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Un Conseil fédéral à neuf membres pour plus de concordance et une meilleure représentation linguistique
Rumy Farah · 2VP-F · Conseil national · Soleure · Groupe socialiste
Antrag der Mehrheit
Der Initiative keine Folge geben
Antrag der Minderheit
(Glättli, Fonio, Gysin Greta, Jost, Klopfenstein Broggini, Marti Samira, Masshardt, Schaffner, Schläfli, Storni, Tschopp)
Der Initiative Folge geben
Proposition de la majorité
Ne pas donner suite à l'initiative
Proposition de la minorité
(Glättli, Fonio, Gysin Greta, Jost, Klopfenstein Broggini, Marti Samira, Masshardt, Schaffner, Schläfli, Storni, Tschopp)
Donner suite à l'initiative
Präsidentin (Rumy Farah, zweite Vizepräsidentin): Sie haben einen schriftlichen Bericht der Kommission erhalten.
Gysin Greta · Mit-F · Conseil national · Tessin · Groupe des VERT-E-S
Il Consiglio federale del 1848 era decisamente meno eterogeneo di quello attuale. Erano tutti uomini, erano tutti liberali. Una cosa però non è cambiata dal 1848 ad oggi: è il numero dei membri del Consiglio federale. Erano sette allora e sono sette ancora oggi. La domanda che si pone con questa iniziativa parlamentare è molto semplice: Sette membri è un numero davvero ancora adeguato per il Consiglio federale? Per quasi 180 anni la risposta è stata sempre la stessa, non è mai cambiata. Cambiata, profondamente, è invece la Svizzera.
La popolazione è quasi quadruplicata. Allora il commercio si svolgeva soprattutto con i Paesi vicini, esportazioni per circa 200 milioni di franchi e importazioni per circa 200 milioni di franchi. Oggi la Svizzera è una delle economie più globalizzate del pianeta, con circa 350 miliardi di franchi per le esportazioni e altrettanti per le importazioni ogni anno. Alla metà del XIX° secolo le emissioni di CO2 erano di circa un milione di tonnellate l'anno. Oggi siamo a quasi 45 milioni. Anche il sistema politico era molto più semplice. Era dominato da due partiti. Oggi il panorama partitico è molto più diversificato, è più plurale, è molto più dinamico. Insomma, la complessità delle decisioni politiche, la dimensione internazionale dei dossier e la pluralità politica del Paese sono cresciute enormemente. Per questo, portare il Consiglio federale a nove membri è una idea che si discute regolarmente in questo Parlamento, non come capriccio politico ma come una seria riflessione istituzionale.
Oggi vorrei darvi tre, direi ottime ragioni, per dare seguito a questa iniziativa parlamentare: la prima ragione è la rappresentanza delle regioni linguistiche. La nostra Costituzione chiede che le diverse regioni e comunità linguistiche siano equamente rappresentate in Consiglio federale. Con sette membri questo equilibrio è fragile e spesso dipende da coincidenze politiche e personali. Con nove membri diventerebbe ovviamente più realistico garantire una rappresentanza stabile delle diverse regioni e delle diverse realtà linguistiche del Paese. Questo è fondamentale, perché? Perché la Svizzera funziona solo se tutte le parti si sentono partecipi e parte dello stesso progetto. La rappresentanza linguistica quindi non è un simbolo da resuscitare nei vostri discorsi del primo agosto, è una cosa da vivere conseguentemente nella quotidianità perché è un elemento essenziale della coesione nazionale.
La seconda ragione è la mole di lavoro del Consiglio federale. Nel 1848 il Consiglio federale governava uno Stato decisamente più semplice di quello odierno. Oggi, ogni dipartimento gestisce dei dossier enormi: politica europea, sicurezza energetica, digitalizzazione, geopolitica, migrazione, cambiamento climatico. Rispetto alla complessità dei compiti che deve affrontare, il nostro governo è decisamente molto piccolo. Due membri in più chiaramente non rivoluzionano il sistema, ma permettono di distribuire meglio responsabilità e dossier e soprattutto permettono di rafforzare la capacità politica del nostro governo. E credo che nessuno di noi qua dentro possa negare che a intervalli regolari il Consiglio federale sembri sopraffatto dalla mole e dalla responsabilità del proprio lavoro. Non è, o perlomeno non è sempre, un problema di persone, è veramente anche un problema di mole di lavoro e di complessità dei dossier da affrontare.
