14.410
Adjudication des marchés publics. Favoriser les entreprises qui ne pratiquent pas le travail sur appel
Intervention de procédure
Antrag der Mehrheit
Der Initiative keine Folge geben
Antrag der Minderheit
(Maire Jacques-André, Birrer-Heimo, Jans, Leutenegger Oberholzer, Marra, Schelbert, Wermuth)
Der Initiative Folge geben
Proposition de la majorité
Ne pas donner suite à l'initiative
Proposition de la minorité
(Maire Jacques-André, Birrer-Heimo, Jans, Leutenegger Oberholzer, Marra, Schelbert, Wermuth)
Donner suite à l'initiative
Rossini Stéphane · P-M · Conseil national · Valais · Groupe socialiste
Le président (Rossini Stéphane, président): Vous avez reçu un rapport écrit de la commission.
Carobbio Guscetti Marina · Mit-F · Conseil national · Tessin · Groupe socialiste
In Svizzera ci sono circa 220 000 lavoratori e lavoratrici che lavorano su chiamata. Ciò rappresenta circa il 6,6 per cento di tutte le persone attive. Questo numero ha tendenza ad aumentare. Il 60 per cento di queste persone è costituito da donne. Nella maggior parte dei contratti per il lavoro su chiamata non è definito un numero minimo di ore, il salario è quindi spesso molto basso e ciò ha anche conseguenze per quanto riguarda le assicurazioni sociali. Non c'è quindi nessuna certezza né in termini di tempo minimo di lavoro né di stipendio mensile ed agli interessati addirittura si preclude la possibilità di organizzare il proprio tempo, dal momento che devono tenersi a disposizione per il lavoro su chiamata.
Ho presentato quest'iniziativa parlamentare insieme ad un'altra iniziativa, cioè l'iniziativa parlamentare 14.411, "Base legale per il lavoro a chiamata". Quell'iniziativa, con la quale chiedo di regolamentare il lavoro su chiamata, deve essere vista un po' come l'iniziativa gemella a quella oggi in discussione; la discuterò nella Commissione degli affari giuridici a fine mese.
È quindi un po' peccato che trattiamo prima questa iniziativa, la quale dovrebbe invece seguire l'altra iniziativa che chiede una regolamentazione che oggi non abbiamo. Quello che propongo è un concetto: da un lato vi è la necessità di regolamentare un settore molto sensibile, sempre più precario e che tende ad aumentare, quello del lavoro su chiamata, e dall'altro - lo discutiamo oggi - bisogna completare la legge federale sugli acquisti pubblici in modo che il lavoro su chiamata diventi un criterio di aggiudicazione penalizzante in sede di aggiudicazione di un appalto. Ma purtroppo, appunto, si è seguita la via di prima trattare questa iniziativa e non di sospenderla come invece avevo chiesto in commissione in attesa dell'altra iniziativa. Quindi, oggi decidiamo se dare seguito o meno a quest'iniziativa, che andrebbe invece trattata dopo l'altra.
Nel merito della mia proposta: oggi la legge federale sugli acquisti pubblici prevede che l'appalto debba essere aggiudicato a quell'impresa che - nel rispetto delle condizioni di aggiudicazione - propone l'offerta più conveniente sotto il profilo economico. L'appalto va aggiudicato soltanto agli offerenti che garantiscono il rispetto delle disposizioni in materia di protezione del lavoro, delle condizioni di lavoro della manodopera e della parità tra uomo e donna in ambito salariale. In questo sistema di aggiudicazione ci sono però delle lacune, che io chiedo di completare. Un punto riguarda, appunto, il lavoro su chiamata. Ci sono delle aziende che possono offrire servizi a prezzi inferiori, perché approfittano di costi salariali più bassi rispetto a quelli di cui devono farsi carico le imprese che impiegano personale fisso. Ne risulta una distorsione della concorrenza. Ma non solo: il lavoro su chiamata rappresenta in molti casi una forma di precariato e di dumping sociale.
Ecco perché chiedo di completare l'articolo 21 capoverso 2 della legge federale sugli acquisti pubblici, in modo tale che il lavoro su chiamata diventi un criterio di aggiudicazione penalizzante in sede di aggiudicazione di un appalto: le imprese che non si avvalgono di personale su chiamata saranno così favorite rispetto a quelle che preferiscono scaricare i propri rischi imprenditoriali sulle spalle dei lavoratori.
