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20.3181 · Mozione · 2020-05-04

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di decretare una moratoria sul rilascio di permessi G e B in Ticino, alfine di agevolare il ricollocamento dei disoccupati residenti, il cui numero è destinato ad aumentare drammaticamente a seguito della crisi da coronavirus.

Begründung

E' evidente a tutti che l'emergenza sanitaria generata dal coronavirus sfocerà in un'emergenza economica, occupazionale e sociale.

Il Ticino risulta essere una delle regioni più colpite al mondo dal virus in proporzione al numero degli abitanti. In questa situazione, una pesante responsabilità la porta il rifiuto del Consiglio federale di chiudere per tempo le frontiere con l'Italia con motivazioni grottesche, del tenore "il virus non si ferma ai confini". Il Ticino è stato mandato allo sbaraglio dal Consiglio federale.

La situazione sanitaria ticinese, con un numero di contagi e di morti che sono un multiplo della media svizzera, ha poi portato a misure di "lockdown" più rigide rispetto a quelle applicate nel resto del Paese (vedi le note "finestre di crisi"). Di conseguenza, anche il danno economico ed occupazionale sarà maggiore.

In questo contesto è intollerabile che il Consiglio federale adesso prema per il ripristino integrale della libera circolazione delle persone ed il ritorno al rilascio di nuovi permessi G e B quando, a seguito della crisi economica da coronavirus, il numero di disoccupati ticinesi è destinato ad aumentare drammaticamente.

Mai come in questa situazione è dunque insostenibile la libera circolazione delle persone ed il conseguente arrivo di lavoratori stranieri che soppiantano quelli residenti.

Si impone pertanto l'apertura di una nuova ed assai più significativa "finestra di crisi": il Ticino deve essere autorizzato a respingere le nuove richieste di permessi G e B applicando con il massimo rigore la preferenza indigena nella forma votata dal popolo - non certo nell'inutile versione "light" approvata dalle Camere federali - e questo alfine di sostenere il ricollocamento dei disoccupati ticinesi.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è consapevole che il Ticino rientra tra i Cantoni svizzeri più toccati dal COVID-19 a motivo della sua prossimità con la Lombardia.

Come nel resto della Svizzera, anche le imprese del Canton Ticino hanno reagito ricorrendo anzitutto all'indennità per lavoro ridotto, evitando in tal modo numerosi licenziamenti. Hanno presentato una domanda di indennità per lavoro ridotto per il 56 per cento degli impiegati. In Ticino si è fatto capo a questo importante strumento prima e in misura maggiore rispetto al resto della Svizzera. L'assicurazione contro la disoccupazione costituisce dunque uno stabilizzatore congiunturale che tiene conto anche delle differenze regionali.

Il Consiglio federale mira ad allentare in maniera progressiva le restrizioni legate al coronavirus in vista di un ritorno alla normalità. Ogni tappa è preceduta da un'analisi dei rischi che considera in ugual misura della situazione sanitaria, economica e sul mercato del lavoro. La sicurezza dei posti di lavoro è essenziale per migliorare la situazione economica. A tale proposito, il Consiglio federale condivide i timori dell'autore della mozione, ma è convinto che il mantenimento della libera circolazione delle persone rientri nelle condizioni necessarie per la ripresa della nostra economia. Ciò permette di assicurare la sopravvivenza delle imprese e quindi dei posti di lavoro non soltanto per i frontalieri, ma anche per i residenti.

La pandemia ha mostrato che, nonostante le restrizioni necessarie, l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) ha contribuito a garantire la disponibilità del personale necessario, in particolare nel settore delle cure sanitarie e soprattutto nel Canton Ticino. La Svizzera infatti continua a dipendere dalla manodopera straniera.

Per il Consiglio federale resta tuttavia importante attuare in maniera coerente le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. A tal fine riveste grande importanza lo sfruttamento sistematico del potenziale di manodopera residente da parte dei datori di lavoro in Svizzera. Il Consiglio federale ha pertanto riattivato, dall'8 giugno 2020, l'obbligo di annunciare i posti vacanti.

Oltre a questo obiettivo strategico, il Consiglio federale rammenta gli obblighi contrattuali della Svizzera. L'articolo 5 dell'Allegato I dell'ALC permette allo Stato di accoglienza di limitare i diritti conferiti da questo accordo per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità. La Svizzera ha fatto ricorso a questa possibilità imponendo dal 13 marzo 2020 misure urgenti nel quadro dell'entrata sul suo territorio. La suddetta disposizione non consente invece restrizioni per ragioni economiche. L'introduzione di una moratoria sul rilascio di permessi G e B in Ticino nel momento in cui si registra un miglioramento della situazione sanitaria sarebbe pertanto contraria all'ALC e non permetterebbe di conseguire l'obiettivo strategico perseguito.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.