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Enterrer la sortie du nucléaire

61963 · Bulletin officiel

Du 18 sept. 2023

https://lexipedia.io/fr/docs/ch/ab-bo-bu/61963/fr/enterrer-la-sortie-du-nucleaire

Consulté le 13 sept. 2026

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Source

Objet parlementaire: Enterrer la sortie du nucléaire (21.4557)

21.4557

Enterrer la sortie du nucléaire

Quadri Lorenzo · Mit-M · Conseil national · Tessin · Groupe de l'Union démocratique du Centre

Questa mozione parla di energia nucleare; è la seconda mozione su questo tema che discutiamo oggi.

Come sappiamo, l'approvazione popolare, il 18 giugno scorso, della LOCLI - la legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l'innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica - porterà alla elettrificazione forzata di mobilità e riscaldamento. Le energie fossili che rappresentano il 60 per cento del nostro fabbisogno energetico dovranno venire sostituite con elettricità proveniente da fonti rinnovabili. In più, l'immigrazione fa aumentare la popolazione in modo non sostenibile, neanche dal punto di vista dei consumi. La Svizzera di 10 milioni di abitanti potrebbe diventare realtà anche prima del 2030. Le conseguenze sul fabbisogno energetico sono ovvie.

Il nucleare da parte sua fornisce oggi circa un quarto della corrente elvetica, e anche questo quantitativo in futuro andrà compensato.

La LOCLI, diversamente da quanto potrebbe far pensare il suo nome, non assicura il fabbisogno energetico del paese ma, al contrario, lo espone al rischio di una penuria che avrebbe gravissime conseguenze sotto tutti i punti di vista. Porterebbe infatti ad una sorta di economia di guerra con tasse, balzelli, divieti, obblighi e anche razionamenti.

Non è credibile che con l'energia solare, idroelettrica ed eolica si possa coprire il fabbisogno energetico dei cittadini e dell'economia alle condizioni indicate sopra. La difficoltà che incontra un innalzamento di una diga sono note. Gli stessi ambientalisti sono i primi ad opporsi alla realizzazione di grandi parchi solari, magari anche in nome della biodiversità. È dei giorni scorsi la notizia che in Vallese i votanti hanno respinto il decreto cantonale, avversato appunto da associazioni ambientaliste, che avrebbe permesso di accelerare la procedura di costruzione dei grandi parchi solari alpini.

In queste condizioni mi pare evidente che l'uscita dal nucleare non è più sostenibile. La votazione popolare nel 2017 avvenne in una situazione molto diversa da quella attuale. Il suo esito venne pure influenzato da informazioni false fornite dal Consiglio federale, il quale ai tempi assicurava che né in Svizzera né in Europa ci sarebbe mai stata penuria di elettricità. Oggi sappiamo che le cose stanno diversamente e quindi occorre correggere la rotta e prenderne atto.

La stessa Unione europea, lo sappiamo, ha stabilito che il nucleare è un mezzo per raggiungere l'obiettivo della decarbonizzazione. E lo spegnimento della Centrale di Mühleberg nel 2019 ha avuto conseguenze negative per noi, perché sono venute a mancare 3000 gigawatt di elettricità. Di conseguenza, è aumentata la dipendenza dall'estero e quindi la ricattabilità del paese per il fornitore di un bene di prima necessità qual è l'elettricità.

La Francia costruisce centrali nucleari a pochi chilometri di distanza dai nostri confini, quindi ha poco senso un divieto interno alla Svizzera. La Svezia, da canto suo, progetta dieci centrali nucleari. Questi sono solo due esempi. Va anche considerato che il tempo medio di realizzazione dei 59 reattori costruiti a livello mondiale negli ultimi anni è stato inferiore ai sette anni. Quindi ci mettiamo più tempo noi a costruire una scuola dell'infanzia o una casa per anziani che alcuni paesi ci mettono a costruire una centrale nucleare.

Bisogna ammettere che non ci sono più motivi plausibili che giustifichino oggettivamente il mantenimento di un divieto di tecnologia che venne ai suoi tempi deciso su una base ideologica e emotiva. Un divieto che nel frattempo è diventato obsoleto, perché sebbene non siano trascorsi moltissimi anni, il mondo, in questi pochi anni, è però profondamente cambiato, e non c'è bisogno di spiegare qui il perché.

L'approvvigionamento energetico è fondamentale per il nostro paese, per la nostra economia e anche per la nostra democrazia. Pertanto vi chiedo di approvare questa mozione.

Rösti Albert · BR-M · Conseil fédéral · Berne

Diese Motion, die vom Bundesrat abgelehnt wird, gibt mir nochmals die Gelegenheit, kurz auf die Strategie bezüglich Versorgungssicherheit einzugehen. Nach dem Ja der Schweizer Bevölkerung von 2017 zum Energiegesetz sieht der Bundesrat keine Veranlassung, auf den Entscheid zum Ausstieg aus der Kernenergie zurückzukommen, ebenso wenig wie auf den Entscheid, die bestehenden Kernkraftwerke so lange laufen zu lassen, wie sie sicher sind, dies aus folgenden Gründen:

Im Moment gilt es, kurzfristig aus einer möglichen Mangellage rauszukommen. Diese Gefahr schätzen wir in diesem Jahr schon als deutlich geringer ein als im letzten Jahr. Mit dem Mantelerlass sollte es uns auch gelingen, eine Mangellage zu vermeiden.

Der Mantelerlass, Herr Quadri, erfüllt eigentlich das, was Sie im Bereich Wasserkraft wollen. Mit den sechzehn Projekten, die im Mantelerlass festgeschrieben sind, sollten diesbezüglich Fortschritte erzielt werden können. Es ist ein klarer Auftrag, mehr Wasserkraft zuzubauen. Von daher ist ein Teil Ihrer Motion auch erfüllt. Wir sollten jetzt nicht - wie soll ich sagen? - Wasser auf die Mühle der Gegner dieser Projekte leiten, sodass diese letztlich nicht realisiert werden können. Denn nur die Projekte in den Bereichen Wind, Sonne und Wasser ermöglichen es uns, kurzfristig und rasch - ich spreche von den nächsten Jahren - mehr Strom zu produzieren.

Aus diesem Grund lehnt der Bundesrat ein Rückkommen bzw. eine solche Gesetzgebung ab. Gleichzeitig will ich Ihnen aber versichern, dass wir genau beobachten und laufend beurteilen, wie sich die Kernkraftwerke entwickeln, wie die diesbezüglichen Neuentwicklungen verlaufen, wie vor allem die Entwicklung der erneuerbaren Energien vonstattengeht und wie viel Produktion wir in einigen Jahren wirklich haben werden. In Anbetracht dieser Beobachtungen werden wir allenfalls auf den einen oder anderen Punkt zurückkommen. Heute erachten wir das aber für verfrüht.

Vote

Präsidentin (Riniker Maja, zweite Vizepräsidentin): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung der Motion.

Abstimmung - Vote

Für Annahme der Motion ... 55 Stimmen

Dagegen ... 122 Stimmen

(7 Enthaltungen)