazione internazionale che promuove la ricerca sui sistemi di energia nucleare di IV generazione con l’obiettivo di renderli utilizzabili su scala industriale entro il 2030. La Svizzera partecipa anche all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e all’Agenzia per l’energia nucleare (AEN/OCSE). Entrambe le organizzazioni internazionali sostengono la ricerca sui reattori di IV generazione e sui piccoli reattori modulari (SMR), nonché sulle possibili applicazioni.