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26.3362 · Mozione · 2026-03-20

Dipartimento di giustizia e polizia

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di esaminare la possibilità di intavolare trattative con gli Stati Uniti in vista di un accordo bilaterale sull’accesso ai dati nel quadro del CLOUD Act. L’obiettivo è garantire la sicurezza dei centri di elaborazione dati e delle infrastrutture cloud per la Svizzera, affinché essa resti uno Stato ospite digitale moderno. In base all’esito di questo esame, il Consiglio federale elaborerà un mandato negoziale e lo sottoporrà alle Commissioni della politica estera.

Begründung

La Svizzera è un polo importante per le organizzazioni internazionali e una piattaforma rilevante per la cooperazione umanitaria. Per continuare a svolgere questo ruolo in modo affidabile, deve indispensabilmente compiere progressi nell’ambito dell’infrastruttura tecnica, della resilienza informatica e della sicurezza dei dati. Nel 2018 gli Stati Uniti, che ospitano in particolare la sede principale dell’ONU, hanno posto in vigore il CLOUD Act, che consente alle autorità inquirenti statunitensi di accedere a dati al di fuori del territorio americano per prevenire, indagare, chiarire e perseguire reati gravi. Questa politica crea incertezza giuridica per la Svizzera, quale Stato ospite, e aumenta il rischio di una perdita di fiducia, in particolare per quanto riguarda la cooperazione digitale con organizzazioni partner globali, anche in ambito umanitario. Il CLOUD Act prevede che i Paesi negozino con gli Stati Uniti un accordo bilaterale sull’accesso ai dati (executive agreement) adeguato alle loro esigenze. Tramite accordi di questo tipo, Paesi quali il Regno Unito e l’Australia hanno tutelato l’accesso ai dati del settore pubblico da qualsiasi intrusione estera e hanno disciplinato l’assistenza giudiziaria. Il Consiglio federale ha già affermato a più riprese che un potenziale accordo sarebbe vantaggioso, ma non si è ancora impegnato a concluderlo (cfr. in particolare il parere dell’UFG del 2021, disponibile in tedesco e francese). La questione è urgente: nell’attuale contesto geopolitico è fondamentale che la Svizzera possa posizionarsi come «porto sicuro» per i dati sensibili. Ne trarranno vantaggio anche i buoni uffici della Svizzera.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Anche il Consiglio federale ritiene importante proteggere in maniera efficace la piazza digitale svizzera sia tutelandola da accessi esteri non autorizzati ai dati sia garantendo un perseguimento penale transfrontaliero efficiente nel ciberspazio. Il 9 aprile 2025 ha pertanto incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di esaminare l’opportunità di creare una pertinente base legale e di collaborare più strettamente con l’Unione europea (UE) in questo settore (https://www.news.admin.ch/it/nsb?id=105595).In collaborazione con altri dipartimenti e un gruppo di lavoro esterno all’Amministrazione in cui sono rappresentati fornitori di servizi informatici, autorità di perseguimento penale, società civile, associazioni e mondo scientifico, il DFGP sta elaborando un avamprogetto di legge federale in materia, che costituirà la base per accordi con altri Stati. In una prima fase la Svizzera si ispirerà a «e-Evidence», la legislazione europea corrispondente al CLOUD Act statunitense.Stando a un’analisi dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) sul CLOUD Act del 17 settembre 2021, un accordo bilaterale con gli Stati Uniti all’insegna del CLOUD Act sarebbe difficilmente compatibile con gli standard normativi svizzeri in materia di diritti fondamentali e protezione dei dati. Le procedure previste dal CLOUD Act, ancorate nel sistema anglosassone della «common law», funzionano in maniera diversa da quelle della «civil law» svizzera e dell’Europa continentale. Ecco perché finora nessun altro Paese, a parte la Gran Bretagna e l’Australia, dotate di sistemi giuridici simili a quello statunitense, hanno concluso accordi di questo tipo con gli Stati Uniti. Al momento un accordo bilaterale con gli Stati Uniti non solo isolerebbe la Svizzera complicando notevolmente la collaborazione giudiziaria nello spazio Schengen, ma comporterebbe pure un considerevole rischio per la tutela della sovranità svizzera e della sfera privata garantita dalla Costituzione, in quanto legittimerebbe in linea di massima gli Stati Uniti ad accedere a dati personali in Svizzera. L’UE potrebbe di conseguenza considerare di revocare il riconoscimento dell’adeguatezza della protezione dei dati offerta dalla Svizzera. Inoltre, un tale accesso ai dati viola l’attuale diritto svizzero in materia di protezione dei dati e la disposizione a tutela della sovranità svizzera (art. 271 del Codice penale [CP; RS 311.0], atti compiuti senza autorizzazione per contro di uno Stato estero).Il Consiglio federale ha riconosciuto l’urgenza della questione e i dipartimenti coinvolti stanno elaborando una soluzione. In un primo momento ha deciso di dare la priorità a colloqui esplorativi con la Commissione europea in vista di un possibile accordo con l’UE in materia e di ispirarsi al sistema europeo nel definire il quadro normativo nazionale. Questi colloqui, coordinati con gli altri Stati associati a Schengen (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), stanno procedendo con esiti promettenti. L’orientamento al sistema europeo crea la necessaria certezza del diritto e permette di preservare gli standard svizzeri ed europei in materia di protezione dei dati e di diritti fondamentali. Un successivo accordo con gli Stati Uniti non è escluso. Tuttavia la Svizzera non intende perseguire tale accordo in solitaria, bensì soltanto una volta chiarita l’interazione di massima tra i sistemi europei e angloamericani in materia di accesso transfrontaliero a dati a fini penali.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.