La terza ragione si rifà al fatto che la Svizzera oggi è politicamente più plurale. Il sistema politico svizzero è diventato molto più diversificato rispetto al 1848. Nuove forze politiche hanno acquisito peso e importanza. Se vogliamo preservare il valore della concordanza e del compromesso dobbiamo permettere che il governo rifletta meglio la realtà politica e partitica del Paese. La legittimità del governo, del suo agire, delle sue decisioni ne uscirebbe decisamente rafforzata.
In fondo, la domanda a cui dobbiamo rispondere è molto semplice. Nel 1848 la Svizzera ha deciso che sette membri erano la dimensione giusta per governare il Paese. Sono passati 180 anni, la Svizzera è cresciuta, si è internazionalizzata, si è complicata. Passare da sette a nove membri non stravolge il nostro sistema, lo rafforza.
È con queste considerazioni che vi invito a sostenere l'iniziativa parlamentare.
Paganini Nicolò · Mit-M · Conseil national · St-Gall · Le Groupe du Centre. Le Centre. PEV.
Frau Kollegin Gysin, die Regierungsarbeit wird ja schon heute durch gezielte Indiskretionen aus den übergrossen Stäben der jeweiligen Bundesrätinnen und Bundesräte behindert. Haben Sie nicht das Gefühl, dass das mit neun statt sieben Bundesräten noch schlimmer würde?
Gysin Greta · Mit-F · Conseil national · Tessin · Groupe des VERT-E-S
Assolutamente no, collega Paganini, non ho questa impressione. Credo che sia una nostra responsabilità eleggere al governo delle persone che sappiano adempiere i loro compiti forse con un pò più di senso delle responsabilità e con un pò meno indiscrezioni. Il problema lo abbiamo già adesso con sette membri, non cambierebbe assolutamente nulla con nove membri nel Consiglio federale.
Molina Fabian · Mit-M · Conseil national · Zurich · Groupe socialiste
Kollegin Gysin, können Sie bestätigen, dass in der Stadt Zürich - das ist immerhin die politische Einheit mit dem drittgrössten Haushalt in der Schweiz - die Regierung mit neun Mitgliedern ausgezeichnet funktioniert?
Gysin Greta · Mit-F · Conseil national · Tessin · Groupe des VERT-E-S
Penso di poterlo confermare. Lo dimostrano le ultime elezioni. Anche i cittadini di Zurigo sono molto contenti del loro governo.
Fischer Benjamin · Mit-M · Conseil national · Zurich · Groupe de l'Union démocratique du Centre
Sehr geehrte Frau Kollegin, können Sie bestätigen, dass esin der Stadt Zürich und auch überall sonst, wo die Exekutive neun Mitglieder hat, ein gewähltes Präsidium gibt, das über vier Jahre dieses Gremium präsidiert? Können Sie bestätigen, dass ein Neunergremium nur deshalb funktioniert, es aber mit einem Bundespräsidenten als Primus inter Pares nicht funktionieren würde?
Gysin Greta · Mit-F · Conseil national · Tessin · Groupe des VERT-E-S
Non conosco a memoria tutti i sistemi esecutivi della Svizzera con nove membri, ma credo che nella città di Zurigo - che lei ovviamente conosce bene - sia effettivamente così. Non capisco però il collegamento con l'iniziativa parlamentare che stiamo discutendo.
Tuena Mauro · Mit-M · Conseil national · Zurich · Groupe de l'Union démocratique du Centre
Frau Kollegin Gysin, ich habe eine Nachfrage zur Frage von Herrn Molina bezüglich der Stadt Zürich. Der Kanton Zürich, der grösste Wirtschaftskanton, funktioniert ausgezeichnet - ausgezeichnet! - mit sieben Regierungsmitgliedern. Können Sie das auch bestätigen? (Heiterkeit)
Gysin Greta · Mit-F · Conseil national · Tessin · Groupe des VERT-E-S
Nein, Herr Kollege, das kann ich nicht bestätigen, weil ich die Situation im Kanton Zürich nicht so gut kenne wie Sie. Aber ich sehe, dass Sie sich alle sehr für die Stadt und für den Kanton Zürich interessieren. Weshalb haben Sie für den Nationalrat kandidiert? (Heiterkeit)
Glättli Balthasar · Mit-M · Conseil national · Zurich · Groupe des VERT-E-S
Wir haben in diesem Hause schon einige Male über eine Erweiterung des Bundesrates auf neun Mitglieder diskutiert - etwas weniger über das Funktionieren der Stadtregierung und der Kantonsregierung in Zürich. Ich kann Ihnen aber versichern, dass das Kollegialprinzip in der Stadtregierung in Zürich bestens funktioniert, und ich gedenke nicht, das zu ändern.