Non si tratta di un criterio che non può essere ammesso e non è nemmeno in contraddizione con la legge sugli appalti - es ist kein leistungfremdes Kriterium -, dal momento che già oggi all'articolo 8 capoverso 2 lettera b della legge federale sugli acquisti pubblici si definisce che l'appalto può essere aggiudicato solo a determinate condizioni. Si tratterebbe di fatto di introdurre una chiarificazione. Come è stato detto, il Parlamento si è occupato già più volte del tema del lavoro su chiamata. In risposta a una mozione Teuscher, il Consiglio federale si era a suo tempo espresso favorevolmente a una regolamentazione del lavoro su chiamata. Purtroppo la mozione fu poi stralciata di ruolo - peccato perché, come detto, c'era stata la disponibilità da parte del Consiglio federale. Non c'è nulla da obiettare al fatto che la Confederazione opti per l'offerta più conveniente, ma l'appalto non dovrebbe essere aggiudicato a scapito dei collaboratori vincolati a modelli di lavoro flessibili, imponendo condizioni di lavoro inappropriate e scaricando su di loro i rischi imprenditoriali.
Considero quindi quest'iniziativa parlamentare più che mai d'attualità. Visto che è pendente l'altra iniziativa, con la quale chiedo una regolamentazione del lavoro su chiamata - come vi ho detto la discuterò a breve nella Commissione degli affari giuridici -, vi invito a dare seguito, almeno in questa prima fase, all'iniziativa. Questo ci permetterebbe di approfondire un tema molto sentito che riguarda il 6,6 per cento di tutte le persone attive sul mercato del lavoro e che comporta delle condizioni di lavoro molto precarie per molte persone, soprattutto per le donne.
Maire Jacques-André · Mit-M · Conseil national · Neuchâtel · Groupe socialiste
Vous l'avez entendu, l'auteure de l'initiative demande que le travail sur appel soit considéré comme un critère pénalisant pour l'adjudication des marchés publics. Face à cette proposition, le Département fédéral des finances est d'avis qu'il n'est pas possible, et nous sommes d'accord sur ce point, d'exclure d'une procédure d'adjudication des marchés publics une entreprise qui a recours à cette forme de travail. Là où nous ne sommes pas d'accord, c'est quand le Département fédéral des finances va plus loin et dit qu'il n'est pas possible de pénaliser une entreprise qui a recours au travail sur appel. La majorité de la commission a suivi l'avis du département et estime que le fait de désavantager une entreprise constituerait une restriction à la sacro-sainte liberté économique mentionnée à l'article 27 alinéa 1 de la Constitution.
Dans la mesure où les prescriptions légales sont respectées, l'adjudication ne devrait donc se faire qu'en fonction de l'avantage économique de l'adjudicateur. Le Département fédéral des finances et la majorité de la commission estiment donc que la prise en compte du critère de travail sur appel constituerait une inégalité de traitement entre les soumissionnaires. C'est là-dessus que nous aimerions revenir, car c'est précisément sur la question de l'égalité de traitement, ou de la libre concurrence, qu'il nous semble y avoir problème, si l'on compare les situations des entreprises qui pratiquent ou non le travail sur appel. En effet, à nos yeux, une entreprise qui pratique ce modèle de travail adapte l'effectif de sa main-d'oeuvre à ses besoins immédiats et paie en général ses employés à l'heure. Elle ne supporte donc pas les charges liées à un effectif de personnel stable, auquel on garantit un taux d'emploi fixe et par conséquent un salaire mensuel régulier.
Par conséquent, l'entreprise qui recourt au travail sur appel pourra - c'est logique - pratiquer des prix inférieurs aux autres entreprises qui doivent prendre en compte des charges fixes plus importantes. C'est là qu'il existe une source de concurrence déloyale liée à une possible sous-enchère salariale. Loin d'être une source d'inégalité de traitement, le fait de pénaliser quelque peu une entreprise qui pratique le travail sur appel permettrait au contraire de rétablir une réelle égalité de traitement dans la comparaison des prix indiqués par les différents soumissionnaires et d'éviter ainsi une concurrence déloyale.
