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26.3156 · Interpellanza · 2026-03-18

Dipartimento dell'interno

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

In seguito all’11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno istituito la polizia dell’immigrazione (ICE), che effettua retate razziste in diverse città americane. L’ICE agisce con il sostegno di paramilitari e svolge azioni che violano i diritti umani: intimidazioni, pestaggi, arresti e detenzioni arbitrari, violazioni di domicilio, espulsioni sommarie in base al colore della pelle e persino tentativi di espellere minori non accompagnati verso il Sudamerica.

Ormai l’ICE uccide. Renee Good e Alex Pretti hanno perso la vita.

Gli abitanti di diverse città, tra cui Minneapolis, rifiutano la violenza di questa polizia delinquente e hanno costituito gruppi di sorveglianza e di protezione delle comunità vittime dell’azione arbitraria dell’ICE. Questa mobilitazione civica gode del sostegno degli esponenti politici di Minneapolis, in particolare del sindaco Frey e del governatore del Minnesota Tim Walz. I militanti sindacali cercano di garantire la protezione dei minori minacciati. Le chiese s’impegnano all’insegna del principio «Ama il tuo prossimo!».

Le violazioni dei diritti umani sono il fulcro della strategia di trasformazione politica e sociale degli Stati Uniti, su basi razziste, condotta dall’amministrazione Trump.

Questa politica si appoggia su una serie di imprese che mettono al servizio di questa caccia all’uomo tecnologie quali l’IA. Sono coinvolte Palantir, AT&T, Geo Group, CoreCivic, che godono del sostegno di investitori svizzeri, quali la BNS, UBS, la Banca cantonale di Zurigo, Zurich Insurance, Swiss Life, Pictet e Lombard Odier (cfr. anche Klopfenstein Broggini e Berli). L’UBS avrebbe investito 2,9 miliardi in Palantir, Geo Group e CoreCivic; la BNS 1,4 miliardi in Palantir, Geo Group e AT&T.

Anche il patrimonio costituito per gli assicurati all’AVS e all’AI in particolare, così come quello del 2° pilastro, sarebbero sfruttati per sostenere queste società, e di conseguenza le violazioni massicce e brutali dei diritti umani negli Stati Uniti.

Invito quindi il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
Può confermare gli investimenti di compenswiss nelle imprese summenzionate o in altre che fornirebbero beni e servizi all’ICE e ai paramilitari che la sostengono?

Intende svolgere un’analisi degli investimenti del patrimonio delle assicurazioni sociali per individuare qualsiasi finanziamento, diretto o indiretto, di attività contrarie ai diritti fondamentali?

Stellungnahme des Bundesrates

1. È probabile che molti investitori privati e istituzionali svizzeri abbiano investito in Palantir e AT&T, dato che queste sono rappresentate in importanti indici azionari di uso frequente. Altrettanto vale per gli enti delle assicurazioni sociali, poiché per motivi di costi investono spesso passivamente (ovvero in base agli indici). Ciò significa che non possono scegliere in modo mirato singole imprese, bensì investono automaticamente in tutte quelle che sono presenti nell’indice in questione. Geo Group e CoreCivic si trovano in indici un po’ più diversificati, che fungono meno spesso da riferimento. Numerose imprese quotate in borsa intrattengono rapporti commerciali con organi statali, anche negli Stati Uniti. Nell’ambito di investimenti ampiamente diversificati è praticamente impossibile effettuare una netta separazione da tali rapporti commerciali. 2. Per gli investimenti di enti delle assicurazioni sociali quali compenswiss, la Suva o gli istituti di previdenza, la responsabilità incombe ai medesimi. Nei loro consigli di fondazione e di amministrazione sono rappresentati differenti portatori d’interesse. Per esempio, il consiglio di fondazione degli istituti di previdenza ha una composizione paritetica. Tali organi sono responsabili per l’investimento del patrimonio e assumono la responsabilità dei risultati. In questo contesto possono tenere conto anche di fattori ambientali, sociali e di governance (cosiddetti fattori ESG: environmental, social e governance), cosa che effettivamente fanno. Il fattore «social» include tra l’altro aspetti quale il rispetto dei diritti umani. Diverse organizzazioni e associazioni mettono a disposizione degli investitori le basi necessarie per una strategia d’investimento orientata ai fattori ESG. A titolo di esempio, in Svizzera si possono menzionare Ethos, l’associazione svizzera per gli investimenti di capitale responsabili, e l’«ESG Reporting Standard» dell’Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza (ASIP). Questo approccio decentralizzato è in linea con l’attuale ripartizione delle competenze, che attribuisce la responsabilità per l’investimento del patrimonio agli organi competenti. Esso permette loro di tenere conto, nell’ambito della propria strategia d’investimento, dei fattori ESG, compreso il rispetto dei diritti umani. Alla luce degli sviluppi globali, in futuro l’importanza di questi fattori potrebbe aumentare ulteriormente.