Am 29. November 2021 hat der Nationalrat schon einmal seine Zustimmung gegeben zum Anliegen, das heute wieder auf dem Tisch liegt. Man kann sagen, wir haben die Anstandsfrist gewahrt und das Anliegen nicht sofort wieder eingereicht. Wir haben aber gleichzeitig der Dringlichkeit des Anliegens Rechnung getragen: Wenn wir es jetzt einleiten würden, wäre es absehbar, dass man eine entsprechende Änderung zumindest bis zu den übernächsten Wahlen umsetzen könnte.
Sie haben schon einmal Ja gesagt. Entsprechend ist die Frage eigentlich nur, ob sich die Rahmenbedingungen unterdessen massiv geändert haben und ob es Gründe gibt, der Mehrheit von damals, von 2021, nicht mehr zu folgen. Aus Sicht der Minderheit, auch aus Sicht der Grünen Fraktion, ist das nicht der Fall. Im Gegenteil, die wichtigen Argumente gelten weiterhin:
1. In der öffentlichen Debatte wurde immer wieder klar, dass eine Vertretung der drei grössten Sprachregionen im Bundesrat für die Schweiz und ihren Zusammenhalt nicht nur symbolisch, sondern auch praktisch wichtig ist. Sie stärkt die Akzeptanz des Bundesrates als Kollegialgremium. Sie schwächt das Konkordanzprinzip nicht, sondern sie stärkt es. Wir hätten es heute in der Hand, ein Signal zu setzen, dass es nicht einfach nur eine lateinische und eine deutschsprachige Schweiz gibt, sondern drei vollständig geltende Amtssprachen.
2. Wir haben in der Vergangenheit immer wieder darüber diskutiert, dass die Belastung der Bundesrätinnen und Bundesräte in den letzten Jahren massiv gestiegen ist. Diese Diskussion führen wir schon lange. Auch zum Thema Staatsleitungsreform wurden in diesem Rat und in der Staatspolitischen Kommission (SPK) schon verschiedene Übungen gemacht. Leider waren weitergehende Ansätze, zum Beispiel mit mehr Staatssekretären, nicht mehrheitsfähig. Heute haben wir die Möglichkeit, mit der Erweiterung auf neun Mitglieder im Bundesrat auf die gestiegene Belastung - man könnte auch sagen: Überlastung - der Bundesrätinnen und Bundesräte zu reagieren.
3. Last, but not least - es ist sicher nicht das wichtigste, aber trotzdem ist auch dies ein politisch relevantes Argument: Die vielfältiger gewordene Parteienlandschaft könnte in einem Bundesrat mit neun Mitgliedern besser abgebildet werden. Die Frage, welche Kräfte wie stark im Bundesrat vertreten sein sollten, würde natürlich nicht einfach durch die Erweiterung auf neun Mitglieder gelöst. Aber die Vereinigte Bundesversammlung hätte mit Blick auf den politischen Entscheid einen grösseren Spielraum, die tatsächliche Vielfalt der Parteikräfte in diesem Land auch abzubilden.
Es würde mich in dem Sinne sehr freuen, wenn Sie Ihren Entscheid vom 29. November 2021 bestätigen und dieser parlamentarischen Initiative in der ersten Phase Folge geben.
Nantermod Philippe · Mit-M · Conseil national · Valais · Groupe libéral-radical
Un Conseil fédéral à 9 membres tel que nous le propose le groupe des Verts, c'est une idée qui revient régulièrement. Si vous faites une recherche sur le site Parlnet, vous trouverez des propositions. Il y en a, en veux-tu en voilà, en 2010, en 2011, en 2009, en 1994, en 2014 et en 2019. Je me suis arrêté à la deuxième page du moteur de recherche pour trouver cela. Autant dire qu'on en trouvera probablement encore en 2027, en 2028, en 2029, en 2030, et que le speech que je tiens aujourd'hui pourrait être répété à l'avenir.
La Commission des institutions politiques s'est penchée sur ce sujet, encore une fois, le 14 novembre 2025, et vous propose sans surprise de ne pas donner suite à l'initiative qui nous est soumise aujourd'hui, qui vise à modifier l'article 175 de la Constitution.