De l'avis de plusieurs experts cités dans la documentation remise, il est clairement reconnu que le travail sur appel participe à l'augmentation du nombre d'emplois précaires constatés ces dernières années. Les personnes qui sont employées ainsi, sans qu'elles l'aient choisi - il s'agit le plus souvent des femmes ou des personnes peu qualifiées -, risquent fort de devoir recourir à l'aide sociale pour pouvoir disposer d'un revenu correspondant au minimum vital. Les entreprises qui pratiquent le travail sur appel reportent donc certains risques financiers sur les employés voire, en cas de recours à l'aide sociale, sur les collectivités publiques.
Loin de porter une atteinte intolérable à la liberté économique, nous sommes d'avis que l'initiative parlementaire Carobbio Guscetti permettrait de rétablir une plus grande équité dans l'adjudication des marchés publics tout en favorisant des conditions de travail permettant de garantir aux salariés leur indépendance financière. En tant que législateur, il est de notre compétence d'introduire un tel critère parmi ceux à prendre en compte dans une procédure d'adjudication de marchés publics.
Nous vous invitons, pour toutes ces bonnes raisons, à donner suite à cette initiative parlementaire.
Meier-Schatz Lucrezia · Mit-F · Conseil national · St-Gall · Groupe PDC-PEV
Die Kommission für Wirtschaft und Abgaben hat an ihrer Sitzung vom 10. November 2014 die von Nationalrätin Marina Carobbio Guscetti am 20. März 2014 eingereichte parlamentarische Initiative vorgeprüft. Mit der parlamentarischen Initiative verlangt unsere Kollegin Carobbio Guscetti, dass wir einmal mehr das Bundesgesetz über das öffentliche Beschaffungswesen mit einem zusätzlichen positiven Beschaffungskriterium ergänzen und Unternehmen, die auf Personal auf Abruf verzichten, gegenüber anderen Unternehmen bevorzugen. Sie sollten bei der Ermittlung der Zusatzkriterien bessergestellt werden.
Wir haben bereits mehrmals hier in diesem Rat über die Frage der Zusatzkriterien debattiert. Wie wir alle wissen, erfordern die in der Bundesgesetzgebung beschriebenen Verfahrensgrundsätze, dass Aufträge nur an Anbieterinnen und Anbieter vergeben werden, welche die Einhaltung der Arbeitsschutzbestimmungen, der Arbeitsbedingungen sowie die Lohngleichheit zwischen Frau und Mann gewährleisten. Damit werden soziale Errungenschaften gestärkt und Wettbewerbsverzerrungen unter den Anbieterinnen und Anbietern verhindert.
Die Initiantin erachtet die Zuschlagskriterien als mangelhaft und verlangt eine Ergänzung. Denn Unternehmen, die Personal in kapazitätsorientierter variabler Arbeitszeit beschäftigen, überwälzten das unternehmerische Risiko auf Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer und könnten somit zu anderen Konditionen ihre Leistungen anbieten. Sie verzerrten somit - so die Argumentation - den Wettbewerb, weil ihre Preise aufgrund der tieferen Lohnkosten geringer ausfallen würden. Aus Sicht der Initiantin sind nebst den wettbewerbsverzerrenden Faktoren auch die unerwünschten sozialpolitischen Folgen, die mit der Arbeit auf Abruf, mit der sogenannten kapazitätsorientierten variablen Arbeitszeit, verbunden sind, ebenso von Bedeutung. Sie wirft somit die Frage nach dem sozialen Schutz der Erwerbstätigen auf, die einer Arbeit auf Abruf nachgehen.
Bereits vor wenigen Jahren haben wir versucht, diese Frage zu regeln, konnten aber keine Mehrheit für eine Verbesserung für die Erwerbstätigen, die einer Arbeit auf Abruf nachgehen, finden.
