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26.3168 · Interpellanza · 2026-03-18

Dipartimento degli affari esteri

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

I diritti delle donne sono sotto pressione in tutto il mondo. Negli ultimi anni diversi Paesi donatori hanno ridotto i finanziamenti destinati alle organizzazioni impegnate nella promozione dei diritti delle donne e delle ragazze. Ora gli Stati Uniti stanno ulteriormente ampliando la loro «Mexico City Policy» (nota anche come «Global Gag Rule») e tagliando i finanziamenti a tutte le organizzazioni estere che operano a favore della diversità, della parità di genere nonché della salute sessuale e riproduttiva e del rispetto dei diritti connessi. La ministra tedesca per la cooperazione allo sviluppo e il ministro degli affari esteri belga si sono espressi pubblicamente e con fermezza contro il suddetto ampliamento.In tale contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:Qual è la posizione della Svizzera rispetto a questa restrizione mirata dei diritti delle donne?La Svizzera intende aderire all’iniziativa «SheDecides», alla quale partecipano già diversi Paesi tra cui Belgio, Canada e Francia, e difendere così il diritto delle donne e delle ragazze all’autodeterminazione corporea e alla partecipazione?In che modo i tagli effettuati da diversi Paesi donatori ai finanziamenti destinati alle organizzazioni delle Nazioni Unite attive nel campo dei diritti delle donne (p. es. UN Women e UNFPA) si ripercuotono sull’attuazione di tali diritti a livello mondiale?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale attribuisce un’importanza fondamentale alla parità di genere e ai diritti delle donne e delle ragazze. L’uguaglianza tra donne e uomini è sancita dalla Costituzione federale (art. 8; RS 101). Entrambi i principi occupano un posto di primo piano anche nella Strategia di politica estera 2024–2027 (www.dfae.admin.ch > Il DFAE > Pubblicazioni), nella Strategia di cooperazione internazionale 2025–2028 (FF 2024 1518) e nelle Linee guida sui diritti umani 2026–2029 (www.dfae.admin.ch > Il DFAE > Pubblicazioni). A livello internazionale, la Svizzera ha ratificato diverse convenzioni in materia, in particolare la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW; RS 0.108) e la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul; RS 0.311.35). In questo contesto, il Consiglio federale osserva che le restrizioni ai diritti delle donne e delle ragazze mettono a repentaglio i progressi compiuti nell’ambito dell’uguaglianza di genere. Nel suo lavoro bilaterale e multilaterale, la Svizzera continua pertanto a impegnarsi con coerenza a favore della parità di genere e dei diritti di donne e ragazze, e utilizza questi canali per contrastarne un’eventuale regressione. Tramite le sue organizzazioni partner, come il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), l’Entità delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women) e alcune organizzazioni non governative, la Svizzera difende il diritto delle donne e delle ragazze all’autodeterminazione fisica e alla partecipazione. Inoltre, grazie ai suoi partenariati con organizzazioni associate all’iniziativa «SheDecides», contribuisce a rafforzare gli obiettivi perseguiti da quest’ultima, sebbene un sostegno all’iniziativa stessa non sia al momento previsto. I tagli ai finanziamenti da parte di alcuni Stati donatori delle Nazioni Unite, in particolare a UN Women e all’UNFPA, sono sostanziali. La sola perdita di finanziamenti statunitensi nel 2025 ha rappresentato circa l’8 per cento del bilancio di base di UN Women; gli Stati Uniti si sono ritirati completamente dall’organizzazione nel febbraio del 2026. Per quanto riguarda l’UNFPA, nel 2025 sia l’USAID che il Dipartimento di Stato statunitense hanno interrotto tutti i 48 progetti bilaterali in corso, per un volume totale di 377 milioni di dollari americani. L’impatto di questi tagli sui contesti umanitari è particolarmente significativo: in 19 Paesi, 11 milioni di donne e ragazze non hanno più accesso a servizi vitali per la salute sessuale e riproduttiva, quasi 1100 strutture sanitarie e cliniche mobili sono state chiuse e circa 6000 persone specializzate impiegate nel settore sanitario hanno perso il lavoro. I tagli incidono anche sulla capacità delle organizzazioni di promuovere norme e standard internazionali a favore dell’uguaglianza di genere, di assicurare il coordinamento all’interno del sistema delle Nazioni Unite e di attuare approcci strutturali a lungo termine.