À l'appui de cette demande, trois arguments principaux : mieux représenter la population au sein du Conseil fédéral ; mieux intégrer des minorités qui ne seraient pas représentées aujourd'hui ; mieux répartir la charge de travail qui serait galopante aux yeux des auteurs de l'initiative.
Pour la majorité, ces arguments ne font pas le poids par rapport à l'avantage d'un Conseil fédéral à 7 membres pour les raisons suivantes. D'abord, la stabilité. Le Conseil fédéral à 7 membres a largement fait ses preuves depuis 1848. Je rappelle que nous avons un gouvernement qui n'a jamais fait l'objet d'un remplacement intégral depuis le début de la Confédération moderne, c'est une exception mondiale. Ensuite, un Conseil fédéral à 7 membres fonctionne bien sous l'angle de la collégialité. Ce système de collégialité qui veut que les ministres représentent l'entier de la position du gouvernement est plus complexe à mettre en oeuvre à 9 et, bien sûr, les fuites que l'on déplore fréquemment pourraient être plus fréquentes encore. La majorité craint également que le principe départemental prenne le dessus sur le principe gouvernemental. Chaque ministre serait appelé à être un chef de département davantage qu'un membre du collège. Or, le ministre est avant tout membre du Conseil fédéral. La majorité a encore relevé le coût bureaucratique de la mesure. Naturellement, un conseiller fédéral, c'est toute une armada de fonctionnaires, de conseillers personnels supplémentaires. Un conseiller fédéral supplémentaire, c'est naturellement des fonctionnaires de plus pour l'accompagner, et des dépenses en plus sans intérêt direct pour la population en contrepartie. La majorité relève encore que le Conseil fédéral n'est pas un organe représentatif, mais un organe décisionnel. Certes, l'article 175 alinéa 4 de la Constitution prévoit que, lorsque nous désignons le Conseil fédéral, nous devons tenir compte de la bonne représentation des régions et des langues. Mais au-delà de ce critère, le Conseil fédéral n'a pas pour fonction de représenter la population et les régions. C'est le rôle du Conseil national s'agissant de la population et c'est le rôle du Conseil des États s'agissant des cantons, mais le Conseil fédéral, quant à lui, est un organe gouvernemental et non un organe représentatif. La proposition complique la coordination entre les départements. Un député a même proposé de réduire à 5 le nombre de conseillers fédéraux, estimant que nous gagnerions à cette occasion en efficacité.
La minorité, quant à elle, a réinsisté sur les positions qui ont été exposées ici. L'argument principal est représentatif. Les petits partis politiques, ou les grands petits partis politiques pour être correct, qui ne sont pas représentés auraient une place dans ce Conseil fédéral et nous aurions la garantie que les langues nationales seraient systématiquement représentées dans ce gouvernement.
Au final, par 14 voix contre 11, la commission vous invite à ne pas donner suite à cette initiative parlementaire.
Rutz Gregor · Mit-M · Conseil national · Zurich · Groupe de l'Union démocratique du Centre
Sie haben es mitbekommen: Die vorliegende parlamentarische Initiative wurde am 14. November des vergangenen Jahres in der Staatspolitischen Kommission behandelt. Sie möchte Artikel 175 der Bundesverfassung dahin gehend ändern, dass der Bundesrat künftig aus neun Mitgliedern besteht. Die Staatspolitische Kommission beantragt Ihnen mit 14 zu 11 Stimmen, der Initiative keine Folge zu geben.
Die Argumentation der Initianten und der Minderheit, welche der Initiative Folge geben möchten, haben Sie gehört. Es wird namentlich damit begründet, dass sich die Lage in der Schweiz in den vergangenen Jahrzehnten sehr verändert habe und deswegen diese Anpassung notwendig sei. Dass die Lage der Schweiz sich verändert hat, bestreitet auch die Kommissionsmehrheit nicht. Was sich allerdings nicht verändert hat und wahrscheinlich auch nicht verändern wird, ist, dass immer wieder Vorstösse formuliert werden, die Zahl der Mitglieder des Bundesrates auf neun zu erhöhen, diesen also zu erweitern.