Die Mehrheit der Kommission ist der Auffassung, dass der Verzicht auf kapazitätsorientierte variable Arbeitszeit als positives Zusatzkriterium nicht zweckmässig ist. Ich erinnere daran, dass dieses Kriterium nur sehr eingeschränkt angewendet werden könnte, wenn überhaupt, denn wir sind verpflichtet, bei öffentlichen Ausschreibungen die WTO-Richtlinien sowie die Staatsverträge zu berücksichtigen. Das heisst nichts anderes, als dass ein zusätzliches Zuschlagskriterium kaum Wirkung hätte, da es nur für inländische Unternehmen eine Wirkung entfalten würde. Gleichzeitig aber hätten diese Unternehmen einen Nachteil gegenüber den ausländischen Anbietern - eine Diskriminierung, die wir nicht annehmen wollen, namentlich auch nicht in der heutigen wirtschaftlich schwierigen Zeit.
Ferner ist die Mehrheit der Kommission der Meinung, dass eine weitere Einschränkung der Zulassungskriterien nicht nur kontraproduktiv wäre, sondern auch einen administrativen Mehraufwand mit sich bringen würde, was wenig sinnvoll wäre. Unser Arbeitsmarkt muss flexibel bleiben, das ist für eine Mehrheit der WAK ganz klar.
Wir haben uns in der Kommission aber auch nochmals mit der Regulierung der Arbeit auf Abruf auseinandergesetzt. Eine Mehrheit der Kommission findet, dass wir diese Frage allenfalls nochmals aufnehmen könnten, aber sicher nicht im Rahmen des öffentlichen Beschaffungswesens.
Ich gehe nicht auf die Kriterien der Minderheit ein, da die Minderheit bereits ihre Begründung dargelegt hat. Ich möchte einfach nochmals darauf hinweisen, dass die Arbeit auf Abruf nicht via Bundesgesetz über das öffentliche Beschaffungswesen geregelt werden kann. Die Arbeit auf Abruf bedarf einer anderen Regelung. Das Kriterium des Verzichts auf kapazitätsorientierte variable Arbeitszeit ist meines Erachtens anderswo einzuführen, auch aus Sicht der Kommission. Ich bitte Sie im Namen der Mehrheit der Kommission, auf eine Regelung der Arbeit auf Abruf in dieser Gesetzgebung zu verzichten und diese Initiative abzulehnen.
Die Kommission beantragt Ihnen mit 17 zu 7 Stimmen, der parlamentarischen Initiative keine Folge zu geben.
Germanier Jean-René · Mit-M · Conseil national · Valais · Groupe libéral-radical
Par 17 voix contre 7, la commission vous propose de ne pas donner suite à l'initiative parlementaire Carobbio Guscetti.
Le débat sur les critères d'adjudication des marchés publics a été ouvert à maintes reprises. L'auteure de l'initiative demande que l'article 21 alinéa 2 de la loi sur les marchés publics soit complété afin que la flexibilisation de l'horaire de travail en fonction des besoins de l'entreprise devienne un facteur pénalisant lors de l'adjudication des marchés publics.
La grande majorité de la commission est d'avis qu'une telle proposition est inacceptable, que la flexibilité des entreprises est au contraire un facteur positif pour offrir une prestation performante aux collectivités publiques lors d'appels d'offres. Vouloir exclure de la procédure d'adjudication un sous-missionnaire qui adapte les horaires de travail aux besoins de l'entreprise serait discriminatoire et serait un facteur de renchérissement des coûts.
L'exigence pour une adjudication est déjà assortie d'obligations pour l'entreprise de respecter les dispositions relatives à la protection des travailleurs et aux conditions de travail. Il y a un droit du travail qui est applicable au secteur public. Si un tel nouveau critère était introduit, ce serait une entrave à la liberté économique, qui est bien inscrite dans la Constitution, et de plus ce serait contraire à l'objectif du droit des marchés publics de garantir une concurrence loyale et transparente entre les participants. Ce serait certainement un facteur de renchérissement lors de la réalisation d'ouvrages publics. Le fait de considérer un horaire de travail varié en fonction des besoins de l'entreprise comme critère d'adjudication empêcherait de choisir l'offre la plus avantageuse économiquement, ce qui est contraire aux règles de procédure.
Au nom d'une forte majorité de la commission, je vous demande donc de ne pas donner suite à l'initiative parlementaire 14.410.
Vote
Le président (Rossini Stéphane, président): La majorité de la commission propose de ne pas donner suite à l'initiative. Une minorité propose d'y donner suite.
Abstimmung - Vote
Für Folgegeben ... 60 Stimmen
Dagegen ... 126 Stimmen
(1 Enthaltung)