Die Staatspolitische Kommission hat sich in den vergangenen Jahren wiederholt mit dieser Frage auseinandergesetzt und wird sich möglicherweise auch in den kommenden Jahren immer wieder einmal mit dieser Frage auseinandersetzen müssen. Sie ist einmal mehr zum gleichen Schluss gekommen, dass nämlich unser Staatssystem mit sieben Mitgliedern des Bundesrates ein gutes Staatssystem ist, das den Anforderungen der Zeit durchaus gewachsen ist. Sie ist zum Schluss gekommen, dass die Kollegialregierung, die aus sieben Mitgliedern besteht, die zusammen die politische Verantwortung tragen und eben nicht nur Departementsvorsteher sind, genau zu dieser Stabilität in der Schweiz beiträgt, die wir so schätzen; sie ist die Basis dafür.
Die Mehrheit der Kommission ist der Auffassung, dass eine Erweiterung des Bundesrates auf neun Mitglieder genau dies erschweren würde und die Aufgabe als Kollegialorgan besser mit sieben Mitgliedern als mit neun Mitgliedern wahrgenommen werden kann. Die Mehrheit der Kommission weist auch darauf hin, dass die schweizerische Regierung eben nicht vergleichbar ist mit den Regierungen anderer Länder und mit parlamentarischen Demokratien, in denen ein Ministerpräsident der Regierung vorsteht und auch Minister entlassen oder auswechseln kann. Das ist in der Schweiz ganz anders geregelt.
Die Mehrheit der Kommission weist ferner darauf hin, dass eine Erweiterung der Landesregierung auf neun Mitglieder zu einem Bürokratisierungsschub führen würde, indem neue Departemente, neue Stäbe geschaffen werden müssten. Sie ist der gegenteiligen Auffassung der Initianten, die auf eine angebliche Überlastung der Bundesratsmitglieder hinweisen und sagen, dass so die Macht viel mehr bei der Verwaltung liege. Die Mehrheit der Kommission ist der gegenteiligen Auffassung. Es würde vielmehr einen Bürokratisierungsschub geben, der nicht wünschenswert ist; dies kann mit sieben Mitgliedern besser in Grenzen gehalten werden.
Zuletzt möchte ich noch auf einen Punkt hinweisen, den der Sprecher der Minderheit, Kollege Glättli, angesprochen hat: die Vertretung der Landessprachen der Regionen. Die Mehrheit der Kommission weist darauf hin, dass der Bundesrat kein in diesem Sinne repräsentatives Organ ist. Gemäss Verfassung muss Rücksicht genommen werden auf die angemessene Vertretung der Landesregionen, der Landessprachen. Dies ist heute auch der Fall: Sowohl die italienischsprachige Schweiz als auch die französischsprachige Schweiz und die Deutschschweiz sind, ebenso wie verschiedene Parteien, in der Landesregierung vertreten. Wenn man das korrigieren möchte, hat man nach den Wahlen des Parlamentes jeweils immer wieder Gelegenheit dazu.
Die Kommission beantragt Ihnen also mit 14 zu 11 Stimmen, dieser Initiative keine Folge zu geben.
Trede Aline · Mit-F · Conseil national · Berne · Groupe des VERT-E-S
Sehr geehrter Herr Kollege Rutz, Sie haben gesagt, dass es einen Bürokratieschub geben würde, wenn man die Anzahl der Bundesrätinnen und Bundesräte auf neun ausweiten würde. Wir sehen aber beispielsweise in Exekutiven wie jener der Stadt Bern, wo man die Zahl der Exekutivmitglieder von sieben auf fünf reduziert hat, dass es weder Einsparungen noch einen Abbau von Bürokratie gegeben hat.
Rutz Gregor · Mit-M · Conseil national · Zurich · Groupe de l'Union démocratique du Centre
Das glaube ich Ihnen sehr gerne, geschätzte Kollegin Trede. Die Tatsache, dass die Stadt Bern in der Bürokratie versinkt, hat aber nicht mit der Anzahl Regierungsmitglieder - fünf oder sieben - zu tun, sondern vielleicht eher mit der politischen Ausrichtung und der Auffassung, wie Politik betrieben werden soll. Das ist allerdings meine persönliche Meinung und nicht diejenige der Kommissionsmehrheit, die diese Frage nicht diskutiert hat.
Vote
Präsidentin (Rumy Farah, zweite Vizepräsidentin): Die Mehrheit der Kommission beantragt, der parlamentarischen Initiative keine Folge zu geben. Eine Minderheit Glättli beantragt, der parlamentarischen Initiative Folge zu geben.
Abstimmung - Vote
Für Folgegeben ... 77 Stimmen
Dagegen ... 114 Stimmen
(0 Enthaltungen)